Esprit Libre

Di Alessandro Grillo

09 agosto 2010     Il racconto dell’alpinista genovese, pioniere dell’arrampicata libera sulle pareti di Finale ligure, della sua amicizia con Patrick Berhault e dell’apertura di Esprit Libre, uno splendido itinerario sul Corno Stella, nelle Alpi Marittime, dedicato allo straordinario scalatore francese.   ESPRIT LIBRE   Un giorno di settembre del 1998, mi trovavo con Patrick sul Corno Stella per un particolare servizio fotografico. Avevamo portato dei vestiti d’epoca e un paio di scarponi chiodati. Da sopra il “mauvais pas”, cominciai a fotografare Patrick che saliva slegato e in costume 800, il leggendario passaggio che nel 1903 permise a Jean Plent, con Andrea Ghigo, di condurre Victor de Cessole sull’inviolata vetta del Corno Stella, sino allora dichiarato “ inaccessibles”.   Tranquillo e sorridente come sempre, l’Amico mi faceva notare che gli scarponi chiodati, oltre che fare ben poca presa sulla roccia, emettevano un rumore stridulo veramente sgradevole, come quando a scuola si raschiava la lavagna con le unghie. La giornata di settembre era limpida, fresca e con un bel sole; si rideva allegramente. “ Se Plent era salito così” diceva Patrick “ era veramente all’altezza della sua fama, coraggioso fuor di misura”.   De Cessole dirà : ”non mi ricordo di avere mai affrontato sulle Alpi un passaggio così scabroso, la denominazione di « mauvais pas » gli può essere tranquillamente attribuito. Jean Plent è stato incredibilmente coraggioso e abile, oserei dire audace “. Poi scendemmo per fare altri scatti, vista la luminosità della giornata. Salii sul contrafforte sinistro del canale che scende dalle cenge superiori del Corno e iniziai a fotografare Patrick che si divertiva sulle placche, ora dorate, delle vie che avevo di fronte, quindi mi raggiunse sullo sperone. Avevamo individuato un bell’itinerario e ne volevamo memorizzare il logico susseguirsi dei passaggi.   Una decina di metri a sinistra, rispetto ai diedri della via “Avenida”, salivano delle rocce scure lavoratissime. Seguiva poi una bella placca , che terminava sotto uno strapiombo a sinistra di un diedrino (di lì sapevamo che passava un itinerario: “Deciso preciso”). Sopra, rocce lisce portavano alla base della grande placca grigia, un netto triangolo che si allargava nella parete a forma di cuore. Con due lunghezze si sarebbe arrivati alla famosa e curiosa vena di quarzo che attraversa, ascendente da destra a sinistra, tutta la parete sud e sud ovest del Corno. Il giorno volgeva al termine, le rocce assumevano ora un caldo color rosso bruno e la vena di quarzo brillava per il suo candore. Patrick sognava: “ sarebbe bello fare una via seguendo integralmente la vena”.   Sopra vi sono dei grandi tetti scuri e l’Amico, amante di questo tipo di strutture mi disse “ di lì andiamo su diritti” e scherzando, vista la mia espressione perplessa, con il motivetto che aveva caratterizzato tante nostre vie, aggiunse .” Qual’è il problema, tu chioda che poi io fa!”. E giù una sonora risata. Non mi vedevo proprio appiccicato sotto quei tetti, fatti di grandi lame, forse instabili, a piantare chiodi. Dopo il tetto, una quarantina di metri di solida roccia conducevano al plateau sommitale.   Era un bel progetto, un bel sogno. L’itinerario incrociava un’altra via “ Alitalia 80” di Savio e Barbero, dedicata al fortissimo monregalese Gianni Comino, caduto nel febbraio dell’80 dal seracco della Poire alla Brenva, ma il nostro percorso si svolgeva in modo autonomo. Il Corno Stella, soprattutto la sua splendida parete sud, è percorso da numerosissimi itinerari, ma molte vie oramai esistono solo sulla carta. In posto attrezzatura scarsa e vecchia, descrizioni sommarie.   