PIETRO VIDI DA 9A+ TRAD CON DRIFTERS ESCAPE - Up-Climbing

PIETRO VIDI DA 9A+ TRAD CON DRIFTERS ESCAPE

PRIMA RIPETIZIONE DEL TIRO DI HERSON

Pietro Vidi è il primo italiano da 9a+ trad con la salita di Drifters Escape, capolavoro di Connor Herson a Squamish.

Aperta in artificiale nel 1975, Drifters Escape è stata liberata da Herson dopo due stagioni di tentativi con la proposta di 9a+/5.15a, toccando l’apice delle massime difficoltà trad. A metà ottobre, Pietro Vidi si è aggiudicato la prima ripetizione della kingline della Stawamus Chief a Squamish, in British Columbia. La linea, che segue due fessure parallele leggermente strapiombanti su una placca di granito, unisce un’arrampicata estremamente tecnica alla componente mentale della protezione trad. A Vidi sono serviti circa 15 sessioni e 10 tentativi dal basso, durante i quali la via è diventata una vera ossessione. La svolta è stata duplice: un no hand rest e la scelta di proteggersi con meno materiale di Herson, risparmiando energie ma aumentando la pressione psicologica. Al secondo giorno di tentativi dal basso è arrivato vicinissimo alla riuscita, scivolando all’ultima presa. Dopo altre due cadute sullo stesso movimento, è arrivato il tentativo perfetto.

Vidi non ha dubbi sulla bellezza della linea: “La linea è assolutamente bellissima: segue due fessure parallele leggermente strapiombanti che si innalzano sopra la città, con alcune delle prese più incredibili in circolazione”. Dietro quella bellezza c’era però un percorso faticoso. “Il processo è stato piuttosto duro. Era da un po’ che non dedicavo così tante sessioni a un progetto e, come al solito, sono diventato completamente ossessionato. Stavolta è stato particolarmente totalizzante. Mi sembrava che il Drifter mi osservasse da ogni angolo della città. Ovunque andassi, vedevo la Chief e quel pannello bianco curvo che mi fissava”.

Nonostante la sua esperienza, l’impegno richiesto è stato fuori scala: “La salita è incredibilmente complessa e tecnica, in un modo che non avevo mai sperimentato. Devi essere estremamente preciso nel posizionare ogni singolo dito su ogni presa del crux, e imparare a incastrare le punte dei piedi in quelle sottili fessure. Rispecchia proprio il classico stile di Squamish, non basta provare a spingere: devi lasciare che il corpo fluttui”. La svolta è arrivata dopo qualche sessione: “Quei movimenti precari hanno finalmente iniziato a legarsi. Quando ho trovato un riposo a mani libere nel mezzo e un’altra beta per la parte alta, la motivazione è tornata al massimo. Ho scelto di mettere meno protezioni di Connor per risparmiare energie: la prima parte è diventata più efficiente ma anche un po’ spaventosa, e questo ha portato a tentativi piuttosto terrificanti!”.

Il momento più vicino al successo è arrivato presto, ma non è bastato. “Al mio secondo giorno di tentativi da terra ho tenuto inaspettatamente l’ultimo movimento duro, per poi sbagliare subito dopo andando verso l’ultima presa. Da lì la pressione ha cominciato a salire. Ero molto fiducioso di farla presto, ma è iniziata una battaglia contro le condizioni e contro la mia stessa mente. Dopo aver mollato quell’ultimo movimento altre due volte, ho finalmente trovato il flusso perfetto e sono salito fino alla cima”.

Fonte Pietro Vidi

Cortesia foto Quinn Mason / Scarpa

Alessandro Palma 

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