Il genio di Tarcisio Fazzini!

Uno dei climber/alpinisti più importanti – ma meno conosciuti – degli anni ‘80

26 aprile 2021
“Le sue vie sono dei messaggi incisi nella natura, dei sogni scolpiti nella pietra, sono in buona sostanza la quintessenza di quello che io intendo come alpinismo: sfida, ricerca, abilità tecnica, impegno fisico, capacità di leggere la roccia, sogno, espressione artistica.” (Popi)

 

Negli anni ’90, quando da ragazzino sognavo un’arrampicata a 360 gradi, ricordo che ricorreva spesso un mito, una via leggendaria che rappresentava un’era, un obiettivo a cui puntare per considerarsi davvero climber di livello…e gran pelo! Il nome di questa leggenda era Delta Minox, e lo si pronunciava con venerazione, quasi con vergogna nel voler menzionare una via che allora era ad anni luce da quanto si sarebbe stati in grado di fare.

Questa via sul granito della Cima Scingino fu aperta nel 1988 da Tarcisio Fazzini, Norberto Riva e Sabina Gianola e rappresenta tuttora uno dei capolavori dell’arrampicata su roccia dell’intero arco alpino.

“Delta Minox divenne così una sorta di mito, un must dell’arrampicata in placca che trova pochi rivali tra le altre vie alpine, comprese quelle del Monte bianco, usate solitamente come termine di paragone tipico quando si parla di scalata su granito”

Il suo apritore, Tarcisio Fazzini, era per me un personaggio lui stesso leggendario: il suo nome era associato ad altre vie tra le più dure e iconiche della Val Masino e spesso lo si trovava anche come primo salitore di alcune vie impegnative nelle falesie del lecchese. Eppure, in un tempo in cui ancora Internet non esisteva nelle case, le informazioni che ero riuscito ad avere su di lui erano poche.

Per questo la seconda edizione de “La Via del Tarci” di Giuseppe “Popi” Miotti (Edizioni Versante Sud) è stata un’occasione per conoscere Fazzini attraverso le storiche vie da lui tracciate sulla roccia della Valle e sapere qualcosa in più su quello che Carlo Caccia descrive come “Un genio del granito, proprio così, per la sua capacità di immaginare e realizzare scalate su quella roccia che consuma le dita, compattissima nelle sue placche o tagliata di netto a formare fessure, dietri, spigoli e persino strapiombi”.

Tarcisio è purtroppo scomparso nel 1990 per un incidente su ghiaccio, lasciando un vuoto nell’alpinismo di allora e nei suoi tanti amici ma anche “rivali”, interrompendo un’attività ancora nel pieno delle potenzialità.

Praticamente nei soli 5 anni precedenti, il Tarci e gli altri ragazzi del gruppo di Premana da lui trascinati avevano rivoluzionato la concezione dell’arrampicata sulle grandi pareti del gruppo Masino-Bregaglia tanto che “nessuno come lui è riuscito ad esprimere un alpinismo sportivo e al tempo stesso romantico sulle pareti granitiche del Masino-Bregaglia” (Gianluca Maspes).

“Il suo era quindi un nuovo modo di concepire le scalate e di vedere le pareti che nonostante restasse legato al sogno d'avventura tipico dei Sassisti, si proiettava oltre, più avanti“ (Simone Pedeferri): Tarcisio partì infatti dalla tradizione lasciata dai mitici Sassisti ma andò oltre, aprendo la strada alla concezione moderna dell’arrampicata sulle grandi pareti.

Da Ringo Star al capolavoro di Jumar Iscariota o ancora la Diretta del Popolo sul Badile a Pejonasa Wall e altre sul Precipizio degli Asteroidi, alla mitica La Spada nelle Roccia in Qualido fino appunto a Delta Minox o a Elettroshock sul Picco Luigi Amedeo, ma anche la via di ghiaccio e misto di Cacao Meravigliao sul Cengalo: queste sono solo le più celebri tra le tante vie che portano la firma di Tarcisio e che ancora rappresentano dei passaggi obbligati per chi aspira ad affermarsi su queste pareti simbolo dell’alpinismo italiano.

