Pale di San Lucano

Ripetuta la "Via Collaborazione"

13 luglio 2013 di Christian Sega e Tito Arosio Di vie aperte da Grill, nella valle del Sarca, ne abbiamo fatte parecchie, questa volta però vogliamo provare una via aperta da Grill nel 2012, dislocata in un contesto totalmente differente: la “Via Collaborazione” sul pilastro Spiz di Lagunaz in valle San Lucano.  Su questa via aperta l’estate scorsa vige un alone di mistero. La relazione è chiara ma a volte enigmatica. Frasi ambigue come “i primi salitori usavano chiodi speciali a ferro duro. Dopo aver tolto questi chiodi mettevano spesso un chiodo a profilo stabilizzato con un po’ di legno” rendono ancor più curiosa questa ascensione. Per Christian è la prima volta nelle Pale di San Lucano, ma non è la prima via di Grill che ripete; per quanto lo riguarda, in passato considerava le vie di Grill vie troppo preparate ma dopo questa si è ricreduto. La via si trova in un ambiente solitario e selvaggio e dopo l’undicesimo tiro una eventuale ritirata diventerebbe problematica, a ciò si aggiunge che i passaggi in libera sono tutt’altro che facili e i gradi per nulla regalati; i tiri duri, inoltre sono concentrati nella parte centrale e quindi, a meno di una ripetizione molto veloce, subentra anche la stanchezza per la lunghezza della via e il peso dello zaino con materiale da bivacco e molta acqua. Sabato mattina presto ci avventuriamo per l’avancorpo della terza pala, dopo un paio d’ore siamo alla cengia, sito hotel Casarotto/Massarotto dove facciamo una bella bevuta con dell’acqua presente in una tanica. In pochi minuti ci portiamo all’attacco della via (che coincide con quello del piano inclinato).  La prima parte del percorso non è obbligata, l’importante è obliquare verso destra fino a portarsi sotto la verticale del tetto triangolare, arrivando alla sosta 6. Da qui la via entra nel vivo: otto tiri di fessure e placche gialle, tutto verticalissimo, su roccia quasi sempre ottima, la via è super logica, la strada più semplice nel mezzo delle placche e strapiombi, ogni tiro ci fa gustare la bellezza dell’arrampicata scandita con un po’ di A1. Il cielo attorno a noi è molto nuvoloso ma non sembra ci sia minaccia di temporali imminente, anzi questo ci permette di non soffrire troppo l’esposizione al sole della parete e di conservare l’acqua portata anche per il giorno successivo visto che l’uscita in giornata è diventata oramai un’utopia! Arriviamo alle 20:30 alla grotta del 17° tiro citata dai primi salitori come ottimo posto da bivacco e ci fermiamo per un po’ di meritato riposo. Mangiamo e cadiamo in un sonno profondo fino alle prime luci del giorno dopo. Ci svegliamo alle 5 al suono della sveglia, che notte stupenda, abbiamo dormito entrambi come dei sassi.  Oggi ci attendono 9 tiri per arrivare in vetta e la laboriosa discesa. I tiri sono molto belli sempre su roccia stupenda, arriviamo in vetta alle 10, con un panorama fantastico ad aspettarci, la cosa che più piace a Christian dello scalare in posti nuovi è l’infinita varietà di panorami che si possono cogliere su ogni parete o cima, vedere cime conosciute da un’angolazione nuova... Cominciamo subito la discesa che, come racconta Tito, è tutt’altro che semplice e di facile individuazione. Oltretutto di discesa vera e propria non si tratta ma è un susseguirsi di doppie e risalite di III/IV grado. Arriviamo alla macchina parecchie ore più tardi stanchi ma consci di aver scalato in uno dei posti più belli e selvaggi che rimangono inalterati e fuori dai maggiori percorsi turistici delle nostre Dolomiti, sono molto soddisfatti di aver trascorso due giorni questo angolo selvaggio dove la fatica di avvicinamenti è discese e ben ricompensata dai paesaggi da sogno che si attraversano. Congratulazioni agli apritori per aver firmato un pezzo di parete con una via che non potrà che divenire una classica impegnativa per chi cerca l’avventura nell’arrampicata. Christian Sega e Tito Arosio Informazioni per una ripetizione: la relazione presente su qui è perfetta, puntualizzo che lungo i primi tiri, essendo il percorso non obbligatorio, bisogna puntare ad arrivare sotto la verticale del grosso tetto triangolare. La via è tutta a posto, i chiodi di via e di sosta dal 6° al 14° tiro sono già tutti in loco, nel resto della via sono presenti i chiodi solo nei tratti più impegnativi e tendenzialmente solo un chiodo a sosta, le clessidre più importanti sono marcate con un cordone.   
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