L'Everest, Fabio Meraldi e Kilian Jornet

L'Everest in velocità, storia e attualità

01 settembre 2016

Fabio Meraldi, guida alpina, è stato uno dei più importanti protagonisti della fase iniziale dello skyrunning in Italia e anche dello scialpinismo in chiave agonistica, con numerose vittorie in prestigiose competizioni a livello internazionale.

Nel 2003, cinquant’anni dopo la prima salita realizzata da parte di Hillary e Tenzing, Meraldi ha effettuato un importante tentativo di salita in velocità sulla vetta più alta del pianeta, con la quale intende tra poco misurarsi anche Kilian Jornet nell’ambito del progetto “Summit of my life”.

Abbiamo rivolto alcune domande a Fabio Meraldi.

 

Raccontaci della tua esperienza del 2003

Sono trascorsi tanti anni ma l'esperienza vissuta non la dimenticherò mai! Cominciando dall'aspetto organizzativo che sicuramente è stata la parte più toccante in termini di energia e impegno.

Io e Manuela ci siamo accollati tutta la parte organizzativa e economica! Quindi la ricerca di sponsor, la comunicazione e l’organizzazione...per poi partire con un gruppo di 5 persone in supporto mio e di Manuela. I giorni e le nottate a organizzare il tutto mi toglievano talvolta la voglia di continuare...ma poi la caparbietà che la vita mi ha sempre insegnato mi ha aiutato a non mollare! Il periodo organizzativo è terminato e finalmente è venuto il giorno della partenza.

Dopo aver fatto la conferenza stampa a Milano il volo su Katmandu fu una liberazione pensavo! Ma ahimè le sorprese non sono mancate! Al ritiro del materiale spedito col Cargo ne mancava una parte! Tra l'altro erano sacchi letto e piumini di alta quota, e il morale crollò! Ma con Oscar Piazza, che faceva parte del Team, abbiamo chiamato Roberto Giordani (capo di Montura), e spiegandogli l'accaduto nel arco di una settimana ci fece avere di nuovo tutto il materiale mancante! Così abbiamo iniziato! La mia tensione era al massimo perché i contratti fatti con gli sponsor istituzionali e tecnici erano di rispettare l'accordo fatto nel tentare in velocità l'Everest e Manuela a salire il più alto possibile! Finalmente dopo una settimana a Katmandu a mangiarmi il fegato, e recuperato il materiale, si è potuta organizzare la partenza per l'avvicinamento al Campo Base. Una decina di giorni e siamo arrivati.

Da lì con gli sherpa abbiamo piazzato vari campi, 4 'esattamente, con tende e materiale per l'acclimatazione e come supporto al tentativo poi avvenuto 25 giorni dopo.

Andavo su e giù dall' Icefall come una cosa normale...stavo abbastanza bene la quota non l’ho mai sofferta, e mi permetteva di gestire bene le energie. Finalmente la finestra di tempo stabile (3 giorni per le previsioni) era arrivata, e così Manuela è partita con uno sherpa e 2 dei nostri aggregati salendo verso i campi alti. Io secondo i miei calcoli la dovevo raggiungere in prossimità della vetta partendo 3 giorni dopo...

Il mio programma prevedeva di partire verso le 16 del pomeriggio per avere poi a disposizione, se raggiungevo la vetta al mattino, tutta la giornata per la discesa! Ma il giorno prefissato alla mattina il tempo al campo base era pessimo e nevicava perlopiù! Ma siccome sopra i 7000 metri tirava vento e il tempo non era malissimo, decisi di partire lo stesso con 20/30 cm di neve fresca da battere, ma non mi preoccupava il tutto. In 2 ore e 25 minuti mi ero già cambiato in tenda al Campo 2 ed ero pronto per continuare. Stavo veramente bene ed ero moralmente motivato perché sapevo che avanti c'era Manuela che la dovevo raggiungere...ma ahimè salendo al Campo 3 la notte aveva raggiunto la salita, e il cambio di temperatura scese di parecchio.

Con un’attrezzatura leggera e i ramponi incorporati nelle scarpe, sottovalutai che il freddo mi potesse debilitare così tanto! Raggiunto il Campo 3 mi fermai parecchio a riscaldare i piedi, ma l'attrezzatura d'alta quota l'avevo portata al Colle Sud e così prosegui fino al colle raggiungendolo alle 23.30. Le cordate del Colle Sud erano appena partite, e vedendo le luci delle lampade che salivano la motivazione era ancora buona.

Cambiai l’attrezzatura e ripartii verso mezzanotte e mezza verso la vetta! Ma poco dopo le sensazioni che avevo, e data l'esperienza di alpinista e di guida alpina, ho percepito che se andavo oltre non sarei più tornato! Le energie e la riserva di forze erano al limite. Tornai in tenda al Colle Sud e attesi l'arrivo di Manuela nella speranza che andasse tutto bene. E così fu: il 23 maggio 2003 Manuela e lo sherpa Pemba Dorje raggiunsero la vetta...

Che tipo di preparazione avevi seguito per L'obbiettivo?

Nulla di particolare. Avevo appena smesso di gareggiare e l'allenamento è stato il medesimo: sci alpinismo durante l'inverno e corsa in montagna per il resto dell'anno, senza dimenticare il lavoro di guida alpina. Nulla di diverso da quello che facevo oramai da anni.

 

Cosa è cambiato nella preparazione atletica dal 2003 a oggi?

Non penso che sia cambiata tanto la parte fisica, ma sicuramente il supporto tecnologico, sia sui materiali e le attrezzature, sia la parte per il recupero: gli elettrostimolatori ad esempio sono progrediti parecchio ( io allora non sapevo neanche che esistessero)

 

Quali sono i fattori più importanti da non sottovalutare?

Il più grande sicuramente è quello di conoscersi, per quel poco che ho sentito e percepito in alta quota sopra gli 8000 metri. Lì hai ancora una montagna da scalare e da scendere...E poi ogni volta il nostro fisico risponde diversamente, e trovare tutto a posto non è così semplice. Tanta preparazione sì, ma la fortuna non dev’essere da meno. Il giorno in cui si tenta una prestazione così estrema, fisica e tecnica, deve combaciare davvero tutto! Le condizioni della salita con il meteo possono variare tantissimo. Riporto un piccolo ricordo: il mio amico Diego Giovannini, nel raggiungere la cima del Lhotse, mi disse che era una giornata talmente bella e favorevole che si tolse la parte alta del tutone di alta quota per fare i bisogni, ma solo condizioni eccezionali possono consentire questo.

 

Quante possibilità assegni al tentativo di Kilian?

Rispondo secco: 100%!!!

Kilian è un ragazzo eccezionale, che con il suo modo semplice ma tecnologico di approcciarsi all'ambiente rende facile anche l'impossibile! Ho avuto modo di vederlo nei giorni precedenti a una gara, e ho capito che non lascia nulla al caso!

Costanza, impegno, e tecnologia sono sempre con lui, anche se nella salita e discesa dell'Everest non comunica tantissimo penso che si sia addentrato nell'ambiente e lì diventi un tutt'uno! Lui è molto sensibile, e sa che si corre sul rasoio, lì si è oltre il limite! Ma lui in questo momento è l'unico che può farcela! E continuare a portare il nome degli skyrunner vicino al cielo.

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