Jacopo Larcher, intervista dopo la ripetizione di Odyssee

Sull'Eiger con Barbara Zangerl, questa e altre belle salite

18 settembre 2018

Un primo assaggio con Deep Blue Sea e Magic Mushroom e poi un ritorno dopo poco con la magnifica prima ripetizione di Odyssee (8a+, 900m). La montagna ovviamente non può essere che l’Eiger, l’Orco svizzero il cui nome suscita sempre un misto di timore e attrazione, e loro sono il magic team formato da Jacopo Larcher e Barbara Zangerl. Il mese scorso infatti, i due si sono misurati con l’Eiger e la mitica Nordwand, mettendo a segno tre salite importanti tra cui spicca appunto la seconda assoluta sulla via di Roger Schaeli, Robert Jasper e Simon Gietl.

In questa intervista Jacopo ci racconta cosa li ha spinti a provare queste vie e le meraviglie che hanno trovato, alcune delle quali davvero inaspettate. Ma come sempre il meteo…

Ciao Jacopo, com’è stato in generale l’approccio con l’Orco?
Mah, devo ammettere che all’inizio eravamo un po' intimoriti. Tutti conoscono la fama dell’Eiger e quindi è normale che provassimo anche qualche piccolo timore ma era tale la voglia di misurarsi con questa montagna che quando finalmente si è presentata l’occasione, siamo partiti convinti, senza pensarci su neppure troppo.

Era nei piani da tempo quindi?
Beh sì, era un po' che pensavamo ma abbiamo dato spazio ad altro prima.

Rispetto ad altre salite che tu e Barbara avete fatto, qual è stato l’aspetto più problematico?
Sicuramente il meteo. Già da queste parti è molto variabile e inoltre questa estate non c’è praticamente mai stata una vera e propria finestra di bel tempo stabile. Per salire le vie nella parte centrale ci vogliono più giorni, era quindi fondamentale poter contare sul bello, cosa che ovviamente non c’è stata…

Com’è stata Odyssee?
Eh, come dice il nome stesso è stata una “odissea”. Avevamo solo quattro giorni a disposizione tra i vari impegni di lavoro miei e di Barbara e quindi non avevamo molta scelta. Non abbiamo quasi neanche visto il meteo proprio perché non potevamo scegliere quando andare e come detto, avevamo troppa voglia di andare finalmente a toccare con mano questa roccia.

Come sono andati quindi questi quattro giorni?
Nel complesso bene. Siamo stati comunque fortunati col meteo perché pur piovendo tutti i giorni, non siamo mai stati completamente fermi. Il rovescio della medaglia è che abbiamo dovuto affrontare alcuni tiri che erano completamente fradici, anche fino al 7c-7c+. Non sono stati una passeggiata. Sono stati sicuramente l’aspetto più impegnativo. Solo l’ultimo giorno avevamo indicazioni che sarebbe stato davvero brutto e stavamo quasi pensando di calarci. Per fortuna, aperta la tenda abbiamo visto che non era così orribile e abbiamo attaccato.

Bagnato a parte che impressione ti ha dato Odyssee?
Sono stato molto colpito da due aspetti. La prima è stata la qualità della roccia, davvero spaziale, non me l’aspettavo. In alcuni tratti sembrava di essere in Rätikon e in Wenden tanto è compatta. Ovviamente ci sono anche diversi tiri più friabili da farsela un po' sotto ma nel complesso è davvero una bella roccia e la via è meravigliosa. La prima parte è protetta principalmente a spit mentre la seconda è un mix di chiodi, spit e protezioni veloci. La seconda cosa che mi ha colpito è quanto è strapiombante. Nella prima parte butta sempre in fuori e anche nella seconda metà, molti tiri strapiombano. Davvero una signora via.

Avete adottato una “strategia” particolare?
No, abbiamo fatto come sempre. Entrambi abbiamo fatto la via in libera, alternandoci. Tutti e due abbiamo fatto i tiri duri da primi.

Ma come decidevate chi partiva prima su questi?
Facciamo sasso, carta e forbice e chi perde parte…

Di Deep Blue e Magic cosa mi dici?
Allora Deep Blue Sea è una via abbastanza corta, dove ti cali dall’alto e fai in giornata, ottima per iniziare mentre Magic Mushroom è già più impegnativa. Qui è stato comunque particolare scalare perché la parte bassa è più semplice ma anche più appoggiata e quindi più esposta a scariche di sassi. La parte alta invece si raddrizza molto e pur essendo più impegnativa, è più sicura.

Odyssee era già nei vostri programmi subito dopo queste vie?
Sì, il piano iniziale prevedeva dopo di provare Odyssee appunto e Paciencia ma, dopo l’avvicinamento è scoppiato un temporale che ci ha fatto bivaccare per un giorno e quindi abbiamo deciso di rientrare per poi tornare, cosa che abbiamo fatto una decina di giorni dopo.

Avete in programma di tornare?
Sì, decisamente. Paciencia rimane un obiettivo così come provare a salire in giornata una delle vie della parte centrale che sono le più lunghe e complesse. L’Eiger inoltre non è neppure così lontano da casa quindi va bene.

Nell’immediato invece cosa hai in programma?
A breve dovrò andare in Sardegna per un servizio mentre a ottobre ho in mente di tornare a Cadarese perché sto provando un progetto trad davvero impegnativo e che vorrei concludere. A metà novembre stiamo pensando di tornare in Yosemite. E’ un po' in là con la stagione ma vorremmo trovare meno gente sulle vie.

Ma per salire che cosa esattamente?
Il primo obiettivo è il Nose. Se dovesse andare male per qualche motivo, abbiamo in mente anche altro…

 

Intervista Stefano Michelin

photo Paolo Sartori Photography / Paolosartophoto

 

 

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