Per chi ama l’avventura, questo è il terreno ideale. In un certo senso è un peccato, poiché l’ambiente, la qualità della roccia, la posizione isolata, ne fanno una montagna particolarissima e degna di essere salita. Ancora Victor de Cessole, il primo salitore, nella relazione della sua prima ascesa nell’agosto 1903 scriveva:   Le Corno Stella (3053 mt Alpes Maritimes) : Primier Ascension. “ Da quando frequento i monti attorno Terme di Valdieri, non cesso mai di osservare, con la più viva ammirazione, il Corno Stella. Provo un sentimento di stupore congiunto al più assoluto rispetto per questa fiera montagna, che mi sembra invincibile, tanto le sue pareti sembrano, da lontano, ribelli a tutti gli attacchi ».   Nel suo articolo sul Corno Patrick scrive. “ Au cœur du massif sauvage de l’Argentera, se dresse un sommet semblable à une immense lame de couteau et affublé d’un nom poétique: le Corno Stella, le Corne de l’Etoile.”   La “ nostra via “  avrebbe dovuto essere realizzata rigorosamente dal basso, con buoni spit e soste sicure, in modo da renderla accessibile alla maggior parte degli alpinisti. Passò l’inverno, a giugno Patrick mi telefonò per informarmi che aveva realizzato il suo primo sogno. Durante uno stage di aspiranti Guide dell’ENSA, di cui era professore, nel giugno ’99 era nata la “ Via Lattea”. Ora dovevamo realizzare il nostro percorso, dentro il “cuore” del Corno. Passò qualche anno, Patrick era impegnato con la sua professione di Guida d’alta montagna, il lavoro all’ENSA, le conferenze, i suoi progetti. Io ero sempre più preso e stressato dai miei impegni professionali.     C’incontrammo ancora a Finale, a casa mia, e naturalmente si parlava anche del Corno, il suo giardino segreto, e della nostra via. Ci sentimmo per gli auguri di Natale 2003, aveva ancora un progetto da realizzare. Li conoscevo e li odiavo questi suoi progetti. Ricordo che gli dissi: “ Patrick ora basta con questa roba, andiamo in Sardegna, sul calcare più bello del Mondo, al caldo e poi….c’è ancora la nostra via sul Corno.”   Mi rispose: ”…sì…sì… finisco questo progetto, sai mi motiva moltissimo, poi…Sardegna e Corno…un grande abbraccio a tutti, buon Natale ….. buon Anno".   Una sera di aprile suonò il telefono, una voce amica, rotta dall’emozione, pronunciò in fretta tre parole che non avrei mai voluto sentire: “Patrick è caduto.” Rimasi pietrificato, incredulo, svuotato. Non poteva, non doveva essere vero, il mio Amico, il mio Fratello, non c’era più. Non ci sarebbe stato più il suo sorriso, la sua dolcezza, la sua modestia, la sua passione. Non mi era mai importato troppo della sua eccelsa capacità alpinistica, delle sue imprese, dei suoi progetti. L’abisso di tristezza e dolore che si era improvvisamente aperto sotto i piedi di Cristiane, Coralie (la mia figlioccia), Flore, dei suoi Genitori, di tutti i suoi amici e di tutti coloro che l’avevano conosciuto, era incolmabile, incomprensibile. Dolore vero, di quello che ti prende allo stomaco, che ti svuota la testa, che ti fa odiare monti, pareti, vie, alpinisti, climber. Ma il tempo passa inesorabile , non cancella ma lenisce la “maledetta passione” che piano, piano ritorna.   Estate 2006, sono quasi “vecchio”, pieno di acciacchi, ma tant’è mi alleno, cammino, arrampico, metto a punto un programma di preparazione per over...60! A luglio la decisione: la via sul Corno deve essere realizzata. Sento alcuni comuni amici di Patrick; hanno altri impegni. Allora chiamo Nando Dotti, detto “ Grande Mago”, poiché quando gli riesce bene un passaggio, si volta in basso e mi dice, imitando il personaggio di Zelig, : “grande magooo.” Ha tecnica, tenacia e un buon fisico, anche se provato dalla montagna. Una parte di un suo piede è rimasta sul Monte Bianco durante una tempesta. Anche per lui i tendini danno segni di usura, ma la testa è di quelle giuste. In Sardegna ci siamo divertiti, ma sul Corno sarà diverso.   