Riccardo Bergamini sul Manaslu

Il racconto dell'alpinista lucchese

09 ottobre 2017
Riccardo Bergamini pur essendo nato a Lucca, città poco sopra il livello del mare, ama confrontarsi con l'aria sottile. Così, dopo aver raggiunto le più famose vette delle Alpi è partito alla scoperta delle più alte catene montuose del pianeta.

Dopo aver salito montagne di oltre 6000/7000 metri Riccardo Bergamini ha provato l'ebrezza di arrivare ai famosi 8000 metri. Pochi giorni fa è tornato in Italia dopo aver scalato il monte Manaslu, l'ottava montagna più alta al mondo, di 8163 metri, bissando il successo del 2013 dove in Tibet arrivò in vetta al monte Cho Oyu, alto 8201 metri. Entrambi saliti senza l'ausilio delle bombole d'ossigeno. Riccardo è sposato e padre di sette figli.

Testo di Riccardo Bergamini

 

Settembre 2014. Nepal, monte Manaslu.

Solo pochi mesi prima mi trovavo in Tibet, dove avevo scalato il monte Cho Oyu, la sesta montagna più alta del mondo, alta 8201 metri. Il mio primo ottomila, salito direttamente dal campo 2, senza ossigeno supplementare. Adesso, mesto e confuso, mi trovo a discendere dal campo base, dopo aver montato i primi campi alti, dopo aver concluso la fase di acclimatazione. Confuso e incredulo. Per problemi logistici,  indipendenti dalla mia volontà, sono rimasto solo. Tutte le altre spedizioni se ne vanno. Ed io non ho altra scelta, ammirare di nuovo la montagna, girarmi e scendere verso valle.

 

27 settembre 2017. Nepal, monte Manaslu.

Ore 8. Ormai manca poco. Pochi metri e a breve concluderò la lunga salita, sarò in vetta a questa splendida montagna. Il mio secondo ottomila salito senza bombole d'ossigeno. Si chiude un cerchio.

La pazienza è la virtù dei forti, ho avuto pazienza e aspettato l'occasione per tornare a finire il lavoro iniziato tre anni prima. È stata dura, molto dura, ma la realizzazione di un sogno elimina ogni sacrificio! Per salire queste cattedrali naturali, prima regola non avere fretta. Bisogna avvicinarci piano piano. Salire e discendere, dormire più volte in quota e discendere ancora, fino a quando arriva il momento di provarci. A quel punto, se fisicamente a posto, si sale, per poi risalire ancora, arrivare ed entrare nella zona della morte (oltre i 7200 metri) per poi tentare e sperare la sommità più alta. Si attraversano e si saltano crepacci enormi, seracchi giganteschi minacciano la tua incolumità, il pensiero che la meteo possa cambiare in peggio ti perseguita, ma bisogna superare tutto ciò con una semplice virtù... osare.

Cercare di essere padroni del proprio destino, secondo le proprie possibilità. Alla fine di queste imprese, si fanno i conti con il proprio corpo. Molti, pur avendo usato le bombole d'ossigeno, accusano congelamenti agli arti delle mani e dei piedi. Chi accusa principi di edema polmonare. Anch'io devo fare i conti con me stesso. Piccoli congelamenti, disidratazione e perdita di parecchi chili. Niente di particolarmente grave, avrò bisogno di alcuni giorni per recuperare e riadattare il corpo ad una vita normale. Ma ne vale la pena.

Quando ormai tutto svolge al termine e sei tornato nella tua comoda tendina al campo base, ricominci a sognare i "tuoi" privilegi occidentali. Un materasso vero, una doccia, la cucina italiana, unica e inimitabile in tutto il mondo. Ma tutto questo tornerà. Ma cosa c'è di più bello di privarsi di ciò che si ama per un periodo più o meno lungo, per realizzare un sogno? È una verità che oggi sta scomparendo, purtroppo. Ma la passione è il sacrificio, le privazioni volontarie di ciò che desideriamo, per raggiungere un obiettivo desiderato, sono le armi più belle che abbiamo a disposizione.

La montagna per me è una filosofia di vita. Bella da meditare e rispettare, accogliente ma pericolosa, affascinante ma tenebrosa. Ti abbraccia se tu la rispetti. Da alpinista, conclusa una scalata, sogni quella successiva, da uomo che odia il mondo frenetico e banale, mi godo il momento presente, nel proprio animo e con i propri cari, ricorderò per sempre i sentimenti provati e le meraviglie visive, racchiuse in una montagna alta oltre gli 8000 metri. 

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