Via dei ritorni, 435 m, VIII e A1

Nuova via sulle Pale di San Lucano

22 novembre 2019
Nel mese di giugno scorso Titus Prinoth e Alex Walpoth hanno aperto la Via dei ritorni alla Seconda Pala di San Lucano.

Alex Walpoth racconta:

Nel 2018 la valle di San Lucano mi era sembrata un posto incantevole. Un anno dopo la valle era completamente cambiata - in modo molto triste. Immergendoci nei profondi boral (gole), o aggrappandoci a ripide pareti sopra ad abissi paurosi, abbiamo però capito che tanti misteri della Valle di San Lucano esistono ancora.

L'anno scorso a fine maggio Titus Prinoth e io salimmo lo zoccolo della Terza Pala di San Lucano seguendo la via "Tissi-Andrich". Il nostro obbiettivo era l'impressionante parete meridionale della Seconda Pala. Questa si raggiunge seguendo un’esile cengia che lascia lo spigolo della Terza a circa metà parete. Attraversanto il cupo boral pieno di neve, ci trovammo sotto agli strapiombi gialli, lisci e inspiegabilmente attraenti della Seconda Pala. Potemmo studiarli in ogni dettaglio. Finalmente non c'era più il tormento delle zecche, che avevamo incontrato in gran numero sulla via d’accesso. Ma quando preparammo il bivacco, nell'erba sotto alla parete, comparvero di nuovo le bestie. Per un attimo ci colse la disperazione, ma poi mi dissi che in fondo l'arrampicata stessa è molto più pericolosa di quel brutto animale. Il giorno dopo ripetemmo la via "Lops de Mar", che ci regalò una bella arrampicata.

Noi tutti abbiamo un brutto ricordo di ciò che è successo nelle Dolomiti a inizio novembre del 2018. La Valle di San Lucano è stata colpita doppiamente: prima da un rogo e qualche giorno dopo da venti violentissimi. Osservando le foto la situazione sembrava disastrosa. Ciò nonostante eravamo convinti di ritornare quest'anno a tentare una via nuova superando proprio la parete più repulsiva della Seconda Pala.

Siamo partiti dalla chiesetta di San Lucano motivatissimi, ciascuno con uno zaino che sfiorava i 30 kg. Contenevano tra l'altro un portaledge, 14 litri d'acqua e 60 chiodi. Lo zoccolo si è presentato irriconoscibile. Tutti gli alberi erano bruciati e abbattuti dal vento. Il terreno era instabile. Quando siamo arrivati all'attacco era già pomeriggio inoltrato ed eravamo esausti e sporchi di fuliggine. Vedendo il disastro abbiamo provato una profonda tristezza. Unico lato positivo: le zecche erano sparite.

Osservando il progetto le energie tornano subito. C'è ancora il chiodo d'attacco dell’anno scorso, oltre sarà terreno sconosciuto. Per noi lo stile ideale consiste nell'aprire una via dall'inizio alla fine in una sola volta. Riteniamo questo metodo la massima espressione del nostro spirito d'avventura. Titus inizia su placche appoggiate. Ben presto la parete si fa più ripida, ora la roccia è gialla. Grazie a uno stupendo diedro le difficoltà rimangono contenute. Il tramonto si avvicina e dobbiamo pensare a montare il portaledge. Troveremo una sosta abbastanza sicura? Non abbiamo portato spit, quindi sarà la parete a decidere. Mentre mi immergo nei miei pensieri e dubbi, sento le grida di un Titus entusiasta: ha trovato due clessidre. Lo raggiungo e insieme montiamo il portaledge nell'ultima luce del giorno. I tetti sopra di noi fanno impressione, speriamo di evitarli spostandoci verso destra. Per intanto rimandiamo i dubbi a domani, siamo distesi in un comodo portaledge appeso a una parete tutta da scoprire. Il tramonto ci fa vivere momenti magici. Dopo la cena ci addormentiamo subito, stanchi e felici.

La mattina viene presto. Oggi il primo tiro tocca a me e si rivela molto duro. Mi riposo sui friend e mi appendo al cliff per battere qualche chiodo. Non sempre mi riesce, poi continuo in libera. Arrivo sotto all'enorme tetto e anche lì c'è una clessidra solidissima per fare sosta. La nostra fortuna ci rende ottimisti. Ci alterniamo sui tiri successivi, che offrono sempre arrampicata di settimo grado, e scaliamo quasi esclusivamente in libera. Dopo una larga fessura, molto evidente, sorgono incertezze su come proseguire. I tetti sopra di noi sembrano quasi insuperabili e così continuiamo a spostarci leggermente verso destra. Supero una fantastica placca e oso un pendolo per raggiungere un'area di roccia grigia, meno ripida. Sembra che abbiamo ormai superato le maggior difficoltà e ciò ci rende leggeri e rilassati. Proseguiamo veloci su bella roccia, ricca di appigli. Potremmo arrivare in cima prima della sera, ma non abbiamo fretta. Il sacco è pieno d'acqua e cibo. Fissiamo il portaledge in una graziosa nicchia poco sotto alla cima. La tensione fa posto alla stanchezza, l'insicurezza alla soddisfazione.

Il terzo giorno torniamo a valle. Siamo sfrenati e progettiamo già di ritornare in questa valle meravigliosa. Speriamo che anche la natura, gli alberi e i ruscelli un giorno ritornino a essere come prima. Perciò chiamiamo la nostra avventura la “Via dei ritorni”. Ci vengono anche in mente amicizie, passioni e sogni che purtroppo sono svaniti e vorremmo che ritornassero. D'altronde la vita è così, fatta di cambiamenti e di svolte. Solo le zecche desideriamo che non ritornino più sulle Pale di San Lucano.

 

Pale di San Lucano, Dolomiti (Veneto, IT)
Seconda Pala di San Lucano 2340 m - parete sud
Via dei ritorni
Titus Prinoth, Alex Walpoth, 18-20 giugno 2019
435 m, VIII e A1

 

Materiale: classico da roccia con doppia serie di friends, martello e qualche chiodo, cordini per le clessidre.

Accesso: salire lungo lo spigolo della Terza Pala (via “Tissi-Andrich”) fino a termine della vegetazione (terreno devastato e instabile, prestare molta attenzione), poi seguire una cengia a tratti esposta e in discesa fino in fondo al Boral tra la Terza e la Seconda Pala. Una cengia molto esposta taglia l'intera parete meridionale della Seconda Pala e conduce direttamente all'attacco.

Relazione: vedere schema pubblicato tra le immagini qui sopra.

Discesa: consigliata la discesa a Pradimezzo passando per la Forcella della Besausega.

Informazioni e immagini fornite dagli apritori.

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