Simone Moro e la “Traversata Orobie 20-20”

Concluso il progetto estivo sulle montagne di casa

06 ottobre 2020
Si è concluso il progetto estivo di Simone Moro sulle montagne di casa: la “Traversata Orobie 20-20”.

Un concatenamento di oltre cento cime tra principali, secondarie e torrioni, quasi 150 km di percorso e 20.000 metri di dislivello realizzati in 11 giorni di viaggio, interrotti da due giornate di stop per impegni pregressi. Simone Moro aveva già realizzato questa traversata vent’anni fa con l'alpinista Mario Curnis, classe 1936.

Simone Moro racconta:

«Nel 2000 avevo vissuto un’esperienza memorabile ed entusiasmante con Mario. Una cresta era riuscita ad unire due mondi e due generazioni di alpinisti. Sin dall’inizio, avevo capito e ammirato la bellezza di un mondo selvaggio e avventuroso che avevo proprio fuori casa. Mi sembrava davvero impossibile che un tale progetto sulle creste non fosse mai stato realizzato. Nei miei archivi fotografici, quell’esperienza è catalogata come una vera e propria spedizione».

In vent’anni la traversata affrontata da Moro e Curnis è stata ripercorsa solo due volte. Prima nel 2018, da Luca Bonacina e Zeno Lugoboni, che hanno poi proseguito il loro viaggio ripercorrendo i confini terresti e lacustri (lago d’Iseo) della provincia di Bergamo, poi quest’estate da Daniele Assolari, che ha iniziato da solo e poi ha continuato in diverse tappe con compagni e amici vari.

Martedì 8 settembre, due mesi dopo la ripetizione di Assolari, Simone Moro è partito con Alessandro Gherardi per ripercorrere l’itinerario. I due hanno camminato insieme sui tratti escursionistici, ma Moro è andato solo sulle creste più esposte mentre il compagno faceva da supporto.

«Mi è piaciuto arrampicare slegato, rimanendo ore e ore in silenzio e da solo. A unire me e Alessandro c’era solo una walkie talkie con un appuntamento fisso ogni ora, ma ognuno doveva arrangiarsi nel percorso e nella tabella di marcia».

«Ho goduto a stare da solo, non ho incontrato quasi nessuno su nessun tratto difficile. Gli incontri avvenivano in vari punti lungo il percorso, nei pressi dei rifugi o su alcuni tratti più facili e vette più escursionistiche. Il fatto che fosse possibile seguirmi live ha permesso anche ad altre persone di coordinarsi e venire a incontrarmi lungo il percorso. Nel 2000 io e Curnis avevamo incontrato una sola persona, sul Gleno: un uomo di 78 anni e poi più nessuno».

La solitudine di certe aree orobiche, in vent’anni, non è cambiata. Non si può dire lo stesso dei ghiacciai.

«In Orobie 20-20 volevo anche verificare e confrontare lo stato dei ghiacciai orobici o quello che ne rimane rispetto alle loro condizioni del 2000. Volevo paragonare le foto che avrei scattato quest’anno con quelle che realizzai con Mario. Purtroppo, come era prevedibile, ho constatato la scomparsa di queste risorse d'acqua in forma di ghiaccio, sostituite da grandissime pietraie. Il confronto fra le foto non richiede che si aggiungano parole. Dall’altro lato della medaglia, ho visto una fauna più presente e numerosa. Stambecchi, camosci, pernici bianche, marmotte e aquile sono presenti in numero importante e non sono per nulla intimoriti dall’uomo. Ho potuto toccare con mano quanto questi animali siano ormai abituati alla presenza umana».

Il bilancio finale di questa “Traversata Orobie 20-20” è sicuramente positivo. Il percorso, lungo e selvaggio, si conferma come estremamente interessante.

«Man mano che superavo la sequenza infinita di torri e creste delle Orobie ho capito quanto queste potrebbero e dovrebbero essere promosse. Questo viaggio alpinistico potrebbe diventare meta — anche in più tappe suddivise in settimane, mesi o anni — di molte più persone che di tre cordate in 20 anni. Certamente bisognerebbe attrezzare alcune calate rendendole più sicure, rinforzare qualche ancoraggio o metterne di più, segnalare i tratti più complicati e pericolosi, fare una relazione fotografica e dettagliata e mappare l’intero percorso. Io l’ho fatto col mio GPS quest’anno, ma tutto il resto del lavoro sarebbe un’interessante promozione per un “campo gioco” naturale, decisamente selvaggio ed entusiasmante».

 

Tappe della Traversata Orobie 20-20

  1. Passo Vivione - Rifugio Tagliaferri (M. Pertecata, M. del Matto, Costa di Valbona, M. Venerocolo, M. Demignone. P.so Vo, P.so Venano, P.so Belviso).
  2. Rifugio Tagliaferri - Rifugio Barbellino (M. Gleno, M Trobio, M Costone, M Strinato, P.so di Pila).
  3. Rifugio Barbellino - Rifugio Curò (M. Torena, Cime di Caronella, Cima del Lago Gelt, P.so Bondone, P.sso della Malgina).
  4. Rifugio Curò - Valbondione (Pizzo del Diavolo della Malgina, Cima di Valmorta, Cime di Cagamei, Cima Vag, Druet).
  5. Rifugio Curò - Rifugio Coca (Valmorta, Cima Cantolongo, Passo del Diavolo, P. Nord Pizzo Coca, Cime d’Arigna, Dente di Coca).
  6. Rifugio Coca - Rifugio Brunone (Passo di Coca, Porola, Punta di Scais, Torrione Curò, Fetta di Polenta, Pizzo Redorta).
  7. Rifugio Brunone - Rifugio Longo (P.so Scaletta, Cima Soliva, Piz Cavrin, Pizzo Gro, P.so del Salto, Pizzo del salto, Pizzo dell’Omo, Pizzo del Diavolo di Tenda, Bocchetta di Podavit).
  8. Rifugio Longo – Foppolo (M. Aga, Pizzo Cigola, P.so di Venina, Cima di Venina, M. Masoni, Pizzo Zerna, P.so Publino, Corno Stella, Lago Moro).
  9. Foppolo – Ca’ San Marco (Lago Moro, M. Toro, P.so Dordona, M. Cadelle, P.so Porcile, M. Valegino, P.so Tartano, Cima di Lemma, P.so di Lemma, Pizzo Rotondo, M Azzaredo, M. Tartano, Bocchetta di Budria, Rifugio Balicco, M. Fioraro, Pizzo Segade).
  10. Ca’ San Marco - Rifugio Benigni (Cimetto, M. Verrobbio, P.sso di Verrobbio, M. Colombarolo, M. Ponteranica, M. Valletto, P.so Salmurano, Cima Piazzotti, Bocca di Trona)
  11. Rifugio Benigni - Rifugio Ratti Cassin/Piani Di Bobbio (Pizzo Tre Signori, Cima di Camisolo, Zuc di Valbona, Zuc di Cam, M. Foppabona, Zucco di Corvo, P.so del Gandazzo).
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