Charakusa 2010

di Daniele Nardi

15 dicembre 2010   Charakusa Freedom Expedition 2010   di Daniele Nardi   Il nostro obiettivo è tentare la scalata dell'inviolato Hassin Peak. Una montagna che collega il K6 al K7 nella valle del villaggio di Hushe conosciuta come Charakusa Valley nel nord del Pakistan. Le pessime condizioni meteorologiche ci hanno indotto a cambiare più volte programmi. Siamo amareggiati dalla situazione Pakistana che conta milioni di sfollati e migliaia di morti a causa delle forti precipitazioni. Il nostro arrivo ad Islamabad è accompagnato da qualche giorno di tregua delle pessime condizioni meteorologiche che ci permette di attraversare senza grossi problemi la Karakorum Highway ed arrivare al campo base a tre giorni di cammino dal villaggio di Hushe.   Abbiamo scalato una cima inviolata di 5400m nominata Punta Margherita, abbiamo fatto un tentativo alla parete ovest del K7 West ed infine abbiamo aperto una nuova via sul Farol West, che in un primo momento pensiamo essere inviolato.   Le informazioni mi arrivano un paio di mesi dopo il rientro in Italia da Lindsay Griffin che con la sua solita precisione, ricercando tra vecchi articoli, trova la prima salita attribuita a due Britannici nel 1991 Ian Stewart e Neil Wilson per un altro versante della montagna, esattamente quello opposto al nostro. Il Pakistan Alpine Club non possiede un archivio delle salite alpinistiche fatte su montagne inferiori ai 6500m. Tutto è basato sul passaparola tra le guide delle varie agenzie di servizio e dal lavoro dell'American Alpine Journal, dei portali web specializzati e delle riviste di settore. A volte diventa veramente molto complicato scovare salite e montagne. Ci vorrebbe un grosso raccoglitore, unico, una sorta di Wikipedia delle salite alpinistiche.   Punta Margherita di 5400m è un ottimo modo per acclimatarsi quando si arriva nella Valle di Charakusa. La salita presenta difficoltà di misto in goulotte e roccia nella parte finale. Il nome che le abbiamo dato è Open Eyes perché ci ha aperto gli occhi sul Farol West che sarebbe diventato di lì a poco il nostro obiettivo. Le difficoltà cominciano su un pendio di ghiaccio non troppo ripido, poi percorriamo una goulotte incassata con difficoltà WI5/M5 ed infine scaliamo due tiri di roccia sul V grado UIAA per un totale di 400m. Una via non difficilissima e con un accesso ottimo per una buona acclimatazione; è sufficiente dormire una notte al termine della morena iniziale.   La big wall sulla parete ovest del K7 West è stato invece il tentativo di raggiungere un pilone di roccia di 300m, che ribattezziamo “Chandelle” in onore della celebre omonima del Monte Bianco. Il pilone è sorretto da 700m di parete. Scaliamo una fessura off-width alla partenza nei primi 250/300m ma spesso siamo costretti a ridiscendere al campo base a causa della pioggia che continua a cadere fin sui 6000m. Sarebbero necessari friend del n°5 e 6 ma riusciamo comunque a superare la parte più impegnativa della fessura. Una gigantesca scarica di sassi, ci distrugge il portaledge. L'acqua riempie la parete che poi  scarica verso di noi enormi blocchi di roccia. La fortuna è che in quel momento stiamo scalando e siamo protetti dalla fessura strapiombante. All'ottavo tiro dopo un pendolo molto delicato su un chiodo a lama infilato solo per due centimetri, decidiamo di scendere. L'impegno complessivo tra il trasporto del materiale e le fasi di arrampicata è stato di undici giorni, per noi un impegno notevole.   