Zaini pesantissimi, pietraie interminabili…fatica, roba da giovani. Espongo il mio sogno a Nando, che peraltro conosceva Patrick solo di fama e per via dei miei racconti. Senza preamboli mi dice: “ Quando si va?!” A fine luglio, con l’amico Giovanni, in qualità di alpinista-sherpa, iniziammo la via. I primi tiri confermarono la bontà del progetto, la bellezza dell’arrampicata. Ritornammo ancora con Giovanni, Natale, Sergio e Papik, che ci aiutarono a portare in alto tutta l’attrezzatura necessaria ad un buon lavoro ed a resinare una lama pericolante, ma fondamentale per il passaggio. Poi il superamento del “cuore”. Il più possibile in libera, qualche cliff scricchiolante sulla roccia quarzosa e finalmente un buon spit.   Una fredda mattina di settembre, il 22, ci vede scendere sull’ultimo tiro, per liberarlo da due grandi lame instabili. In basso oggi non c’è nessuno, solo Natale, al sicuro sulle ghiaie e pronto ad avvisare eventuali alpinisti, quindi…grandi pulizie d’autunno. Non siamo passati direttamente dal tetto, ma più a sinistra, poiché quel passaggio era solo per il nostro Amico. E’ fatta! Rimane il nome della via: “Esprit Libre”, perché così era Patrick.   Mi sono portato sempre appresso un moschettone che mi aveva regalato tanti anni fa, l’ho usato nei punti più critici, mi ha aiutato, poiché sono sicuro che Patrick era lì con noi, sorridente e divertito per le buffe acrobazie di due amici un po’ avanti con gli anni.   Alla fine della via è stata preparata una sicura discesa. Quattro calate in parete, una nel canale ed una alla fine della cengia bassa sino alle ghiaie. Lì ci aspetta Natale, con uva, formaggio, acqua fresca, ma soprattutto con un enorme sacco vuoto pronto a ricevere corde, trapani, batterie,martelli, moschettoni, spit, tutta roba da carpentieri. Puristi non inorridite, vi garantisco che la via è bella e sicura, alla portata di tantissimi alpinisti e la discesa è fantastica.   Stanchi, stanchissimi scendiamo al rifugio Bozano, poi a valle. Non è stata una grande impresa, è stato solo un atto di riconoscenza a Chi ci ha dato tanto nella vita. Abbiamo lasciato lassù il giardino segreto di Patrick, ma con qualcosa di nuovo, la realizzazione di un sogno pietrificato.   Ciao “Spirito Libero”, forse tornerò ancora, ma gli anni avanzano e il Corno è lassù, sempre più in alto, inaccessible. Grazie Grande Mago, per avuto la pazienza di assecondare la mia follia e rendere tangibile un sogno. Grazie Giovanni, Natale , Sergio e Papik, grazie Massimiliano, gentile gestore del Bozano. Ora la mia vita è più ricca e più serena. Spero di avere onorato l’Amico in modo degno e di aver garantito, a chi vorrà percorrere questo itinerario, attimi di vera felicità alpina.                                                                                                                                                 Alessandro Grillo     22 settembre 2006 Patrick Berhault (1957 – 2004) è stato uno dei più attivi e geniali alpinisti francesi degli anni ’80 e ’90. Fuoriclasse sia nell’arrampicata sportiva che nell'alpinismo classico ha contribuito in modo determinante  all’evoluzione della scalata su tutti i terreni. E’ morto nell’aprile del 2004 cadendo da una cresta del Tashhorn, nel tentativo di concatenamento invernale degli 82 4000 delle Alpi. Corno Stella Parete Ovest Esprit Libre Accesso: Cuneo, Borgo San Dalmazzo, valle Gesso, Terme di Valdieri. Per asfalto e sterrato raggiungere il Gias delle Mosche. Piccolo parcheggio indicato ove parte il sentiero per il Rif. Bozano.( 2 1/4 - 2, 30 di cammino non proprio agevole). Dal rifugio in 20 min si raggiunge, per pietraia, l'attacco. Il Corno, come da foto, è proprio di fronte al Bozano. Soprattutto a inizio stagione, l'ambiente è grandioso.   