L’Aiguille Verte… 100 volte

Alain Iglésis raggiunge il record di Armand Charlet

10 giugno 2020
Alain Iglésis ha realizzato l’obiettivo di una vita: l’ascensione dell’Aiguille Verte (Monte Bianco) 100 volte.

Il 20 maggio 2020, alle 6:45, l’ex membro del PGHM (soccorso alpino) di Chamonix ora in pensione ha raggiunto per la centesima volta la vetta di questa montagna affascinante passando per uno dei suoi itinerari preferiti: il Couloir en Y.

Instancabile, veloce e preciso, Iglésis si muove spesso in solitaria malgrado il forte impegno implicito in ogni via di salita (e discesa) all’Aiguille Verte. Che sia per il Couloir Whymper, la cosiddetta “via normale”, per il classicissimo Couloir Couturier o lungo il selvaggio Couloir en Y, una visita alla Verte è infatti un vero e proprio viaggio alpinistico che impone massima attenzione a orari, condizioni, meteo oltre che grande esperienza e forma fisica. Come afferma Igésis nel video, alla Verte «Non c'è nessuna via facile e quando si arriva in cima... bé non si è già di ritorno».

Per Alain Iglésis la Verte è diventata un terreno di gioco ideale: «La sua struttura è eccezionale. Quattro creste rocciose che culminano presso una calotta ghiacciata. Gli itinerari sono molto vari. Trovo sempre un percorso in armonia con la stagione. In inverno e primavera prediligo le vie di ghiaccio. Mi riservo le vie di cresta per l’estate e l’autunno». Inoltre è semplicemente «Magnifica!».

Alain Iglésis non è l’unico ad aver sviluppato una passione speciale per questa cima emblematica. Prima di lui, tra il 1924 e il 1960, la celebre guida Armand Charlet (1900-1975) ha scalato la Verte 100 volte per 14 itinerari differenti, 7 dei quali da lui aperti. Se da un lato i materiali rudimentali rendevano l’ascensione più faticosa, all’epoca di Charlet le condizioni climatiche erano nettamente più favorevoli a questo genere d'alpinismo.

I cambiamenti climatici hanno un forte impatto su una struttura in gran parte coperta di ghiaccio come l’Aiguille Verte. Tutte le vie che la percorrono impongono il passaggio di almeno una terminale (sempre più complicate negli ultimi anni), la cavalcata di una cresta di ghiaccio, la risalita di un pendio nevoso.

Ma anche gli alpinisti sono dotati di una certa capacità d’adattamento. Secondo lo stesso Iglésis «Il riscaldamento del clima che affligge il nostro ambiente non impedisce di percorrere gli itinerari classici della Verte. È sufficiente adattarsi frequentando la montagna in anticipo sulla stagione».

IL CONFRONTO TRA I DUE “RECORD”

Alain Iglésis

  • Couloir Whymper: 3
  • Arête du Moine: 8
  • Arête des Grands-Montets: 9
  • Arête du Jardin: 4
  • Arête Sans Nom: 5
  • Nant-Blanc (Charlet-Platonov): 2
  • Couloir Couturier: 39
  • Couloir Cordier: 1
  • Couloir en Y (ramo di sinistra): 27
  • Bourges-Mizrahi: 1
  • Goulotte Bettembourg-Thivierge: 1

 Armand Charlet

  • Couloir Whymper: 38
  • Arête du Moine: 36
  • Arête des Grands-Montets: 2
  • Arête du Jardin: 5
  • Arête Sans Nom: 5
  • Nant-Blanc (Charlet-Platonov): 1
  • Nant-Blanc (Charlet-Devouassoux): 1
  • Parete Nord Col Armand Charlet: 1
  • Parete Sud Col Armand Charlet: 2
  • Couloir Couturier: 4
  • Couloir Couturier Washburn: 1
  • Couloir Cordier: 1
  • Couloir en Y (ramo di sinistra): 2
  • Couloir en Y (ramo di destra): 1

Fonti: www.mountain-path.com, www.tvmountain.com.

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