COVID e sport outdoor – nuovi divieti nelle zone rosse

Restrizioni anche all’attività sportiva in Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria

06 novembre 2020
Da oggi tornano divieti e chiusure nelle “zone rosse” italiane. Lo sport outdoor subisce nuove limitazioni a causa delle restrizioni generali anti-COVID.

In Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta e Calabria – le quattro Regioni individuate come “zone rosse” - sono vietate da oggi numerose attività e soprattutto sono fortemente limitati gli spostamenti.

A differenza di quanto accaduto nei mesi di marzo e aprile, lo sport individuale e all’aria aperta non è vietato, ma la sua pratica è fortemente limitata, specialmente nei contesti urbani, perché è condizionata dall’impossibilità di effettuare spostamenti anche minimi per raggiungere i luoghi naturali. Il DPCM 3 novembre infatti non esplicita un limite di spazio per l’attività sportiva (“È consentito svolgere attività sportiva esclusivamente all’aperto e in forma individuale”) ma vieta gli spostamenti all’interno di uno stesso Comune salvo motivi di necessità ecc.

Le strategie messe in atto finora per contenere la diffusione del virus si basano sulla sospensione delle attività “non urgenti”, o “non indispensabili”, piuttosto che sulla sospensione di quelle ad alto rischio di contagio. La pratica dello sport individuale all’aria aperta, anche se innocua dal punto di vista dei contagi, è ritenuta non indispensabile, malgrado i benefici che potrebbe portare alleviando - almeno in piccola parte - il peso sia fisico che psicologico di questo secondo confinamento.

Un piccolo passo avanti verso il riconoscimento del valore delle attività outdoor e del contatto con la natura è stato fatto in Valle d’Aosta. Un’ordinanza firmata oggi dal presidente della Regione autonoma specifica che le attività motorie e sportive all’aria aperta possono essere fatte all’interno dell’intero territorio del proprio Comune di residenza, sempre individualmente e rispettando distanze e divieto di assembramento. È stato posto un limite di quota (2200 m) giustificato con l’intenzione di evitare potenziali interventi di soccorso alpino in questa fase di congestionamento delle strutture ospedaliere. Le Guide Alpine al contrario possono allenarsi senza limiti per mantenere l’allenamento necessario alla ripresa delle loro attività professionali.

Marco Romelli

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