Swatch Freeride, tip top a Courma - Up-Climbing

Swatch Freeride, tip top a Courma

Rinviata a causa del maltempo, la prima tappa dello Swatch Freeride World Tour by The North Face ® a Courmayeur Mont-Blanc si è svolta mercoledì 22 gennaio e non ha deluso le aspettative. Una settimana di eventi e atmosfera "free" ha invaso la località ai piedi del Monte Bianco. Ecco i risultati e l’intervista a Samuel Anthamatten in esclusiva per Up Climbing.
In una stagione molto problematica per via delle numerose valanghe, gli sbalzi climatici e i conseguenti strati di neve non sempre uniformi, scegliere una location sicura per i rider non è stato facile. Alla fine, grazie anche all’aiuto delle guide alpine locali, tutto si è svolto alla Tête d’Arp – Plan de la gabba sotto uno splendido sole.
In questa prima tappa, riservata agli uomini, sono state numerose le cadute per via del manto nevoso di non facile lettura. La gara di snowboard è stata vinta da Sammy Luebke (USA), 80.50. Al secondo posto Sascha Hamm (GBR), 72.75.  Terzo Ludovic Guillot-Diat (FRA), 70.25.
Nella sezione sci, Loïc Collomb-Patton (FRA), 88.5, alla sua prima partecipazione allo SFWT, si è aggiudicato il podio con un doppio ad alta velocità nella parte iniziale, per finire con uno splendido 360 in basso. A seguire Josh Daiek (USA), 87.5 e  Jérémie Heitz (SUI).
 
Il prossimo appuntamento a Chamonix Mont Blanc questo sabato 25 gennaio, per poi proseguire a Fieberbrunn Kitzbüheler Alpen il 1° febbraio, Kirkwood, California, il 1° marzo, Revelstoke, Canada, il 10 marzo per concludere a Verbier il 22 marzo. 
 
Lucia Prosino ha incontrato Samuel Anthamatten in esclusiva per UP Climbing.
La sua grande performance alla tappa di Courmayer del Freeride Tour è stata purtroppo rovinata da un brutto atterraggio dopo un 360 nella parte bassa del percorso. Un vero peccato, vista la grande tecnica e audacia dimostrata nei salti impressionanti appena dopo la partenza. 
 
Giovane alpinista e guida alpina di Zermatt, fratello degli altri due fenomeni dell’alpinismo e dello scialpinismo mondiale, rispettivamente Simon (con il quale si è guadagnato già un Piolet d’or, cioè l’Oscar dell’alpinismo di punta a livello globale) e Martin (nazionale rossocrociato di ski alp), Samuel, da un certo momento in poi, ha seguito la sua vocazione di rider portandosi in dote un background negli sport verticali di tutto rispetto. Basti dire che oltre all’ice climbing, attività che gli è valsa qualche premio nelle gare internazionali quando ancora era minorenne, il suo curriculum vanta scalate in Yosemite, in Alaska, sul Cerro Torre, in Nepal e, ovviamente, sulla montagna di casa, il Matterhorn. Oggi è membro del team Swatch dopo essere stato secondo nel FWT nel 2011.  
 
Oltre a essere uno sciatore professionista, sei diventato guida alpina a 24 anni. Molto giovane quindi.
"Beh, sarei potuto anche diventarlo prima, ma a 19 anni decisi di concentrarmi sulla Patagonia, rimandando l’apprendistato. Non credo che l’età sia così importante. Certamente l’esperienza conta molto in questo campo, ma se sei cresciuto in montagna, possiedi una preparazione senza eguali".
 
Come dividi il tuo tempo tra gli impegni di guida e i tuoi progetti personali?
"In questo momento gli inverni sono dedicati alle mia attività di sciatore professionista. Riprenderò come guida nell’estate. E’ importante lavorare, rendersi conto del grande privilegio che abbiamo nel fare questo tipo di professione". 
 
Hai dedicato gran parte della tua vita al freeride. Che cosa significa per te?
"Non mi piace seguire indicazioni precise quando scio, ma piuttosto l’istinto o semplicemente una linea che trovo intrigante. Questa è liberta. Individuare una traiettoria e sciarla. Non credo che molti siano in grado di fare questo tipo di cose". 
 
Forse perché non vogliono prendersi i rischi annessi a queste scelte.
"Possedere un’ottima tecnica è essenziale per poter compiere queste scelte. Come dice Andreas Fransson nel nostro film Mission Steeps, circa l’1% degli sciatori può veramente spingersi al limite. Una percentuale molto bassa".
 
Spingersi al limite. E correre rischi inutili?
"Ogni attività in montagna comporta dei rischi. Si possono calcolare fino a un certo punto, ma l’esperienza e la preparazione giocano un ruolo vitale. Molti pensano che noi del Freeride Tour facciamo scelte avventate, ma siamo in realtà molto preparati, più di altri".
 
Cosa ti aspetti dal Freeride World Tour di quest’anno?
"Credo che la cosa migliore sia non aspettarsi niente. Solo in questo modo posso dare il meglio".
 
Com’è l’atmosfera tra gli altri riders?
"Molto rilassata. Ci scambiamo opinioni sulla linea che vorremmo sciare durante la competizione senza pensarci troppo. Ovviamente siamo tutti molto competitivi, ma anche un gruppo di amici che si ritrovano e si vogliono divertire".
 
Hai partecipato a due film con Xavier de le Rue, White Noise e Mission Steeps. Che rapporto hai con lui?
"Vado molto d’accordo con Xavier. Adesso lui si sta preparando per i giochi olimpici di Sochi, ma quando saranno terminati riprenderemo a fare progetti insieme".
 
E per quanto riguarda i tuoi progetti?
"Vorrei migliorare la mia tecnica di sciata. Forse andrò con Jeremy Jones in Himalaya, o magari in Alaska".
 
Vai spesso nel Freeride Paradise tra Alagna, Gressoney e Champoluc?
"Certo, scio direttamente da Zermatt, dal Piccolo Cervino. E’ questo il bello del freeride. Se sei in grado di sciare le linee che hai individuato, troverai sempre nuove fonti di ispirazione. E’ un mondo che mi affascina e che adoro".
 

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