Kondus Valley 2019

Report della spedizione di Matteo Della Bordella, Massimo Faletti, Maurizio Giordani, David Jonathan Hall

26 luglio 2019
Matteo Della Bordella, Massimo Faletti, Maurizio Giordani e David Jonathan Hall sono tornati dalla loro spedizione nella Kondus Valley, Karakorum.

L’obiettivo originale dei quattro alpinisti erano le “torri nascoste” del K6/Link Sar. L’accesso a queste strutture però si è rivelato decisamente complicato e, dopo tre tentativi, il gruppo ha rivolto la sua attenzione altrove.

«Siamo partiti con un grande entusiasmo verso il progetto delle “torri nascoste” del K6/Link Sar», racconta Maurizio Giordani. «Poi tutto si è dovuto ridimensionare a causa dell’impossibilità di raggiungerle, nonostante tutti i nostri sforzi, protratti per giorni e giorni. Abbiamo scalato poi su altre pareti e altre montagne, ma le torri sono ancora là, attraenti ma apparentemente irraggiungibili, salvo una remota nuova possibilità di approccio, scoperta alla fine osservando dall’alto quel complesso mondo di rocce e ghiacci, che potrebbe dare senso a un nuovo tentativo».

Un fallimento? Tutt’altro! Malgrado l’inevitabile delusione per l’obiettivo mancato, non sono mancate le avventure e, secondo Matteo Della Bordella «Al di là di quanto fatto o tentato, sono grato ai miei compagni per avermi permesso di condividere con loro queste tre settimane di alpinismo nel senso più ampio del termine, dove forti emozioni si sono mischiate a profonde discussioni su natura, vita, alpinismo… persino politica, e non sono mai mancate le occasioni di scherzare, o di andare a coricarsi sotto un fantastico cielo stellato pieni di entusiasmo verso ciò che ci aspettava il giorno successivo. Sul fronte della scalata si può forse dire che abbiamo combinato poco, dal momento che non abbiamo raggiunto nessuna vetta, ma la via salita con Massimo Faletti la reputo un gran tracciato, difficile e aperto nel miglior stile possibile. Mi ha impegnato a fondo per due lunghe giornate, sia tecnicamente, nella scalata, sia nella gestione di un terreno e di una parete complessi».

La nuova via, chiamata Ma-Ma Natura, si svolge lungo la cresta est dell’Alison Peak, una torre rocciosa così battezzata da Daniele Nardi e Tom Ballard. Massimo Faletti racconta:

«Attraversiamo ancora la grossa lingua di ghiaccio piena di dossi, laghetti, torrenti e detriti morenici (si dice che faccia bene ai legamenti, ma non ne sono troppo convinto) e infiliamo un canale morenico a 40-45 gradi di pendenza: dopo qualche buona ora siamo sotto tre torri di circa 900m. Siamo su un avancorpo fantastico con dei ginepri di almeno 400 anni contorti dal tempo, ne approfittiamo per fare qualche foto a questo poggiolo paradisiaco che ci apre la visuale su un mondo di aspre torri e di montagne alte dai 4500 ai 7000 m. Andiamo a prepararci e a riposare all’hotel stellato della zona, sotto due grossi blocchi. Il giorno successivo si scala: Maurizio e David si spostano tramite cenge sulla direzione di un monolite, sito sulla cresta del paretone di granito largo circa 2 km ed alto circa 950 metri. Matteo e io andiamo sullo spigolo est. Tutte e due le cordate hanno poco materiale: due serie di friends fino al 2 ed un 3 e un 4 a cordata. Subito dopo la prima facile rampa troviamo già un tiro abbastanza difficile in fessura, poi tiri offwidth, anche bagnati dal VI +fino all’VIII-, poi avanti fino ad un diedro di lX-, poi a ragliare nella neve inconsistente, e su pareti bagnate a rompere il ghiaccio per salire, visto che per essere leggeri avevamo solo le scarpette d’arrampicata. Alle ore 19 per fortuna Matteo arriva a un fantastico bivacco; tramite contatto radio sentiamo Maurizio e David, che dopo aver fatto una decina di tiri alcuni su fessure con dell’erba si sono stufati ed hanno rinunciato.  Il giorno dopo facciamo 6-7 tiri in fessura fantastici, fino al VIII grado con una breve sezione di A2 ed infine una placca a cristalli di 25 m expo, senza protezioni, di VII, e finalmente arriviamo sulla cresta. Di lì ci si sposta verso il famoso monolite di 150m che segna la cima della montagna. Ci sembra impossibile salire, forse ci vogliono spit o per lo meno sono assolutamente necessari scarponi, ramponi e piccozze per scoprire se girando intorno al monolite c’è possibilità di salire da qualche parte. Ma quel punto decidiamo di scendere e terminare la via a metà della lunga cresta, dedicandola alla natura: “Ma-Ma Natura”, che ci ha dato l’opportunità di salire clean senza trafiggere la linea elegante con chiodi o spit per 850m di scalata e 700 metri di dislivello fino alla quota di 4850m circa».

Note tecniche:

MA-MA NATURA, 7b max e A2, 850 metri di arrampicata e 700 metri di dislivello, seguendo la cresta est dell’Alison Peak (ca. 5100 metri ancora inviolato), fino sotto al monolite di vetta. Aperta in due giorni, 2-3 luglio 2019, da Matteo Della Bordella e Massimo Faletti, in stile alpino, senza lasciare alcun tipo di materiale sulla via. La discesa è stata effettuata in doppia lungo la parete Sud-Est.

TENTATIVO sulla parete sud-est dell’Alison Peak di Maurizio Giordani e David Jonathan Hall, percorsi 11 tiri, 350 metri prima di ritirarsi per cattiva qualità della roccia e erba nelle fessure.

TENTATIVO su cima inviolata e senza nome, 5950/6000 metri, di Matteo Della Bordella, Massimo Faletti, David Jonathan Hall. Salita un’anticima di ca. 5600 metri, poi raggiunta la quota di 5750 metri prima di rinunciare. 70° su neve/ghiaccio e M5.

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