El Regalo de Mwono raccontata da Paul Pritchard

Nel libro Deep Play, la storia dell'apertura della via liberata da Favresse, Villanueva e Vanhee

07 marzo 2017

“Fai scorrere la jumar su il più possibile. Inspira. Carica il piede nell’asola. Tira col braccio destro. Distenditi in piedi. Espira. Clinc. Siediti nell’imbraco. Fiatone. Guarda in su. E’ sempre lontano. Fai scorrere la jumar. Inspira. Carica il piede. Tira….”

Così si apre il capitolo che racconta l’allucinante salita de El Regalo de Mwono vissuta e raccontata da Paul Pritchard nel libro Deep Play, Ed. VersanteSud. Questa via, che era rimasta lì in bilico nella memoria per anni, è stata ripresa con una altrettanto pazzesca salita, questa volta in libera, dagli specialisti di vie estreme Nico Favresse, Sean Villanueva e Siebe Vanhee.

Questo team belga ha infatti liberato di recente tutti i tiri de El Regalo sulla parete est della Torre Centrale del Paine con una impresa che ha richiesto loro quasi tre settimane in parete. Questo “mostro” aperto nel 1991/1992 da Pritchard con Simon Yates, Sean Smith e Noel Craine proponeva una difficoltà di VI, 5.10, A4. I tre belgi si sono scontrati tra le altre cose anche con un meteo inclemente e violento, che ha posto fine tra le altre, anche alla spedizione della coppia Smith-Gobat/Harrington che avevano tentato la prima libera di Riders on the Storm.

“La mia jumar arriva ad un punto di stallo. Un chiodo nel diedro dove sono ora e di colpo vengo rigettato nella notte. Sono le due di mattina, è da ieri pomeriggio che risaliamo le corde. Il fascio della frontale crea uno specchio sulla parete. In questo specchio vedo passato, presente e immagini spaventose del futuro imminente.”

L’impresa a cinque stelle del team belga ha avuto il merito anche di riportare alla luce questo spaccato di storia dell’alpinismo che sa di temerarietà oltre misura e non poca follia. Le ascese di Paul Pritchard infatti hanno rasentato spesso l’assurdo e l’impossibile con aperture che poi, proprio come in questo caso, hanno richiesto anni per essere salite in libera.

“Sputai e lo sputo si librò nell’aria verso l’alto, come una tela di ragno nel vento. Se avessi seguito quello strano desiderio, quello che tutti provano quando si sporgono a guardare giù lungo i fianchi della Torre Eiffel, Cadendo slegato non avrei toccato roccia fino al ghiacciaio. Natale passò con continui sali e scendi, incursioni e ritirate lungo le corde incrostate nel ghiaccio.”

Nel 1998, Paul rimase vittima di un pauroso incidente sul Totem Pole, lasciandolo vivo per miracolo e con una parziale paralisi che però, dopo anni, non gli ha impedito di stare lontano dalla roccia e quindi di chiudere, nel 2016, proprio la salita al Totem Pole insieme a Steve Monks. L’apertura de El Regalo de Mwono resta una delle sue imprese più incredibili ma anche una testimonianza unica dello stile big wall in Patagonia e dalle sue parole trasudano tutta la fatica ed il patimento vissute in situazioni che avrebbero stremato chiunque.

"Chiamammo la nostra salita El Regalo de Mwono, Il Regalo di Mwono, in onore del dio Tehuelche che abita tra quelle guglie ghiacciate. I Tehuelche sono scomparsi ora, spazzati via dai colonizzatori, molti di loro abbattuti come animali. Avevano scelto di non mettere mai piede sulle montagne per paura di accendere la rabbia di Mwono, ma sapevo che uno di loro, forse un giovane agile e imbrattato di fango, con indosso una pelle di guanaco, non era riuscito a reprimere la curiosità e si era avventurato oltre, per esplorare e cacciare ai piedi delle grandi pareti. Dubito però che avesse pensato di scalarle. Il regalo era la salita, non il bottino che aveva suscitato così tanti rancori, e per noi fu un onore ricevere un dono così."

Nato a Bolton, Lancashire, nel 1967, Pritchard inizò a scalare intorno ai 16 anni entrando presto nel turbine della folle arrampicata inglese capace però di cose magiche.

Deep Play, El Regalo de Mwono, di Paul Pritchard

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