Andrea De Giacometti, prima ripetizione di Pinne Gialle

In Tognazza seguendo Manolo

25 agosto 2016

Andrea De Giacometti ha realizzato quella che è la prima ripetizione di una via recente di Maurizio "Manolo" Zanolla, Pinne Gialle, sulla mitica Tognazza, une delle "lavagne" del maestro dove restano ancora delle vie mai ripetute. Ecco le parole di Andrea riguardo questa salita di pregio.

PINNE GIALLE, TOGNAZZA
Prima Salita Maurizio Zanolla, 22014
Prima Ripetizione Andrea De Giacometti, 2016

"Salendo da San Martino di Castrozza non si puo' fare a meno di notare quella grande lavagna di porfido "spiccante" in un mare di calcare e dolomia propria delle Pale di San Martino. La parete e' di colore violaceo, un susseguirsi di diedri marcati, fessure a tratti inerbate e lisce placconate. La roccia ha un'aderenza incredibile, sembra quasi "granitica" ma, per la sua incredibile lavorazione, rimanda molto allo stile di arrampicata del calcare. La prima via fu aperta in artificiale da Dell'Antonio e Marcon nel 1962, attraverso l'inconfondibile ed enorme diedro perfettamente ortogonale situato a meta' parete, liberata poi negli anni '70 da Manolo. Negli anni successivi la Scuola Alpina Fiamme Gialle apr¡ molti itinerari che, negli anni '80, riattrezzo' con spit e fittoni. Restavano pero' alcuni tratti di roccia inesplorati, linee "illogiche" di equilibri precari e aderenza, infime scalfiture che il tempo ha tentato di infliggere su uno specchio cos¡ compatto e respingente. Attratto da tutto questo, nel 1995 Maurizio "Manolo" Zanolla apr¡ e libero' "Baby Rabbit", tutt'ora irripetuta e altri tiri di una eleganza unica. Nel primo decennio del 2000 sono state poi attrezzate altre vie di bassa difficolta', oggi tra le piu' ripetute e frequentate, come "Andrea Mancin", "Flower power" e "Baby jan".

Mi sono avvicinato per la prima volta alla Tognazza appena terminato il corso roccia col Cai di Feltre, circa 5-6 anni fa. Oldino De Paoli, carissimo amico, mi chiese di accompagnarlo a fare la "Dell'Antonio-Briosi" per adattarsi un poco allo stile granitico che nei giorni successivi avrebbe dovuto affrontare nelle occidentali. Ricordo che feci una gran fatica a salire da secondo lungo questa via; l'inesperienza era molta (e lo e' tutt'ora) ma in qualche maniera riuscii a trascinarmi fino in cima.
Durante l'estate del 2014 io e Manolo abbiamo una giornata libera e decidiamo di andare a fare il "Gran diedro", non nuovo per entrambi. La stagione si rivela assai inconsueta, fredda e piovosa ma, apparte qualche nuvola in cielo, iniziamo a scalare. Arrivati all'altezza del diedro, mi fa notare sulla destra la liscia ed inquietante facciata percorsa da tre esili fessurine; gli si illuminano gli occhi e subito percepisco nell'aria l'idea di un nuovo progetto. Detto-fatto e, mentre sono fuori casa per lavoro, sale in Tognazza da solo spittando e pulendo tutti i tiri. Pochi giorni dopo andiamo a provare assieme ed immediatamente ci sembra di sognare ad occhi aperti; le lunghezze sono da brivido, semplicemente magnifiche, l'entusiasmo sale alle stelle e non viene minimamente intaccato neppure quando abbiamo dovuto fare la risalita lungo le fisse causa un acquazzone misto a grandine che ha provato i bronchi del Mago per diverso tempo. Avevo incontrato una dimensione dell'arrampicata tutta nuova, un equilibrio che non avevo sentito prima, una scalata precaria ma di grandissima soddisfazione.

Venerdi' 12 agosto 2016, con la scusa di fermarsi ad osservare il cielo notturno in cerca di qualche stella cadente, Laura decide di accompagnarmi su Pinne gialle. Qualche giorno prima ero salito con Manolo per riguardare bene i movimenti ed analizzare assieme, ma da parte mia passivamente, quella sua insana idea del trad che purtoppo non lo ha ancora del tutto abbandonato: no comment! Mi metteva pressione dicendomi di sbrigarmi a chiuderla perche' le sue intenzioni sarebbero di togliere gli spit lasciando la parete completamente da proteggere. La mia ragazza oggi e' molto stanca e fa fatica a risalire lungo le ripide rampe erbose delle piste da sci. Ci caliamo e lascio i tiri gia attrezzati coi rinvii. C'e' un'aria terribile e le mani le sento gia' gelide...povera Laura! Il tiro difficile mi intimorisce, come ha sempre fatto, ma oggi mi sento bene. La prima parte non mi stanca minimamente e in un baleno mi ritrovo anche sopra la sezione boulderosa. La concentrazione e' massima e i piedi li sento ancora sensibili, ma non e' finita, la caviglia destra inizia a cedere dallo sforzo, come anche la mente. Laura riesce a rilassarmi... il soffio del vento sembra calmare la mia rigidita' e arrivo in sosta dopo quasi 50 metri, provato... La felicita' rieccheggia nell'aria, immensa, e viene trasmessa alla sosta sottostante con l'ultimo flebile e tiepido raggio solare della parete. Il tiro successivo, anche se ostico, riesco a passarlo e arriviamo in cima che "l'enrosadira" sta gia' iniziando.

Il nome "Pinne gialle" deriva da una storia tutt'altro che simpatica, fatta di arrampicatori "snaturati" e di maldicenze su appigli rotti e smussati. Una saga senza fine incominciata tempo fa, purtroppo con l'unico scopo di tralasciare il vero valore dell'arrampicata e della mera bellezza delle vie. Tiri semplicemente unici, dove si riesce a passare oppure, con un grande sforzo di umilta', e' dovere togliersi il cappello e portare a casa un insegnamento di valore ancora piu' prezioso. A me questa via ha insegnato molto, la reputo la piu' complessa che abbia salito fin ora e sicuramente la piu' bella della parete. Una via con carattere, con "un'anima" propria da ricercare e comprendere, sintonia da scoprire con la parete, gioco di emozioni... per riuscire a salirla ci vuol ben altro che un buon allenamento e le dita che stringono.

Mi permetto di proporre i gradi anche se il rischio di creare malumori ed essere "bersagliato"e' alto, ma in fin dei conti qualcuno dovra' di certo prendersi questa responsabilita', non onere:
L1: 7a/+ 30m
L2: 7c/8a 15m
L3: 8b/c 45m (18 rinvii)
L4: 7b/c 30m

Ringrazio davvero molto Laura Golzalez che, oltre ad avermi fatto qualche scatto, anche sotto la pioggia e il vento mi ha accompagnato a provare risalendo ogni volta quei ripidi cento metri con le maniglie e, il giorno che la ho chiusa, era li con me. Grazie a Manolo per aver "scoperto" una via di rara bellezza e per avermi aperto gli occhi a qualcosa fino ad ora da me sconosciuto. Andrea e' supportato da Montura e Petzl."

Andrea De Giacometti

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