Low G Man in DTS

Seconda ripetizione italiana in DTS del D14 al Bus del Quai (Lago d’Iseo)

19 dicembre 2018
Lunedì 17 dicembre Gabriele “Lele” Bagnoli ha realizzato la seconda ripetizione italiana in DTS di Low G Man, D14, al Bus del Quai (Lago d’Iseo).

Di seguito il racconto di Lele:

Quando invece di andare a lavorare il lunedì, in una fredda giornata invernale soleggiata, vai alla falesia di dry tooling “Bus del Quai”, lo puoi solo fare per tentare di realizzare la seconda ripetizione italiana in DTS di Low G Man, il primo D14 italiano liberato nel dicembre del 2015 da Jeff Mercier, noto alpinista e guida alpina francese, fautore della tecnica DTS-Dry Tooling Style (no Yaniro). 

Il primo italiano a ripetere Low G Man in stile DTS è stato “l’amico di piccozze” Matteo Rivadossi, già chiodatore della stessa falesia, che aveva liberato in precedenza quasi tutte le vie.

Essere il secondo ad aver ripetuto il tiro in questa tecnica, considerata più dura della classica con Yaniro, mi rende molto felice ed estremamente soddisfatto, perché ho dimostrato a me stesso di averla acquisita, quindi posso sentirmi un dry tooler quasi “completo”. È una crescita avvenuta nell'arco di quest'anno, durante il quale il DTS ha preso piano piano parte del mio modo di scalare. La difficoltà della progressione rende tutto più gustoso e ti obbliga a lottare per cercare microappigli per le punte dei ramponi o, in casi estremi, a sbandierate spettacolari per via degli appoggi assenti. Insomma, quando tutto è più difficile, perché non accettare la sfida? Una sfida in questo caso tramutata in una lotta durata circa 50 minuti, visti gli oltre 30 metri di sviluppo della via.

Low G Man è infatti una super linea che attraversa tutto l'impressionante tetto della stupenda e maestosa grotta del Quai riunendo parti di due vie. La prima è un D12+ con un passo chiave a dir poco spettacolare, espresso da un movimento lungo per raggiungere una presa e dal successivo pendolo nel vuoto su una sola mano con i piedi nel vuoto. La seconda è la sezione più dura del D13+ di Kamasutra, con l’aggiunta del traverso per poterla raggiungere, dove non si deve mollare e occorre saper convivere con la sofferenza degli avambracci che urlano e le mani che si aprono… insomma una continua ricerca di un piede per poter sghisare e recuperare un poco per il movimento successivo. In più ho dovuto evitare di rinviare qualche moschettone per non creare troppo attrito alla corda, memore della triste esperienza avuta in precedenza, quando non sono riuscito a salirla perché la corda, come si dice in gergo, non “veniva” più.

Lunedì è stata la giornata giusta, di quelle che non sono programmate ma decise all'ultimo, di quelle in cui tutto gira come deve e scali senza pressioni, solo con la voglia di faticare per raggiungere la catena.

Ringrazio il mio amico Filip Babicz, forte climber del gruppo sportivo dell’esercito e pluriatleta da grado D16 con al suo attivo svariate prime ascensioni di vie dure di Dry. Oltre ad avermi assicurato, Filip ha anche realizzato il video della mia ascensione, il mio primo video di una salita in questo stile.

Ringrazio anche i local bresciani Matteo Rivadossi, Marco Verzelletti, Daniele Frialdi e Vince Valtu, che si adoperano per mantenere in ottimo stato la falesia del Bus del Quai, vero e proprio paradiso del dry tooling italiano.

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