Una breve finestra di bel tempo ci convince a tentare in stile leggero la scalata del Farol West. Partiamo con 14 kg di zaino tutto compreso. Partiamo intorno alle 13 e bivacchiamo sul bordo del ghiacciaio visto che la neve è troppo soffice per continuare. Con il rigelo della notte ripartiamo, a momenti nevica e il buio profondo ci impedisce di capire con esattezza dove dobbiamo passare. Alcuni tiri più impegnativi nella parte centrale della salita ci costringono ad una arrampicata estenuante ed allo stesso tempo gratificante. Un tiro in fessura a circa 5900 m rende quasi impossibile continuare la salita. Diamo una valutazione che si aggira sul VI/VI+ con la fessura completamente intasata dal ghiaccio. La scaliamo con ramponi e piccozza e quando usciamo capiamo che il più è fatto, ora dobbiamo solo resistere. Scaliamo goulotte alternate a pendii sui 55/60° che ci portano sulla cresta finale. Un ultimo sforzo e riusciamo a raggiungere la vetta principale immersi tra le nuvole. Il nome della via: Telegraph Road. Scendiamo facendo una ventina di corde doppie lungo una linea diretta dalla vetta, che certamente rappresenta per il futuro un bellissimo obiettivo.   Per me e Lorenzo è stato piacevole pensare per un pò che la vetta fosse inviolata e sentirci esploratori che spingono i propri limiti in zone mai toccate dall'uomo. Un'esperienza affascinante e straordinaria, con il gusto di scalare le montagne che ti capitano di fronte nella vita. Non era importante scrivere numeri, altezza, grado, quota, era importante l'avventura, il senso romantico dell'alpinismo che ancora vive in molti alpinisti.   Concludiamo l'esperienza con grandissimo entusiasmo: nonostante la spedizione fosse partita con il piede sbagliato, viste le condizioni meteo che avevano reso l'Hassin Peak troppo pericoloso, siamo riusciti a trovare nuovi obiettivi ed a dare il meglio di noi stessi. Telegraph Road, la nuova via di 900m aperta in 21 ore sul Farol West (6370m), presenta difficoltà valutabili intorno a VI/WI4/M4. A parte i numeri, sempre importanti per capire di cosa stiamo parlando, rimangono le emozioni fortissime per un alpinismo leggero e di esplorazione. Esplorazione diretta non solo verso gli ambienti montani che scaliamo, ma anche, e forse soprattutto, in profondità dentro noi stessi; cercando di comprendere quelle sensazioni inafferrabili che ci spingono a continuare a scalare.   Biografia di Daniele Nardi (1976 - Sezze Romano) dal sito Salewa   A 12 anni disegnava le montagne a punta con disappunto degli insegnanti. A 16 anni, con uno spezzone di corda da imbarcazione, inizia ad arrampicare sulle montagne di casa. A 19 scala, dopo un lungo viaggio in treno, il suo primo 4000 in solitaria: le Grandes Jorasses. Ama la roccia, adora il ghiaccio e il misto, l'attrazione che le vette hanno su di lui è superiore a qualsiasi altra cosa. La distanza dalle Alpi e gli studi in ingegneria lo tengono lontano dall'Alpinismo per un paio di anni. A 21 anni riparte il suo pellegrinaggio sulle grandi pareti dei quattromila alpini ed apre diverse vie di misto in Appennino. Nel 2001 parte per il suo primo 8000, tenta il Gasherbrum II. Poi è la volta del Cho Oyu a cui rinuncia a cento metri dalla vetta per un principio di congelamento. Nel 2004 tocca la vetta dell'Everest. Da allora seguono l'Aconcagua, la middle dello Shisha Pangma in 24h dal campo base, iltentativo al Makalu, il Nanga Parbat ed il Broad Peak nella stessa stagione.. Il K2 nel 2007 segna una svolta, il documentario “K2, il sogno, l'incubo” della sua spedizione K2 Freedom è trasmesso su RAI;scala il K2 in due giorni e mezzo. Oggi dirige una palestra di arrampicata ed organizza spedizioni. L'ultima si ferma a 200 m dalla vetta dello Tsuro Ri spalla dell'Ama Dablam, il nome “Human Rights 1945”. Investito del titolo di Ambasciatore dei diritti umani nel mondo porta avanti alcuni progetti di solidarietà in Nepal e Pakistan. “Non potrò mai dimenticare il sorriso di quei bambini: mi hanno aperto un mondo! Ogni scalata è come una firma di cui sono l'autore. L'alpinismo rende alla mia vita quella poesia che non so pronunciare. Sono un privilegiato ad avere la possibilità di vivere della mia passione, senza questa musica poco altro avrebbe senso”.   www.mountainfreedom.it www.danielenardi.eu www.danielenardi.wordpress.com  
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