Jim Bridwell, dagli anni '60 all'Eternità

Un hippie che ha cambiato la storia dell'arrampicata

17 febbraio 2018

Jim Bridwell ci ha lasciato ieri, uno tra i più importanti protagonisti dell’arrampicata di tutti i tempi. Le sue imprese hanno aperto una nuova strada su come affrontare le difficoltà e l’arrampicata, rivoluzionando canoni e approcci ma anche materiali e tecniche, scardinando le vecchie credenze che anche in USA avrebbero fatto da freno se lui e un altro gruppo di giovani scapestrati non avessero avuto l’audacia e l’impudenza di fare di testa loro.

La storia di Bridwell parte naturalmente dalla valle californiana di Yosemite. Al suo arrivo, agli inizi degli anni ’60, si potevano contare al massimo tre vie con difficoltà prossima al 5.10. Chiodi e corde di canapa erano l’attrezzatura dell’epoca e così sperare di fare qualcosa di più impegnativo era praticamente impossibile anche solo concettualmente. La Rixon’s East Chimney, la prima via di Yosemite, fu anche una delle prime salite da Jim. Aperta da Dave Rearick e Royal Robbins nel 1960, Bridwell ripetè questo 5.10a sul Rixon’s Pinnacle nel 1963 mentre l’anno seguente, insieme a Frank Sacherer, aprì North Buttress, 5.10a sul Middle Central Rock salendola in arrampicata libera. Vie e difficoltà che oggi potrebbero fare in tantissimi ma che allora rappresentavano un vero banco di prova anche perché, sia Bridwell che Sacherer abbracciavano già la filosofia del “meno chiodi possibili”.

L’importanza di Jim Bridwell risiede anche nel fatto che fu uno dei precursori dell’allenamento intenso, tanto che non è difficile trovare foto dove sfoggia un fisico da Bronzo di Riace. Audacia, grande allenamento ed una dose non comune di controllo mentale gli consentirono di avvicinarsi ben presto a El Capitan e all’Half Dome, i tempi sacri dove sorgeranno poi alcune delle sue più importanti vie.

Nel 1966 compie la prima ripetizione della Direct Northwest Face, VI- 5.10 A3+ proprio sul Dome, nel 1967 risolve in giornata la North Face sul Quarter Dome, V 5.9 A2, e la West Face sulla Leaning Tower, V 5.10c A3. Alla sua preparazione fisica, Bridwell associa una creatività unica per il materiale da artificiale, impiego che aumenterà ancora di più la sua fama tra le valli di Yosemite e non solo.

Nel 1968 sale in soli due giorni il Nose, VI 5.10a A3, quando praticamente tutte le cordate ce ne mettevano almeno quattro, ma anche la Salathè, VI 5.8 A3, in soli tre. Riesce anche a concatenare le prime 10 tiri di questa via con 7 della Muir Wall e 13 dello stesso Nose dando vita così alla T-riple Direct, una maestosa ed imperiosa big wall.

Non sono moti gli scalatori all’epoca ma sono tutti nomi del firmamento americano. A fianco di Bridweel troviamo in quegli anni Eric Beck, Chris Fredericks, Kim Schmitz, Dale Bard, Ed Barry, John Long, Kevin Worral, Mike Graham, Jim Pittigrew, Bob Staszewski e naturalmente anche Royal Robbins, Yvon Chouinard e poco dopo Ron Kauk, John Bacar, la stessa Lynn Hill…insomma, Yosemite è una volta celeste ricca di stelle.

Nei primi anni ’70, Jim Bridwell apre vie come New Dimension, Butterfingers e Nabisco Wall e si tocca la difficoltà di 5.11 ma anche le brevi e intense Outher Limits 5.10c, Catchy 5.10d e Wheat Thin 5.10c salite con Jim Orey, Dale Bard e Peter Haan.