Descrizione: Il Corno Stella è diviso a metà da due cenge, una bassa ed una alta. I primi tiri della via portano alla cengia mediana inferiore.   Parte bassa:   La via attacca una trentina di metri a destra del canale che scende dalla cengia bassa e poco a sinistra di un grande blocco ben visibile nella foto, su di una bella placca grigia lavorata:   1° tiro salire verticalmente la placca.  40 mt, spit, 5b e  5c in uscita. Sosta comoda su spit.   2° tiro  spostarsi leggermente a sin. spit visibile e pi direttamente per un piccolo diedro sin sotto una placca rossa. Comoda sosta su spit. 25 mt 5b.   3° tiro salire la placca rossa e uscire su una cengia erbosa . Sosta su spit.  25 mt 5b.   4° tiro risalire rocce e erba, con attenzione, sino ad incontrare la cengia mediana, ove si sosta accanto ad un masso con spit. 50 mt 3.   Spostarsi  a sinistra sulla cengia per una ventina di metri, sino all'inizio di un canale. Risalirlo sulla destra per una decina di metri sino alla base di rocce nerastre molto lavorate. Sosta su spit e catena. Qui inizia la parte alta e più bella della via.   5° tiro risalire le rocce nerastre per una quarantina di metri sino ad una comoda cengia. Spit e catena. 5c. Utile assicurarsi, lungo il tiro, su qualche spuntone di roccia.   6° tiro superare una placca biancastra sino ad una scomoda sosta sotto un leggero strapiombo, Catena con spit. 25 mt, passo di 6a.   7° tiro superare il piccolo strapiombo (6b+) poi più facilmente risalire un diedrino e una liscia placca (6a) per sostare a sin. spit. 30 mt.   8° tiro si è esattamente sotto la placca a forma di cuore. Portarsi delicatamente alla base e risalire verticalmente per una trentina di metri su roccia grigia  bellissima. Sosta comoda su spit. 6b.   9° tiro risalire una placca con piccoli risalti leggermente strapiombanti, 20 mt. 6b, poi  più facilmente raggiungere la grande vena di quarzo e seguirla verso sinistra sino ad una comoda sosta. Catena e spit 40 mt.   Si è sotto un muro verticale interrotto da due piccoli tetti inclinati a sinistra. Inizialmente si effettuava un unico tiro di 45 mt, che è stato diviso in due lunghezze per far scorrere meglio le corde.   10° tiro salire verticalmente sino alla base di un tetto che si evita a sinistra per poi ritornare a destra sino ad una sosta sotto ad un altro piccolo tetto inclinato. 23 mt 6b/6b+. Sosta scomoda su spit.   11° tiro superare sulla sinistra il tetto e poi verticalmente sino ad una comoda sosta sotto il plateau finale. 23 mt, un passo di 6b poi 6a/5c.   Dalla sosta una corda fissa di 5 mt,  aiuta a guadaganre facilmente la sommità.   Discesa: scendere lungo la fissa all'ultima sosta.   Da questo punto con quattro calate verticali di 45/50 mt si raggiunge una cengia erbosa sulla sinistra orografica del canale. Con una calata di 50 mt. su catena e spit, si è quasi in fondo al canale, pochi metri sotto l'attacco della parte alta della via . Si scende per rocce rotte sino al sentierino della cengia mediana. La si percorre tutta e al suo termine, con una calata di 50 mt su spit e catena si raggiungono le ghiaie sul lato destro del Corno. In una trentina di minuti si è al rifugio Bozano.   Si tratta di una via di grande respiro, bene attrezzata a spit con soste sicurissime. Discesa molto veloce ma che richiede sempre grande attenzione. Possono essere utili un paio di piccoli nut. Necessarie due corde da 50 mt, 12 rinvii, casco  e materiale normale da arrampicata. Ricordare che il Corno Stella è una montagna di 3000 mt e le perturbazioni possono arrivare veloci da ovest, lato al quale è orientata la parete. Tempo medio di percorrenza 5/6 ore. Nessuna coperture di rete.    
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