Pierre Labbre, Max Bonniot e Léo Billon ripetono la Via del Compressore

La sola vetta del Cerro Torre in questa stagione per la via più controversa.

24 gennaio 2019
Filo Sureste o Southeast Edge, la “ex” via del Compressore insomma. Uno dei percorsi più rappresentativi, e controversi del Cerro Torre ha visto finalmente una ripetizione e sono stati i francesi Pierre Labbre, Max Bonniot e Léo Billon a completarla, dopo tre anni circa di latitanza da parte degli altri alpinisti.

Una spedizione lampo di soli tre giorni, che ha sfruttato al meglio una finestra di bel tempo di quella che non sarà certo ricordata come la stagione migliore della storia della Patagonia, li ha visti da El Chaltén alla vetta. Arrivati martedì nella cittadina, mercoledì hanno raggiunto il Colle della Pazienza dove si sono fermati per la notte. Il giorno dopo malgrado un tempo molto ventoso, hanno raggiunto la base della headwall. Anche se le raffiche della notte facevano presagire il peggio, il giorno seguente sono riusciti ad attaccare per la variante di David Lama trovando anche neve e ghiaccio sulla parete. Raggiunta la vetta alle 10,30 del mattino, trovando qui sferzate fino a 80km/h, i tre alpinisti sono tornati poi diretti ad El Chaltén, raggiunta in serata.

Una via segnata dalla polemica fin dalla sua apertura, da quel 1970 quando Cesare Maestri e compagni, per farsi strada sugli scudi della porzione finale, issarono con un lavoro titanico un compressore di centinaia di chili per forare la roccia e fermandosi poi alla fine di essi senza salire il fungo sommitale. Se da un lato questa impresa suscitò clamore e ammirazione, dall’altro le discussioni del mondo alpinistico si fecero accesissime e misero per molti versi Maestri all’angolo.

Nove anni dopo furono Steve Brewer e Jim Bridwell a completarla, fungo compreso, ma fu David Lama, dopo tre anni di tentativi, a risolverla in completa arrampicata libera. Anche qui non mancarono le polemiche e anzi, l’asso austriaco, soprattutto alla prima spedizione, fu preso letteralmente per il c..o per la spettacolarizzazione di quello che poi fu un fallimento. Tutti però applaudirono nel 2012 per quella che divenne una tra più grandi imprese delle Patagonia e non solo, ridando a David il merito che gli spettava.

Pace trovata per la via del Compressore? No ovviamente, perché praticamente nello stesso periodo, Hayden Kennedy e Jason Kruk scendendo per la via dopo una salita in vetta, spaccarono buona parte dei chiodacci lasciati da Maestri che se da un lato testimoniavano la cieca volontà di arrivare in vetta, dall’altro rappresentavano lo stile di salita di un’epoca ed un patrimonio della storia dell’alpinismo, al pari del compressore stesso abbandonato in parete.

Nel 2013 sono stati gli sloveni Luka Krajnc e Tadej Kriselj a ripeterla mentre la prolifica estate australe del 2016 ha visto ben tre cordate, quella formata da Matteo della Bordella e Silvan Schupbach; Christian Lederberger, Friedrich Madere, Roger Schaeli e Tobias Sutter e Gabriel Fava con Martín López Abad, ad aggiudicarsi una ripetizione mentre il team composto da Andrew Rothner, Mikey Schaefer e Josh Wharton riuscirono anch’essi in arrampicata libera.

News Patagonia Vertical/desnivel

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