Nel 1971 sale Aquarian Wall VI 5.9 A4 con Kim Schmitz, nel ’75 Pacific Ocean Route VI 5.9 A4 con Billy Westbay, Jay Fiske e Fred East e l’anno seguente Mirage, Vi 5.9 A4+ con Jim Pittigrew e Kim Schimz così come nel ’77 Bushido VI 5.10 A4 ancora insieme a Dale Bard. Sono tutte vie assurde per esposizione e pericolosità, la scala dell’artificiale si apriva davvero a livelli mai visti, ma è nel 1978 che con il fidato Dale Bard e Dave Diegelman apre su El Capitan uno dei suoi più grandi capolavori, Sea of Dreams, VI 5.9 A5, uno tra i primi se non il primo in assoluto, e l’anno seguente replica anche sull’Half Dome con Zenith VI 5.9 A5, via aperta con Kim Schmitz.

In mezzo trova anche il tempo di “deridere” i vecchi alpinisti, o meglio, la vecchia mentalità alpinistica. Stimolato da una foto che ritraeva alcuni di essi di spalle all’Eiger in perfetto stile “lotta con l’alpe”, nel 1975 insieme a John Long e Billy Westbay demolisce ogni record precedente salendo in giornata il Nose e, al loro ritorno, scattano una delle foto più famose al mondo, quella in abiti tirolesi, o quasi, con sullo sfondo El Capitan.

Due anni prima, il suo articolo Brave New World scritto per Mountain Magazine, mostra a tutti cosa si è capaci di fare negli USA, dove sono arrivate le tecniche di protezione, di assicurazione e di allenamento. Giunto in Europa questo articolo da un lato stimola alcuni scalatori nostrani ad intraprendere nuove e rivoluzionarie strade ma dall’altro accende invidie e rivalità e non mancano le accuse di essere bravo solo in casa.

La risposta di Jim è perentoria e senza mezze misure. Nel 1979 insieme a Steve Brewer sale la famosa via del Compressore sul Cerro Torre in soli due giorni ed in stile alpino, raggiungendo la vetta anche del fungo sommitale, che fa parte della via…

Gli anni ’80 sono costellate da altre salite semplicemente pazzesche, impossibili per tutti gli altri. Nel 1981 su El Cap sale Zenyatta Mondatta Vi 5.10 A5 insieme a Peter Mayfield e Charlie Row; nel 1985 The Big Chill, 5.10 A5 con Peter Mayfield, Sean Plunkett e Steve Bosque; nel 1989 Shadows VI 5.10 A5 insieme a Cito Kirkpatrick, Charles Row e William Westby.

Una passione ed una capacità quella di Bridwell per questo genere di imprese che non ha avuto veramente uguali per anni e che ha saputo portare avanti per moltissimo tempo, basti pensare che, facendo un salto temporale incredibile, anche nel 1999 riuscì nuovamente a stupire tutti. Volato niente meno che in Alaska con Terry Christiansen, Glenn Dunmire e Brian Jones, sul Bear’s Tooth aprì The Useless Emotion, VII 5.9 W14 A4, e con Spencer Pfinsten, The Beast Pillar sul Mooses Tooth, VII A5 5.10b W14+ M6. Si tratta in entrambi i casi di vie prossime ai 1500 metri di sviluppo!

Il suo contributo all’arrampicata però non è stato solo quello di aprire vie ma anche quello di grande costruttore di materiale da artificiale, i famosi copperhead in testa, e di seguace di un allenamento intenso e rigoroso, una cosa che pochissimi facevano all’epoca. Quello scritto qui è nulla rispoetto a tutto ciò che realmente ha aperto, salito o ripetuto ma non ci sarebbe questa arrampicata oggi se non ci fosse stato Jim Bridwell, ricordiamolo.

Stefano Michelin

TAGS:
jim bridwell
90th 740x195

Copyright © Up-climbing.com By Versante Sud Srl
Sede legale Milano via G. Longhi, 10 - Registro Imprese di Milano P.IVA n. 12612150156 REA MI-1569599 - Cap. Sociale euro 10.000,00

Logo footer e307f2bce5042c4e7a257ec709ea497334ec09124162c27e291131063b267875