GVII, è finita l’odissea di Francesco Cassardo e Cala Cimenti

Cronaca dei soccorsi e il racconto dello “Snow Leopard”

23 luglio 2019
È finita l’odissea di Francesco Cassardo, caduto sabato scorso sul GVII.

L’alpinista è salvo e si trova finalmente in ospedale per i necessari accertamenti. Ecco il racconto del suo compagno di salita, lo “Snow Leopard” Cala Cimenti:

«Sono arrivato in cima al GVII, ero felicissimo, non riuscivo a crederci! Ho chiamato Erika per farle sapere che ce l'avevo fatta! Francesco non è arrivato in cima, gli mancavano 150 m, non è riuscito a superare un crepaccio e poi era preoccupato per la discesa. Voleva conservare lucidità e forza. Quando ho incontrato Francesco durante la discesa con gli sci la parte più ripida non l'avevo ancora fatta. Quando sono arrivato in fondo gli ho scritto con l'inreach che la discesa non era semplice e di fare la prima parte dalla cima che era leggermente meno ripida per provare, e che se non si sentiva a suo agio già lì, di togliere gli sci per la seconda parte. La montagna è molto ripida specialmente nella parte inferiore e la neve era molto dura, condizioni perfette per un buono sciatore ma che non permettono errori, lui ha fatto un errore proprio all'inizio della parte super ripida e ha iniziato a precipitare testa-piedi testa-piedi per 450 m, saltando in velocità la terminale e fermandosi solo alla base della montagna. Nella caduta ha perso tutto, zaino e vestiti, rimanendo solo con la maglietta intima strappata».

Le condizioni del ferito erano gravi e non poteva essere spostato. Dopo aver allertato i soccorsi, possibili solo a partire dal giorno successivo, Cimenti è rimasto in attesa con il compagno, allontanandosi solo per procurarsi l’equipaggiamento necessario a passare la notte sul luogo dell’incidente: 6300 m. «…Ho dovuto lasciare solo Francesco per circa 2 ore, che stavo riscaldando col mio corpo, abbracciandolo, per andare a prendere i sacchi a pelo e il fornelletto in tenda. Ho seriamente temuto di trovarlo morto al mio ritorno, e invece respirava ancora. Per la seconda volta quel giorno mi ha stupito. Ha dimostrato una grande forza».

Purtroppo domenica 21 luglio nessun elicottero si è alzato in volo per portare soccorso a Francesco. È entrata in gioco allora la solidarietà degli altri alpinisti presenti al campo base: mentre Marco Confortola faceva il possibile per mettere in moto l'intervento aereo, Denis Urubko, Don Bowie e i due polacchi Jaroslaw Zdanowich e Janusz Adamski hanno raggiunto a piedi il luogo dell’incidente. Il ferito, immobilizzato, è stato trasportato con una sorta di slitta fino al C1, dove è riuscito a superare una seconda notte in quota anche grazie all’ossigeno trasportato per lui da Denis Urubko.

Infine ieri, lunedì 22 luglio, un elicottero si è alzato finalmente in volo per recuperare Francesco e condurlo in ospedale.

Cala Cimenti, tornato a piedi al CB, commenta: «L'elicottero non sarebbe mai riuscito a venirci a prelevare sul luogo dell'incidente, c'erano troppi seracchi, i soccorsi via terra sono stati fondamentali come fondamentale per Fra è stato l'ossigeno messo a disposizione da Denis».

Fonti: social network degli alpinisti (Francesco Cassardo, Cala Cimenti).

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