COVID e sport outdoor – anche lo sci alpino è uno sport (individuale)

Anef e Federturismo contro la chiusura “a priori” degli impianti sciistici

24 novembre 2020
Anche lo sci alpino è uno sport outdoor e, malgrado le apparenze, è uno sport individuale.

In vista della stagione invernale il mondo dello sci su pista si aggiunge al coro di proteste dei praticanti e dei lavoratori dello sport all’aperto, estremamente penalizzato – quando non esplicitamente vietato – in questo periodo di restrizioni anti-COVID.

Negli ultimi giorni il governo si è più volte espresso a sfavore dell’apertura degli impianti da sci e delle “vacanze sulla neve”. Ma lo sci alpino in quanto sport individuale svolto all’aperto, così come tutte le altre attività di questo tipo, non è pericoloso dal punto di vista del contagio. È individuale, distanziato, all'aria aperta e si fa spesso con naso e bocca coperti.

Le attività a rischio COVID sono quelle “collaterali” allo sci, quelle che non riguardano lo sport propriamente detto.

«Non identifichiamo lo sci quale attività sportiva con la movida perché è un gravissimo errore» afferma la presidente di Anef (Associazione Nazionale Esercenti Impianti a Fune) Valeria Ghezzi in un comunicato congiunto con Federturismo.

Lo sci è innanzitutto uno sport e in molti casi è strettamente connesso alle attività che si praticano in montagna come alpinismo, escursionismo e scialpinismo. “Alzi la mano” chi tra gli scialpinisti non ha mai preso un impianto di risalita per risparmiare sul dislivello o non ha mai usufruito dei percorsi riservati agli scialpinisti che si trovano ormai in numerosi comprensori di sci alpino…

«Lo sci, come ogni altra attività che il governo intende riaprire, si atterrà con scrupolo ai protocolli e alle regole di sicurezza» continua Ghezzi. «Abbiamo pronte tutte le procedure per evitare le code alle casse per l’acquisto degli skipass, agevoleremo il più possibile l’acquisto dei biglietti e degli abbonamenti online. Faremo poi girare gli impianti alla massima velocità prevista, per far salire le persone più rapidamente e limitare ancora di più le code all’ingresso».

Gli operatori del settore chiedono quindi di «Essere ascoltati come categoria e di essere trattati come gli altri settori e cioè in base all’andamento del contagio. Non chiusi a priori».

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