Edurne Pasaban smentita dagli sherpa

Aveva messo in dubbio un ottomila di Miss Oh

11 maggio 2010   Per dovere di cronaca, le ultime puntate di una vicenda che non fa molto onore all’alpinismo himalayano. La sud-coreana Oh Eun Sun ha salito il 27 aprile l’Annapurna, così conquistando il titolo di prima donna della storia a completare tutti i 14 ottomila del pianeta.   La spagnola Edurne Pasaban - sua diretta e sconfitta inseguitrice nell’ambìto record, attualmente al campo base dello Shisha Pangma, l’ultimo 8000 che le resta – ha messo in dubbio la realizzazione da parte della coreana del Kangchenjunga, sulla base di una foto che mostrava una cima rocciosa invece che innevata e di “confidenze” ricevute dagli sherpa secondo le quali Oh si sarebbe fermata in un punto più basso della montagna.   Miss Elisabeth Hawley, l’americana considerata un’autorità nel campo delle salite himalayane (“sono un’archivista, non un giudice” – ha peraltro dichiarato la Hawley) ha ascoltato entrambe le alpiniste : la salita di Oh è stata “accreditata” anche se con l’aggettivo “disputed” ovvero “contestata”, a causa dei sospetti sollevati dalla Pasaban.   Finalmente la Pasaban ha rivelato anche i nomi degli sherpa, ma due di questi l’hanno smentita, affermando recisamente che Miss Oh salì effettivamente fino alla sommità della contestata montagna.   Premettendo che “come buddisti , non possiamo mentire”,  Dawa Ongju ha detto in particolare che la cima fu raggiunta da loro e da Oh alle 1745 in condizioni meteo cattive e di non aver mai affrontato con la Pasaban l’argomento della salita.   Meglio di ogni commento, le parole di  Nives Meroi nei giorni successivi del completamento dei 14 ottomila da parte di Oh Eun Sun : “Quello di Edurne Pasaban e di Oh Eun Sun è alpinismo assistito. Entrambe sono accompagnate da numerosi sherpa che fanno il lavoro sporco aprendo la via e allestendo i campi di alta quota. A loro non resta che attaccarsi ad una corda fissa e salire, passo dopo passo. Per spostarsi da un campo base all'altro invece utilizzano gli elicotteri". "E' diverso dal mio modo di andare in montagna, facendo un trekking di avvicinamento e attrezzando la via in maniera autosufficiente fino alla cima". Nives Meroi ha salito in compagnia del marito Romano Benet 11 ottomila:  non hanno mai usato ossigeno supplementare né portatori di alta quota, trasportando su e giù per la montagna tutta la loro attrezzatura. Sull'uso di ossigeno, Nives non ha dubbi: "Rende più facile la salita o la discesa, abbassando la quota anche di 2-3 mila metri. Sei su a 8.000 ma è come se fossi a 5.000 metri. Sia Miss Oh sia la Pasaban lo hanno usato in più occasioni". "C'è una differenza abissale tra il nostro stile e il loro - ha detto la Meroi - che non possono essere paragonati. In montagna fortunatamente ognuno può salire come vuole, ma poi bisogna avere il coraggio di ammettere che non tutte le maniere sono uguali".   Lo scorso maggio Nives Meroi aveva rinunciato alla cima del Kangchenjunga per stare vicina a Romano Benet, in cattive condizioni di salute: nell’occasione, a quota 7500 metri, aveva caricato su di sé la maggior parte del peso degli zaini e aveva aiutato Romano nella discesa.   Fonte: Desnivel Kairn Regione VDA        
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