ORTO SALEWA: COLTIVARE INTEGRAZIONE

MIGRANTI, RIFUGIATI, VOLONTARI E AZIENDE COLLABORANO PER MIGLIORARE LA COMUNITÀ, TRASMETTERE VALORI E CONOSCENZA

26 giugno 2017
Una rete di solidarietà tra aziende e volontari offre a 15 tra rifugiati e migranti provenienti da diversi centri di accoglienza di Bolzano di essere impegnati nella coltivazione di un orto di 3.000 metri quadrati.

Non avere niente da fare è una delle cose peggiori, perché toglie alle persone dignità e speranza per il futuro - spiega Heiner Oberrauch, Presidente del Gruppo Salewa-Oberalp e fondatore dell’Orto Salewa - Io ho provato a proporre alle associazioni e istituzioni locali delle attività destinate ai rifugiati e migranti, ma non ho avuto successo. Penso che la politica non possa risolvere tutto e che sia dovere civile impegnarsi in prima persona. L’agricoltura è parte integrante della cultura e della vita della nostra comunità, e così è nata l’idea dell’Orto Salewa”.

Stephanie Völser, Executive Assistant del Presidente e responsabile del progetto, è impegnata dall’inizio del 2016 nel movimento Binario 1, organizzazione che offre assistenza e supporto ai rifugiati e migranti giunti a Bolzano. Attraverso questa esperienza ha sviluppato la convinzione che l’integrazione si realizza solo se accompagnata da un’occupazione attiva. Così ha convinto il proprio Presidente a mettere a disposizione un’ampia area del terreno antistante la moderna sede del gruppo.

A partire dallo scorso marzo sono iniziati i lavori preparatori e ora nei 3.000 metri quadrati dell’orto sono impegnati quindici fra rifugiati e migranti, intenti a coltivare oltre trenta qualità di verdure, erbe aromatiche, mirtilli e lamponi. La loro attività è seguita da alcuni volontari, come Caroline Hohenbühel, che ha messo al servizio del progetto la propria esperienza nel movimento Binario 1, e Josef Zemmer, un maestro artigiano esperto in coltivazione che sta trasmettendo loro le tecniche dell’agricoltura biologica.

L’inizitiva Orto Salewa a fatto nascere nuove partnership anche con alcune aziende locali, che hanno aderito al progetto creando attorno ai lavoratori una ampia rete di solidarietà. Gregor Wenter ed Egon Heiss, rispettivamente proprietario e chef stellato del ristorante Bad Schörgau a Sarentino, si sono fatti vivi per chiedere di diventare clienti dei prodotti dell’Orto Salewa. Inoltre Egon Heiss ha procurato anche il fertilizzante organico che insieme al compost fornito gratuitamente da Bioenergia Trentino è un elemento indispensabile per la coltivazione sostenibile del terreno.

Gli attrezzi agricoli invece sono stati forniti gratuitamente dal Consorzio Agrario di Bolzano e attualmente sono depositati in un container messo a disposizione dalla ditta Niederstätter che si occupa di noleggio di materiali e attrezzature per l’edilizia. Inoltre, il Gardencenter Biasion si è da subito appassionato al progetto offrendo tutte le piantine per l’orto. Infine, un requisito essenziale è stato risolto dalla collaborazione con la cooperativa sociale OfficineVispa, che ha consentito di superare alcuni ostacoli di carattere burocratico integrando i rifugiati e migranti come soci della cooperativa.

Anche i dipendenti del gruppo Salewa-Oberalp sono diventati sostenitori dell’iniziativa. Ogni anno a Natale infatti viene organizzata una lotteria aziendale di beneficenza che consente di scegliere tra quattro progetti sociali da finanziare. L’importo raccolto viene poi decuplicato dall’azienda, e in questo modo sono stati raccolti oltre 7.000 euro destinati all’Orto Salewa.

L’Orto Salewa ha cominciato ora a dare i primi frutti. I prodotti vengono consegnati, a fronte di una libera donazione, al Ristorante Bad Schörgau, al Bar Ristorante Salewa Bivac e ai dipendenti Salewa. Il ricavato delle donazioni è destinato ai quindici rifugiati e migranti che si sono impegnati attivamente all’interno dell’Orto Salewa.

L’aspetto di apprendimento delle tecniche agricole e quello economico sono ovviamente importanti – conclude Stephanie Völser - perché la dignità sociale passa anche attraverso una seppur parziale autonomia economica. Ma il maggior valore del progetto è la possibilità di uscire dalla realtà separata dei centri di accoglienza ed entrare in contatto con la comunità che li circonda. Non ci aspettiamo che questo progetto sia risolutivo ma speriamo che possa dare un contributo positivo alla vita di queste persone e forse anche essere di ispirazione per progetti simili”.

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