Nuova via su El Gigante in Messico

No Mamés 7c+

17 aprile 2010   Dichiarata zona protetta nel 1981, il Parco Nazionale di Basaseachi in Messico - situato nella Sierra Tarahumara (che è parte della Sierra Madre Occidentale) - ha tre famosi punti di attrazione: la cascata Basaseachi alta 312 metri, la cascata di Piedra Bolada e l’enorme monolite conosciuto come El Gigante. Qui il climber portoghese Leopoldo “Leo”  Faria, durante una spedizione di 20 giorni, ha aperto una nuova via insieme ai messicani Daniel Castilho e Emiliano Fernandez e al basco Joseba: l’itinerario, chiamato No Mamés, presenta difficoltà di 5.13a (7c+)  è lungo 400 metri  e si arresta in piena parete (vedi foto con tracciato). Il team ha rinunciato a proseguire oltre per la pessima qialità della roccia, che  avrebbe permesso di salire solo in artificiale.   Ecco il suo racconto: “La prima volta che ho sentito parlare di El Gigante è stata nell’estato 2009 dall’amico messicano Daniel “Wey”, che si era recato lì qualche anno prima e aveva aperto una via sulla parete della cascata Basaseachi. E’ stato lui ad invitarmi a raggiungerlo per aprire una nuova via nella Valle del Gigante. Siccome non ci sono molte informazioni, noi non sapevamo esattamente che cosa avremmo aperto o che tipo di attrezzatura sarebbe servita e abbiamo trasportato 300 chili di materiale e di cibo per 3 giorni nella jungla, finchè abbiamo visto una bellissima montagna , la Piedra Volada,  che ci attirava moltissimo. La parete, lunga 400 metri, non era mai stata scalata, ma quando abbiamo fatto un primo avvicinamento ci siamo resi conto che avremmo avuto bisogno di tre giorni e di parecchie manovre di corda solo per trasportare il materiale alla base della parete, mentre noi avevamo in tutto 20 giorni a disposizione. Dovevamo trovarci una “veloce” alternativa e così abbiamo deciso di tentare la sorte sulla famosa torre del Gigante. La maggior parte degli itinerari su questi impressionanti 900 metri sono vie artificiali e presto abbiamo capito perché! La mancanza di protezioni naturali, la roccia non di buona qualità e la verticalità rendono praticamente impossibile scalare in libera in apertura, così mentre arrampichi il livello dell’adrenalina sale! Quando cerchi di appenderti a qualcosa la maggior parte delle volte non è un buon appiglio e - se lo è - usare il trapano con una mano , stando appesi con l’altra, fa veramente paura. Questo sistema di progressione è necessariamente molto lento, ma è l’unica possibilità se si vuole salire in libera. La cosa positiva è che non potevano stare tutti e quattro in parete contemporaneamente, così potevamo esplorare l’immenso potenziale boulder della zona del canyon: ne abbiamo aperti almeno 50 dal grado 4 fino all’ 8A+ , veramente fantastico!! Se questo posto non fosse così inaccessibile, sarebbe veramente pazzesco, con centinaia di massi lavorati dal fiume… Quanto alla salita della nuova via,  abbiamo passato i primi giorni ad evitare la roccia cattiva e speravamo di andare molto più veloci metà parete perché, malgrado fosse più verticale, sembrava più solida e con maggiore possibilità di usare protezioni naturali. Ancora una volta ci sbagliavamo! Dopo 400 metri di lavoro brutale di scalata e  pulitura per rendere possibile la  libera, siamo arrivati a un punto da dove non si poteva proseguire, almeno per noi che non volevamo una linea artificiale: in ogni direzione c’era solo roccia marcia. Allora abbiamo deciso che lì dovevamo fermarci e di liberare i tiri mancanti. Sul penultimo, il più difficile, in due giorni di sforzi ho risolto tutti i movimenti, ma sono caduto dopo il crux a causa della rottura di due prese per ben due volte ed ero troppo stanco per riprovare ancora. Questo tiro e il secondo sono i più impegnativi. Grazie ai nostri sponsor e agli amici che ci hanno aiutato moltissimo: Petzl, Beal, Nuria, Martin, Varis, Omar, Diego, Santiago e Don Santiago. fonte:upclimbing ms
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