Matteo Della Bordella e Matteo Pasquetto sul Diedro degli Inglesi

Continua il progetto di scalata sulla est del Cerro Torre in stile alpino

08 febbraio 2019
Matteo Della Bordella e Matteo Pasquetto sono rientrati a El Chalten dopo un tentativo all’impressionante Diedro degli Inglesi, sulla est del Cerro Torre.

Sfruttando la finestra di bel tempo che si è aperta nei primissimi giorni di febbraio, Matteo Della Bordella e Matteo Pasquetto sono tornati sulla parete Est del Cerro Torre per un tentativo decisivo sul loro grande progetto: il Diedro degli Inglesi, il lungo diedro che solca il lato destro della parete.

Il diedro è già stato tentato nell’estate australe del 1979/80 dai britannici Philip Burke e Tom Proctor, che lo superarono utilizzando le corde fisse e issando in parete un “box da bivacco” che si trova ancora sul posto. Nel loro tentativo gli inglesi arrivarono fino a circa 40 metri dall’uscita della struttura sulla cresta ovest.

Matteo Della Bordella e Matteo Pasquetto hanno affrontato la via in stile alpino, senza usare corde fisse. Hanno raggiunto il Diedro degli Inglesi lungo la via già tracciata nei loro tentativi precedenti e l’hanno seguito fino a un punto a circa 80 m dalla fine del diedro stesso. Qui, dato che la “finestra” di bel tempo si stava già “chiudendo”, sono stati costretti a scendere. Chissà se i capricci meteo consentiranno ai due climbers un’ulteriore possibilità o se tutto verrà rimandato al prossimo anno…

Matteo Della Bordella racconta:

“Una volta lasciato El Chalten davanti a noi avevamo una finestra di tre giorni di bel tempo, tuttavia, dopo le abbondanti nevicate, abbiamo dovuto "adattarci" ai ritmi della montagna per rendere più contenuti i rischi oggettivi di scariche di ghiaccio dai funghi sommitali.
Così abbiamo passato il primo giorno a guardare la parete scaricare enormi blocchi di ghiaccio da ogni lato e abbiamo deciso di attaccare alle 10 di sera, quando le temperature si erano abbassate e il bombardamento era cessato. Dopo aver scalato i tiri già saliti le volte precedenti, perché per scelta vogliamo scalare in stile alpino, senza usare corde fisse, abbiamo raggiunto la base del grande diedro alle 7 di mattina.
Abbiamo fatto una piccola pausa prima di ripartire verso la volta di granito strapiombante che dà accesso al diedro vero e proprio. Per entrare nel diedro, un tiro di artificiale su roccia marcia ci ha portato via mezza giornata, dal momento che prima io ho sbagliato linea e sono dovuto ridiscendere e poi il mio socio Matteo Pasquetto è salito dalla linea giusta.
Provati dalla fatica, dopo 24 ore dalla partenza, abbiamo deciso di fermarci a bivaccare vicino al mitico "box" utilizzato dagli inglesi Burke e Proctor nel 1980. Il mattino dopo abbiamo proseguito scalando lungo il grande diedro che, di fatto, si è rivelato un mega camino, sempre verticale, con pareti avare di appigli e di appoggi e una scalata grezza e faticosa su roccia talvolta compatta, talvolta friabile.
Dietro di noi vedevamo enormi scariche di ghiaccio passarci sopra la testa e schiantarsi direttamente sulle placche dove eravamo saliti la notte prima: uno spettacolo impressionante e spaventoso che potevamo goderci dal nostro diedro strapiombante e riparato.
Abbiamo raggiunto un punto a circa 80 metri dalla fine del diedro stesso e, alle 10 di sera, una volta abbassatesi le temperature e con la finestra che ormai si era già praticamente chiusa in anticipo sui tempi previsti, abbiamo iniziato la discesa notturna che ci ha riportato alla tenda alle 4 di notte!

Fonte: Ragni di Lecco.

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