REFRIGERATOR OFF-WIDTH, 520 M, 7A, A2, M5 - Up-Climbing

REFRIGERATOR OFF-WIDTH, 520 M, 7A, A2, M5

Nuova via all’Uli Biaho per Alessandro Baù, Leonardo Gheza, Francesco Ratti

È stata battezzata Refrigerator Off-Width l’impressionante linea tracciata da Alessandro Baù, Leonardo Gheza e Francesco Ratti all’Uli Biaho Spire (Torri di Trango, Pakistan).

La nuova via è la perfetta conclusione di una spedizione fortunata, durante la quale i tre alpinisti si sono regalati anche l’ascensione della Great Trango Tower per la via normale (con discesa in parapendio per Leonardo Gheza) e la ripetizione della sezione difficile di Eternal Flame alla Nameless Tower.

Di seguito i dettagli nel racconto di Leonardo Gheza.

L’Uli Biaho e le Torri di Trango si trovano nella catena montuosa del Karakorum in Pakistan. Ci si arriva da Islamabad, da lì un volo interno su Skardu per poi procedere 140 km in jeep su strade sterrate e altri 40 km di trekking a piedi su sentieri, morene e ghiacciai. Molto bella e selvaggia la zona Baltistan, dove i portatori Balti ci hanno aiutati a portare fino al campo base a 4.100 m tutta l’attrezzatura necessaria per scalare e vivere un mese.

L’alta pressione regge, il meteo è perfetto così il 3-4 luglio dopo solo un giorno di campo base decidiamo di sfruttare la “finestra” come acclimatamento.

Scegliamo la Great Trango Tower (cima NE) 6.230 m, passiamo la notte a 5.400 m, le temperature sono altissime, la neve sfonda e i seracchi in alto scaricano, decidiamo così di muoverci di notte e alle 5 della mattina seguente siamo in cima.

Con la speranza di volare mi ero portato il parapendio nello zaino, poco sotto la cima sul ghiacciaio trovo un pendio ben marcato, vista la discendenza corro più che posso e decollo. L’atterraggio ero riuscito a ricavarlo in un piccolo spiazzo a fianco della morena, dopo parecchio lavoro di pulizia sassi a circa 20 minuti dal campo base. Tutto va liscio, i miei compagni rientrano qualche ora dopo a piedi ma puntuali per il pranzo.

Il meteo cambia, sappiamo che non è molto stabile ma la voglia di ripartire è alta, così dopo qualche giorno di riposo l’8 ripartiamo per la Nameless Tower, l’obbiettivo è Eternal Flame!

il primo giorno sulla Slovena facciamo una “free shower” la tanta neve sulle cengie scaldandosi bagna quasi la metà dei tiri, arriviamo alle “Sun Terrace” dove passiamo la notte.

Il giorno seguente saliamo i tiri alti, dalle 13.00 però il meteo peggiora, scaliamo con vento freddo e nevischio, la temperatura è sotto lo 0. Alle 16.30, a pochi e facili tiri, molto infreddoliti rinunciamo alla cima. È l’unica scelta possibile, il meteo peggiora ulteriormente e iniziamo a scendere di fretta. Consapevoli di aver dato il massimo e consapevoli che al campo base ci avrebbe aspettato del buon Dal, del ciapati, capra in qualsiasi salsa e altre prelibatezze preparate dai due cuochi Fidel e Riaz, i quali ringrazio ancora perché ci hanno fatto sentire come a casa.

Il tempo non migliora, decidiamo quindi di fare un deposito materiale verso il nostro obiettivo principale, andiamo in perlustrazione verso l’Uli Biaho Spire, saliamo i due canali ed arriviamo a una sella a 5.200 m, circa 5 ore di avvicinamento, giornata comunque produttiva perché capiamo la logistica e individuiamo il nostro campo alto.

Il 17 il meteo da segni di miglioramento, ripartiamo carichi ma capiamo che non sarà facile, dalla selletta dove abbiamo la tenda ci aspetta un traverso di misto e un pendio di neve a 70° che porta alla base della parete, non facile non per l’impegno tecnico ma per via delle alte temperature, il rischio oggettivo va valutato bene. Il secondo giorno riusciamo ad aprire i primi 70 m, una placca liscia piena di croste e sfoglie che si rompono a guardarle, questo però è l’unico accesso al diedrone in centro parete. Dopo un po’ di pulizia, del buon artificiale e dell’insana arrampicata libera attrezziamo i primi due tiri. È il pomeriggio del 18. Decidiamo di scendere al campo base per riposare due giorni e prendere l’attrezzatura mancante.

Il 22 ripartiamo per l’ultimo assalto e scaliamo fino a sera. Una giornata faticosa, quasi tutti i tiri sono off-width o camini ghiacciati, parecchio provati verso le 9 di sera montiamo due amache per la notte e ricaviamo una piccola piazzola su un pezzo di neve ghiacciata a sbalzo.

Dormiamo poche ore e il 23 alle 4:00 ripartiamo. Qualche tiro di misto e uno in libera ci portano all’ultima incognita, un’altra off-width/camino pieno di verglas, siamo consumati nel verso senso della parola – vestiti compresi – ma teniamo duro, altri due tiri poi più facili ci conducono in cima!

Sono le 14.00, siamo in vetta e non c’è una nuvola, non potevamo chiedere di meglio! Ci rilassiamo un attimo e attendiamo Ettore che ci raggiunge col drone per qualche foto e video.

Vista la discesa complessa decidiamo di attrezzare qualche doppia fuori via per evitare che le corde ci si incastrino in quei camini ghiacciati.

La via prende il nome dal tipo di arrampicata in fessura “fuori misura” e dal fatto che questa spaccatura che solca la parete “sputava” fuori aria gelida. Ne è uscita una linea molto fisica e abbastanza complessa perché passa dall’arrampicata libera all’artificiale al misto.

Stanchi ma soddisfatti vogliamo sfruttare anche gli ultimi giorni disponibili, il 26 Ale e Fra partono per ripetere la via Slovena sulla Nameless Tower, io invece preferisco volare. Il 27 salgo alla sella a sinistra della Nameless Tower a 5.400 m dove trovo un discreto decollo.

Il 28 mattina presto smontiamo le tende e ci dirigiamo verso Payu, la via del ritorno è lunga, ci dicono che la strada è bloccata in quattro punti, compresi due ponti letteralmente distrutti. Facendo spola con più jeep in due giorni riusciamo comunque a uscire, arriviamo a Skardu il 29 sera e puntuali voliamo su Islamabad.

Come già detto siamo molto soddisfatti della spedizione. Potrei dire che la cordata ha funzionato perfettamente ed Ettore, il nostro fotografo, è riuscito a documentare l’impresa con materiale foto e video anche tramite droni, che utilizzerà per il montaggio di un film sulla spedizione.

Dal Pakistan è tutto, 38 giorni sono volati. Pakistan Zindabad!

MR. Fonte CAMP. Fotografie di Ettore Zorzini.

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