Silvio Reffo e le nuove sfide su multipitch, Hotel Supramone e Mezzogiorno di Fuoco

Intervista dopo le impressionanti salite a vista in Sardegna

23 novembre 2016

Pochi giorni fa, il fortissimo climber vicentino Silvio Reffo aveva dato notizia della sua salita di Hotel Supramonte, quasi interamente a vista ad esclusione di un solo unico tiro. Stessa sorte era toccata poco prima anche ad un altro must, Mezzogiorno di Fuoco. Ci si riferisce ovviamente alle due supervie della Sardegna che rappresentano un banco di prova davvero impegnativo per uno scalatore. Farle in questo stile ha rappresentato una prova di valore pazzesco anche perché Silvio è maggiormente conosciuto per le sue performance in falesia. Cosa ci faceva quindi su simili multipitch? E come si è preparato per un impresa così particolare? Ad ospitarlo inoltre, oltre che a scattare favolose fotografie, è stato Riky Felderer che da qualche tempo si è trasferito a vivere proprio in Sardegna mentre ad accompagnarlo sulle vie è stato Adriano Selva.

Silvio, allora, cosa ci facevi su una via come Hotel Supramonte?
Beh, a dire il vero ho sempre fatto vie. Stavo vivendo un periodo con un certo calo motivazionale. Non avevo stimoli, almeno nelle vicinanze e ho quindi cercato qualche progetto speciale, differente dal solito, dalla pura difficoltà. Cercavo anche qualcosa di psicologicamente impegnativo, dove si dovesse avere una gestione completa di tutto, non solo di come ti muovevi per scalare bene.

Reffo con un calo motivazionale?? Difficile da credere!
Come ti dicevo, o facevo ore di auto oppure dovevo trovare qualcosa di diverso. L’opportunità è nata anche di poter conciliare una normale “vacanza” con Francesca votata ovviamente all’arrampicata. Hotel era un progetto che covavo da mesi, non è certo venuto fuori per caso. E’ stata uno grossa emozione mettere le mani su quella via e salirla come ho fatto, un grosso successo e soddisfazione personale.

Quale aspetto di Hotel ti ha attirato di più? La storia, la roccia o cosa?
Un po’ tutto ti direi. La via resta un riferimento internazionale e quindi già questo basterebbe ma anche il posto è spaziale! La gola è strettissima, tipo anche 30 o 40 metri, poi in fondo si alza questa parete immensa che pare inghiottirti. La roccia è superba e la scalata entusiasmante in ogni tiro. Senti l’esposizione e anche se il grado non è estremo paragonato alla falesia, sei immerso in un impegno totale. E’ stato fantastico.

Quali sono gli aspetti più importati da considerare per una salita del genere?
Sono vari e diversi dalla falesia. Sul monotiro a vista ovviamente dai tutto perché devi arrivare in catena. Su una via che vuoi salire onsight devi impegnarti psicologicamente al 100% e fisicamente al contrario, ti devi risparmiare il più possibile perché devi affrontare tanti tiri e non ti puoi “bruciare” su una lunghezza che non ti sta entrando come vorresti. Molto importante poi sono stati anche l’idratazione e l’alimentazione. Tutto è stato pianificato per prevenire la stanchezza e i crampi.

Ed è andato tutto come da programma?
Su Mezzogiorno ho fatto gli ultimi tiri coi crampi e anche sul 7a facevo veramente fatica! E' lì che ho capito che dovevo migliorare alcuni aspetti "tattici" diciamo ed infatti su Hotel è andata molto meglio.

In questi mesi hai scalato come al solito o è cambiato qualcosa nelle tue uscite?
Tutto ovviamente era finalizzato all’arrampicata a vista, niente nuovi 9a o 9a+. Provavo qualcosa più basso come grado rispetto al mio massimale ma in condizioni diverse e su roccia diversa ma sempre al primo tentativo. Se non mi entrava qualcosa cambiavo via. Poi sono andato in Trentino a provare qualcosa di Larcher e Vigiani proprio per capire com’erano le loro vie.

Come ti sei trovato quindi su Hotel Supramonte?
Bene. La testa era ok, per fortuna non ho mai sentito molto l’esposizione ed in fondo non è così terribile. La roccia è ottima è con una arrampicata di continuità. I primi tiri sono più strapiombanti poi cambia un po’ ma mai con passi terribili. Su Mezzogiorno di Fuoco invece era il contrario proprio.

In che senso?
Ci sono passi più duri e la chiodatura è decisamente più allegra. Per capirci sull’8a+ c’erano spit ogni 7-8 metri ma è stato fondamentale farla per prepararsi ad Hotel. Sono entrambe stupende comunque.

Ora ci sono i mesi invernali votati all’allenamento e poi?
Sto pensando a qualche vie sulle Alpi ma se ne parlerà in estate ovviamente ma anche un ritorno in Sardegna non è da escludere. Ci sono una infinità di posti e pareti, molti da scoprire e chiodare addirittura. E’ un mondo ancora da scoprire e c’è tantissimo da fare. Poi lì hai tutto, dai paesaggi al cibo buono ai posti da visitare nei giorni di scarico. Non si può volere di più.

E a proposito di ospitalità, abbiamo sentito anche Riky Felderer che tutti conoscono come ottimo fotografo ma che da qualche mese ha affiancato questa professione, che mantiene ottimamente, a quella di gestore di bed and breakfast presso il B&B Lemon House a Lotzorai, Ogliastra.

Riky, come mai questa scelta?
Assolutamente…per caso! Mi hanno fatto questa proposta e ho accettato. Era interessante e poi il posto è meraviglioso e mi dicono che c’è qual cosina da fare in giro! Direi che non è male…

I tuoi lavori come fotografo?
Ovviamente li tengo, quelli grossi e stimolanti e che meritano. Gli altri li ho lasciati, piccole cose che non mi interessa più mantenere.

E’ stato difficile cambiare da Milano?
E’ stato difficile lasciare famiglia ed amici, quello si, ma lo fai. Per il resto sono una persona che si adatta quindi dove mi metto sto. Mi basta giusto qualche metro di roccia e dei rinvii o dei friend e sono contento.

Beh, in Sardegna la roccia non manca…
A 20 minuti da casa ho 7 falesie e ad un’ora altre 30. Mi serve altro?

Hotel Supramonte, Gola di Gorroppu
400m, 8b max, 7c obb
Apertura: Rolando Larcher, Roberto Vigiani (con M. Oviglia primi 2 tiri), 1998
Prima libera: Pietro Dal Prà, 1999

Mezzogiorno di Fuoco, Punta Giradili
270m, 8b max, 7c obb
Apertura: Rolando Larcher, Roberto Vigiani, Maurizio Oviglia 2006
Prima libera: Rolando Larcher 2007

Intervista Stefano Michelin

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