Nonostante qualche esperienza extra-europea, Fazzini il suo grande alpinismo lo concretizzò di poco fuori dalla porta di casa di Premana, su pareti vicine geograficamente ma considerate inaccessibili per l’arrampicata di allora.

“Riviviamo così i momenti d'arrampicata vissuti durante la giornata sentendo ancora il caldo granito nelle mani, in quegli istanti ci si rende conto che bellissimi sensazioni ed esperienze le si può vivere anche vicino a casa (…)”

Un alpinista che ha saputo guardare lontano restando vicino e che, così facendo ha dimostrato “(…) qualcosa di speciale, come un fuoco dentro che li ha portati oltre il primo sguardo, lungo cammini di ricerca insieme romantici e metodici.” (Carlo Caccia)

Il Tarci fu un innovatore perché tentò di portare in montagna l’ottica, le tecniche sportive e l’approccio all’allenamento della falesia, facendo quello step necessario per aprire nuovi orizzonti, sempre mantenendo la visione romantica del Sassismo.

“Il Tarci intuì che la scalata ad altissimo livello avrebbe potuto essere non solo un modo di esprimere la sua creatività e la sua vena sportiva, ma anche uno spazio over fermare liberamente la propria personalità, per assumere un ruolo importante

Fu lui uno dei primi a introdurre lo spit e l’uso del trapano a batteria sulle pareti della valle, ma in modo del tutto rispettoso: “L'uso che i ragazzi di Premana facevano degli spit era limitato solo a situazioni di reale necessità, quando un volo avrebbe potuto avere conseguenze disastrose se non mortali.”

…comunque non senza sollevare discussioni e contrasti con la tradizione precedente:

“Ma chi l'ha detto che non si può piantare uno spit, che non si può usare il trapano, esiste forse la Bibbia dei climber? O i 10 comandamenti dell'Alpe?”

“Se qualcuno mi fa domande di questo tipo non posso far altro che invitarlo a ripetere la via in questione, Elettroshock, penso che la risposta la possa trovare sull’ottava o nona lunghezza, sono eccessivamente superbe“

Grazie anche a questo avanzamento le placche compatte e allora inviolabili della Valle divennero accessibili, seppur con il rischio di voli eterni e con obbligati al tempo riservati a pochissimi, e fu proprio lo spit che aprì un’infinità di possibilità, quali la realizzazione dell’eccezionale Delta Minox.

“Dopo Delta Minox ho aperto ancora molte vie, ma quella sensazione di benessere mista a compiacimento e soddisfazione che ho provato non si ancora dissolto né offuscato“

“Tarcisio aveva una visione che andava ben oltre il suo presente ed ha avuto la rara capacità di concretizzarla. Ecco perché siamo ancora qui a parlarne ed a ricordarlo. Tarcisio non ha solamente alzato l'asticella ma ha compiuto un salto temporale che lo ha proiettato in quel futuro che renderà le sue salite sempre attuali, sognatori coloro che ambiranno ad una ripetizione e orgogliosi quelli che la concretizzano.“ (Rossano Libera)  

Una carrellata di episodi, descrizioni, ricordi…accompagnati dalle relazioni delle vie disegnate a mano dallo stesso Fazzini, con quel fascino “analogico” ormai perso nell’era del digitale.  Questo libro ci accompagna nella vita del Tarci con le sue vie e anche con il contributo di moltissimi alpinisti di punta – sia giovani che meno giovani – che lo ricordano e lo celebrano, permettendoci di conoscere davvero un personaggio importante per la nascita dell’arrampicata multipitch moderna…

“Così, sdraiato nella tenda, fra un pisolino e l'altro, penso a molte cose… anche al perché di questo mio andare in montagna a cui non ho ancora trovato risposta, se non quella del puro divertimento”

…e, terminata la lettura, in chiunque si risveglierà sicuramente la voglia di prendere e partire per una qualche parete, attratti da quel fascino irresistibile e antico che la montagna riesce a risvegliare in ciascuno di noi!

Albertaccia

 

Tutte le citazioni qui riportate sono tratte da Giuseppe “Popi” Miotti - “La Via del Tarci” – Edizioni Versante Sud

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