IL SOGNO DELL’ALPINISMO - Up-Climbing

IL SOGNO DELL’ALPINISMO

Intervista a Patrick Gabarrou

Patrick Gabarrou, classe 1951, a metà degli anni Settanta è stato un pioniere della rivoluzionaria tecnica della piolet traction e da allora, per almeno tre decenni, si è confermato come uno dei massimi protagonisti dell’alpinismo internazionale.

Mette davvero soggezione pensare che quegli attrezzi sono probabilmente gli stessi che lo hanno accompagnato su vie come il Supercouloir del Tacul, l’Hypercouloir del Brouillard, la Gabarrou-Long al Pilastro Rosso, Divine Providence al Grand Pilier d’Angle e decine di altri itinerari mitici, saliti un po’ dappertutto fra le grandi pareti delle Alpi, oltre che in Patagonia e in Himalaya.

Proponiamo qui un estratto dell’intervista a Patrick, curata da Serafino Ripamonti

Patrick, secondo te qual è, dal punto di vista storico, il rapporto tra l’alpinismo e il rischio? (Lungo silenzio imbarazzato)

Questa è una domanda a cui non saprei come rispondere…
(Altro silenzio, poi è l’intervistato, bontà sua, a cavarmi d’impaccio)

Personalmente non ho mai pensato all’alpinismo prioritariamente in termini di rischio, o almeno non l’ho mai cercato come motivazione del mio andare in montagna. Sono cresciuto come alpinista leggendo i libri di Gaston Rébuffat, che diceva che certamente il rischio esiste, è qualcosa che non si può ignorare quando si arrampica, ma noi siamo soprattutto nel sogno.

Che sogno è quello dell’alpinismo?

È il sogno della cima, il sogno di andare lassù, il sogno di un’avventura, di una via, di una bella linea immaginata su una parete e che ci chiama, ci attrae in modo irresistibile. Questa è l’origine di tutto. A fronte di questo il rischio è un po’ un effetto collaterale, qualcosa che sei disposto ad accettare per realizzare il tuo sogno. Certo ci sono stati momenti, nelle diverse epoche, in cui questa disponibilità ad accettare il rischio ha raggiunto livelli oggi inimmaginabili. Pensate alla storia dell’Eiger e dei ragazzi che nei primi decenni del Novecento tentavano la parete Nord: avevano vent’anni e si credevano immortali… Era un contesto nel quale non c’era da riflettere e pensare a quanto si rischiava. C’era da andare. Anche vicende molto meno drammatiche di quella dell’Eiger sono comunque folli se le si guarda dal punto di vista del rischio. Quello che hanno fatto i fratelli Schmid alla Nord del Cervino è incredibile: sono arrivati in bicicletta da Monaco, hanno guardato la parete per la prima volta e immaginato la via. Il giorno dopo c’era bel tempo, sono partiti e sono saliti in 34 ore, con un bivacco trascorso in piedi in piena parete. Senza sapere nulla, senza previsioni meteo, senza niente. Pazzesco!

Quindi il rischio è ben presente nell’alpinismo ed è un rischio che ci si assume in modo “gratuito”.
Come si concilia la tua visione religiosa con questo aspetto comunque ineliminabile?

È una domanda molto difficile questa. Inizio col dire che io sono convinto che ciascuno deve tracciare una propria via nella vita. Io all’inizio volevo essere professore di filosofia per dedicarmi alla formazione dei giovani. Poi ho scelto di fare della montagna e, forse, divenendo guida alpina, ho potuto fare del bene a tanti. Questa è una vocazione che ho sempre sentito in modo molto forte, ma altrettanto importante, nella mia ricerca personale, è stato dedicarmi al bel gioco della ricerca di nuove linee da scalare. Questi due aspetti, queste due vocazioni, hanno sempre convissuto. È tutto sempre un po’ mescolato nella vita… Non sei mai qualcuno di perfettamente puro, che fa le sue scelte soltanto in base a una presa di posizione etica. Certo, quello
è importante, ma c’è anche altro che ti muove. C’è sicuramente la soddisfazione di fare cose che gli altri non riescono a fare. Non è una questione di fama e di orgoglio, perché essere il primo a tracciare una via è più che una soddisfazione: è qualcosa di cui senti di avere bisogno e che ti completa. A livello di puro principio io, come cristiano, volevo essere totalmente al servizio degli altri, ma, nello stesso momento, sentivo l’esigenza di stare bene con me stesso, nella mia anima. Avevo assolutamente bisogno di scrivere qualcosa di personale e di fare delle esperienze […]

Il testo completo di Accetto il rischio per cercare il sogno e la Luce è disponibile all’interno di UP CLIMBING #18 • IL RISCHIO.

Foto: archivio Patrick Gabarrou

DS

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