Chantal Mauduit – Abito in Paradiso

Un viaggio nell’anima di una delle più carismatiche alpiniste degli anni ‘90

01 febbraio 2021
“Dal giorno del battesimo mi chiamo Chantal, la mia passione nasce da una rima abbastanza banale: Chantal, Himal, montagna in nepalese. Eh già, era scritto fin dalla nascita, come si dice, sul braccialetto al mio polso(...) da quel giorno ogni oracolo avrebbe visto brillare la stella dell’avventura su di me, come un tatuaggio indelebile: l'avventura alla cintura, l'avventura nutrimento, l'avventura in azzurro. Non sono mai stata attirata dalla normalità che fa rima con banalità, e così ho sempre vissuto fino in fondo.”

 

Fin dal nome Chantal Mauduit si è sentita legata alla montagna, quella montagna che per lei poteva trovarsi ovunque – in Himalaya, in Antartide, in Marocco… - ma che ovunque fosse rappresentava il suo legame intimo e spirituale con l’elemento Terra.

“In questi alti luoghi magici himalaiani, l’armonia con la terra trascende la materia, l’orizzonte interiore si espande.”

Un rapporto profondo, intimo, femminile, che traspare in ogni pagina di questo suo bellissimo libro Abito in Paradiso” – Edizioni Versante Sud.

Non è ciò che si potrebbe pensare: quest’opera non raccoglie resoconti di salite, tentativi, fallimenti, vittorie come usualmente siamo abituati nella letteratura di montagna. Viaggi, sensazioni, episodi di vita allegra e spensierata alla base delle montagne più imponenti della terra, riflessioni profonde sulla propria vita e sul rapporto con la montagna… Proprio questo rende questo libro unico e affascinante, il resoconto di un continuo viaggio di vita sia esteriore che interiore.

“Viaggiare non è altro che vagare nel cuore della diversità, e non certo fondersi e perdersi nell’indifferenza, vedere le cose con un acume rinnovato ogni giorno e sostenuto senza sosta da nuove sfumature. Partire, andarsene, leggiadri, alla scoperta di tutto, di nulla, e di ancor di più. Partire, imparare, disimparare; poi tornare alleggerito del futile, arricchito dell’inutile.”

Questo viaggio per Chantal si interruppe nel 1998, travolta da una valanga con Ang Tshering sul Dhaulagiri, che mise fine alla sua ricerca, o forse l’ha spostata solo su un altro piano di esistenza. Fino ad allora, questa eccezionale alpinista di Parigi si era distinta per le salite del K2, dello Shisha Pangma, del Cho Oyu, del Lhotse in solitaria, del Manaslu e del Gasherbrum II, sempre senza il supporto dell’ossigeno.

Proprio il K2 – il Chogori – è al centro di molte pagine bellissime di questo libro, dall’esperienza totalizzante della vetta…

“Percepisco una presenza lì vicino, sono come avvolta dalla spiritualità, crollo sui talloni e ringrazio Dio. (…) In cima questo enorme diamante; Qui, sola, abbraccio l'orizzonte con gli occhi colmi di infinito. Assaporo questo istante effimero la cui unicità alla lucentezza della purezza.”

“Catapultata come per incanto sulla cima del Chogori, flirtavo con la natura mistica dell'uomo tanto da raggiungere a volte la profondità. La prima stella della sera è più brillante nel cielo nero piuttosto che a notte fatta, soffocata dalla moltitudine del firmamento”

…alle riflessioni sulla propria vita e sulle passioni che ci spingono ai nostri limiti.

“Può sembrare strano, ma vivere interamente per le proprie passioni, come una banderuola mossa dalla brezza, esige uno stile di vita che inverte il corso usuale delle cose e implica una dipendenza totale della natura. La vita passionale ripugna ogni forma di costrizione, da qualsiasi parte arrivi, al punto parossistico di autolimitare il suo istinto di libertà.”

“Chi siete voi alpinisti? Esseri erranti? Nichilisti? Essere del vuoto e non esserlo… vertigine afferrata della speranza, arrampica, arrampica, arrampica e arrampica.”

In mezzo a tutto questo i party a base di birra e rock ai campi base o sulla barca a vela che la porta in Antartide, le saune improvvisate a 5000 metri d’altezza, i tantissimi libri e poesie che la accompagnano in ogni spedizione e quella voglia di essere sempre in movimento perché “(…) basta una telefonata per partire alla scoperta di me stessa tra le pietre sparpagliate tra ghiacciai e vallate.”

E tra un party e l’altro, tra l’entusiasmo e la gioia di vivere, si lancia in tentativi sulle montagne più alte della terra là dove “a volte il vento si placa, i ghiacciai dormono, il tutto non è che calma, contemplazione, meditazione. Approccio sereno, armonia segreta. Là un essere umano, una montagna, un corpo, un mondo minerale. Là due anime si fondono. Lassù gli altipiani innevati, bianchi, chiamano i nostri passi, le nostre voci. Ogni sentiero si illumina se ornato di lucciole, ogni suono risuona si trova un eco. Bisogna saper ascoltare… essere il muto che comprende“.

Una ricerca di se stessi attraverso l’arrampicata, nella quale “(…) il piccolo scalatore diventa protagonista del grande teatro dell’umanità; più si arrampica più si attua la metamorfosi, il bruco strisciante diventa farfalla errante, volteggia dalle cime andine alle valli himalayane, dai bassifondi asiatici alle stradine caratteristiche che sfiorano i templi terrestri”.

“Da un’ascensione all’altra, da una cima himalaiana a un incontro spirituale il cammino è comune (…) La ricerca interiore dello scalatore evolve con l’altezza ma non si manifesta di primo acchito: è velata dalle nuvole, dalle valanghe, dai muscoli gonfi, dall’egocentrismo. Ciò non vuol dire che l’alpinismo non possa essere un mezzo, fisico, per elevare lo spirito. L’ego ghiaccia in fretta a 8000 metri (…)”

Potremmo continuare così a lungo, perché basta leggere questo meraviglioso libro per essere trasportati nella dimensione di Chantal, nella sua sensibilità, nella sua visione dell’alpinismo, della natura e della vita…

Ma fermiamoci qui. Solo leggendo questo libro ognuno potrà percepire attraverso il proprio filtro interiore come le parole della Mauduit ci possono toccare, facendoci riflettere su cosa l’alpinismo o l’arrampicata, in tutte le loro forme, possono significare per ciascuno di noi…

“L'essenza della vita non è forse toccare sublime? Trascendere la vista, il vissuto, cullarsi sulla cima di un monte, sognare altitudini su altitudini.”

 

Albertaccia

 

Tutte le citazioni qui riportate sono tratte dal libro: Chantal Mauduit – “Abito in Paradiso” – Edizioni Versante Sud

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