Ho Kahey, una placca da sogno in Qualido

Il racconto della ripetizione di Caterina Bassi e Martino Quintavalla

21 agosto 2017
All’inizio di quest’estate Caterina Bassi e Martino Quintavalla hanno ripetuto la splendida e dura placca di Ho-Kahey, in Qualido.
La via è stata aperta da S. Pizzagalli, D. Soldarini e M. Vago durante l’estate del 1996. Liberata da Simone Pedeferri (ad eccezione di un punto in cui è necessario l’A0 sul quarto tiro), si sviluppa per 200 metri con difficoltà fino all’8a+ (VIII obbl.). La via è attrezzata a spit ma con chiodatura ben distanziata.
Abbiamo chiesto a Caterina di raccontarci qualcosa in più sulla salita…

Come è nata l’idea di provare (e salire!) questa via?

Avevamo percorso La Spada nella Roccia e abbiamo visto la linea dalle calate. Sembrava bella e non troppo fisica, quindi congeniale al mio stile di scalata. Le prese sono piccole ma non sono mai da strizzare come su calcare e non si tratta di pura aderenza mellica. Avevamo già salito diverse vie in Valle (ad esempio Delta Minox, ndr) ma non ci eravamo mai concentrati su un “progetto” come questo. Per noi era una cosa veramente nuova provare una via dura. Decidere di farlo insieme è stato bello e stimolante.

Abbiamo deciso di provarla ma senza grandi aspettative; la prima volta che siamo saliti ci siamo detti: “mannaggia ci tocca tornar su se ci viene…”

 

Come e quando l’avete provata?

L’abbiamo provata un paio di volte prima di Natale ed eravamo già riusciti a fare il secondo tiro (quello chiave di 8a+ ndr) in libera, ma avevamo provato solo i primi due tiri... Poi per via delle condizioni abbiamo dovuto aspettare diversi mesi per tornare, infatti la via è famosa per la sua colata nera e per le formazioni create dall’acqua. Immaginerai quanto sia facile trovarla bagnata! Siamo così tornati a maggio. Spesso ci è capitato di salire la mattina ed aspettare l’ombra alla base della parete sistemando l’Hotel Qualido: adesso il bivacco ha anche una nuova stufa!

 

Come è andato il giorno della libera?

Se non sbaglio era un giorno di metà giugno. Abbiamo attaccato la via alle tre del pomeriggio.

Io ero particolarmente angosciata dal tiro di 7c, che ha un lancio alla fine della sezione dura che non mi era molto congeniale, ma al secondo giro della giornata sono riuscita a liberarlo.

Eravamo riusciti a liberare singolarmente tutti i tiri, tranne Martino cui mancava proprio l’ultimo…

Quando siamo arrivati su, dopo che io l’ho salito, l’ho tenuto sperando fortemente che non cadesse… e così è andata! Martino ha liberato anche l’ultimo tiro e siamo arrivati in cima alla via alle nove di sera. Non siamo usciti sulla Spada perché era tardi e l’avevamo già salita di recente.

È stata una grande soddisfazione salire la via soprattutto in un periodo in cui la capacità di concentrazione è molto legata agli impegni lavorativi: sono contenta e stupita di aver fatto la via a pochi mesi dalla consegna della tesi di dottorato; tra l’altro Il tiro di 8a+ è stato per entrambi il tiro più duro che abbiamo mai fatto.

 

Come è la scalata con un compagno?

Ci sono tante cose positive e poche negative. Martino ha piena fiducia in me, lui crede in me e viceversa e questo ci porta ad avere più fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità. La parte negativa, invece, è che ti lasci andare a reazioni che con altri non verrebbero mai fuori. A volte poi il passaggio dalla tranquillità dello stare insieme allo spingermi fuori dalla mia zona di comfort è un po’ difficile.

Mi ritengo molto fortunata nel poter avere obiettivi comuni anche se lui è più bravo, più versatile e in un certo senso più istintivo di me visto che ha iniziato a 13-14 anni mentre io durante l’università.

 

Ho Kahey, Monte Qualido

Sviluppo: 200 m Difficoltà: 8a+ e A0 1 p.a. (VIII obbl)

Materiale: serie di friend fino al 3 (anche micro)

Apritori: S.Pizzagalli, D.Soldarini, M.Vago (1996)

Prima Libera: Simone Pedeferri

Eva Toschi

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