Conclusione della K2 Ski Challenge

Andrzej Bargiel racconta la sua esperienza

28 luglio 2018
La K2 Ski Challenge si è conclusa con successo domenica 22 luglio con la prima discesa in sci dalla vetta.

Il protagonista dell’impresa, Andrzej Bargiel, racconta sulla sua pagina Facebook:

La K2 Ski Challenge sta lentamente volgendo al termine. Sono orgoglioso di essere riuscito a raggiungere l'obiettivo prefissato e ringrazio tutti coloro che hanno creduto in me. Questo è il mio più grande successo finora. Nessuno prima di me è stato in grado di scendere in sci dalla vetta del K2.
Questa spedizione si è svolta in un momento molto speciale per me, ovvero il 100° anniversario della riconquista dell'indipendenza della Polonia. Sono contento di poter celebrare in questo modo questa ricorrenza, che ci ricorda la libertà. Per me, i limiti esistono solo nella nostra testa e nel nostro cuore. Se qualcuno ce li impone, dovremmo trattarli come sfide, affrontarli e superarli. Mi piace vedere la bandiera polacca che sventola orgogliosamente nel campo ai piedi del K2 per ricordarci questo fatto.
Questo successo non sarebbe stato possibile senza il mio amore per i Monti Tatra. Le montagne da cui sono nato, che mi hanno formato e grazie alle quali sono riuscito a scalare l'Ottomila più duro.
È importante ricordare che la nostra più grande forza è sapere chi siamo e da dove veniamo. Dovrebbe darci la motivazione per affrontare le sfide e inseguire i sogni, invece che essere motivo di insicurezza.
In questo momento tutta la nostra squadra è a Skardu, in Pakistan. Stiamo aspettando l’arrivo del nostro bagaglio, poi ci sposteremo a Islamabad, dove trascorreremo alcuni giorni in attesa del nostro aereo per tornare in Polonia.

L’atleta polacco ha fornito un resoconto completo della sua impresa in un’intervista rilasciata a Krystian Walczak per il sito di RedBull. Innanzitutto ha parlato della scelta del percorso di discesa, già individuato nel 2017. Si tratta di una linea piuttosto pericolosa, ma apparentemente è l’unica adatta allo sci ripido. I pericoli principali sono i seracchi e la forte esposizione della Traversata Messner. Il crollo dei seracchi, inoltre, può generare grandi valanghe. La strategia per minimizzare il rischio, in questo caso, è stata individuata nel massimizzare la velocità: “Di sicuro non vorrei salire lungo la via che ho scelto per la discesa. Non sono salito da lì, perché ci sarebbero volute tre ore, sono solo sceso. La discesa ha richiesto un minuto, massimo due. Questo minimizza il rischio. Funziona così”.

Un altro punto interessante dell’intervista è la descrizione del ruolo chiave svolto dal drone di Bartek Bargiel: “sicuramente il drone mi ha aiutato molto, perché grazie ad esso ho potuto scegliere i passaggi migliori per la discesa, vedere se c’era neve, ghiaccio, valutare le condizioni generali”. Il drone è stato fondamentale nell’operazione di salvataggio di Rick Allen (vedere anche il nostro articolo) ed è stato utilizzato anche per fare da “staffetta”, trasportando medicine e piccoli oggetti dimenticati ai campi inferiori.

Fonti: pagina Facebook di Andrzej Bargiel, redbull.com

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