08 Set la Finale Ligure di Andrea Costaguta
A Finale ci sono oltre 150 falesie, quindi ben più di 3.000 tiri chiodati. Per realizzare ciò sono stati effettuati più di 30.000 buchi, senza contare le richiodature, e tutto (o quasi) senza che gli enti pubblici ne fossero a conoscenza. Queste 150 “strutture sportive”, del valore di qualche migliaia di euro ognuna, sono state "regalate" al territorio da parte di pochi climber, volontari che dedicano una grossa parte del loro tempo libero a realizzare i campi da gioco per gli arrampicatori: le falesie.
Ne parliamo con Andrea Costaguta, uno degli artefici del parco giochi finalese.
¬ Innanzitutto Andrea, quante vie hai chiodato a Finale Ligure?
¬ Tra vie nuove e richiodate circa 330, in due fasi: circa 155 tra l’89 e il 98, seguite da una lunga pausa dovuta principalmente all’apertura della palestra Pro Recco Arrampicata di Recco (tuttora in attività) e alla passione per il boulder su roccia, per poi riprendere con circa 175 vie tra il 2013 e il 2014, contando solo le vie interamente chiodate, non contando quindi sostituzioni soste, aggiunte di chiodi su vie pericolose, ecc ecc; abitando a 100 km da Finale non è poco.
¬ Dacci un quadro della situazione: quanti sono i chiodatori attivi al momento, a Finale?
¬ Come sempre a Finale c’è parecchio movimento, i cantieri aperti sono diversi, basti pensare che dall’uscita della vostra guida (due anni fa) sono già oltre 400 le vie nuove o richiodate. Se poi aggiungiamo Toirano e Albenga che sono nel raggio di 20 km il numero di vie chiodate in un anno nel ponente è impressionante.
¬ Come si chioda a finale?
¬ A Finale, ormai da diversi anni, si usano unicamente fittoni posati con la resina, anche se questi hanno dato diversi problemi in alcune falesie in quanto negli anni dopo l’85 le prime resine usate (in particolare la Hilti C 100) erano tutte ottime; tuttavia con gli anni sono uscite parecchie resine più economiche, che sono state usate dai chiodatori, non immaginando che si sarebbero poi rivelate scadenti, facendo così muovere molti chiodi. Ad oggi si è tornati così ad usare solo resine di alto livello, dopo aver eseguito anche vari test sul posto, in collaborazione con le ditte.
¬ Quali accortezze bisogna avere rispetto ad altri luoghi nella chiodatura?
¬ La roccia di Finale è incredibilmente morbida e, specialmente nelle falesie rivolte a Nord, passati i 2 o 3 centimetri di crosta, sembra di bucare terra, per cui si usano fittoni resinati lunghi, che rispetto agli spit o ai fix hanno tenuta lungo tutta la loro lunghezza. Già nei vicinissimi Toirano ed Albenga la consistenza della roccia è superiore, in particolare in profondità. A Finale, molte marche di spit hanno avuto problemi di correnti galvaniche e, ancora recentemente, mi è capitato di rompere con le mani uno spit posizionato una quindicina di anni fa.
¬ Come si chiodava un tempo? Quali sono le differenze principali rispetto ad oggi?
¬ Ovviamente la storia di Finale, iniziata nel ’68, non poteva che essere di una chiodatura fatta salendo dal basso con i chiodi normali, arrivando a salire in questo stile anche linee di gran livello e difficoltà. Dopo il 1980 hanno fatto la comparsa gli spit e sono iniziate anche le aperture dall’alto. Intorno al ‘93, con la nascita della resina, si è visto che sulla roccia di Finale la resina era molto meglio degli spit ed in breve tempo, a parte qualche sporadico caso, si è passati ad usare solo quella. Ad oggi nessuno usa altri materiali a Finale.
¬ Come prevedi che si evolverà il finalese?
¬ La chiodatura a fittoni resinati con resina di ottima qualità sembra essere la soluzione definitiva, per cui non si prevedono cambiamenti. Per quanto riguarda nuove pareti, le linee evidenti sulle pareti di più tiri sono ormai quasi esaurite, mentre per gli amanti delle paretine dai 10 ai 30 metri, immerse nella vegetazione, moltissime sono ancora le possibilità di nuove aperture. Inoltre molti settori di gran qualità sono abbandonati per la chiodatura datata e potrebbero essere rimessi in ordine.
¬ State facendo delle riunioni periodiche tra chiodatori, mi stupisce positivamente:
mediamente mi immagino personalità molto forti, riuscite a trovare dei punti in comune?
¬ E’ molto difficile mettere d’accordo tutti i chiodatori finalesi, in quanto le idee sono molto diverse, però già il fatto che ci si incontra e se ne parla è molto positivo; comunque su parecchi punti le idee sono comuni, a partire dai materiali da usare. Ad esempio io ho portato alla luce la mancanza di vie facili attrezzate con una chiodatura pensata per i bambini, e su questo punto c’è stato subito un riscontro positivo. Un altro punto che ho messo in evidenza è stato il fatto che in diverse falesie resinate sono stati lasciati i chiodi vecchi, con il risultato di lunghe colate di ruggine, e doppi chiodi veramente brutti da vedere.
¬ Quali sono i tiri e le falesie di cui vai più fiero?
¬ Io ho sempre preferito attrezzare intere falesie piuttosto che vie singole sparse. Ovviamente “la falesia più bella” è sempre l’ultima che si è chiodata, ma come si può ben capire vedendo la lista delle mie vie, il mio cuore è su Rian Cornei, dove si trovano oltre il 70% delle vie che ho chiodato. Racconto un aneddoto: nel 2013 sono tornato alla falesia del Ciappo delle Conche, dove non andavo da circa 15 anni. Il Ciappo è stato la prima parete che ho chiodato a resina nel 1995. Viste tutte le vie nuove uscite negli anni, essendo una piccola falesia, immaginavo di trovare i rovi sulle vie (come in molte altre paretine finalesi), invece con grande sorpresa era perfettamente pulita e piena di gente. Così nel 2014 vi ho rimesso le mani con diverse vie nuove e la sistemazione completa del Ciappo basso.
¬ Cosa vi spinge a passare ore con il trapano in mano invece che a scalare?
¬ E’ una domanda che mi fanno in molti. E’ difficile da spiegare, considerando anche i 15 anni in cui non ho chiodato neanche una via; la maggior parte delle vie che ho chiodato nel 2013-2014 erano linee che avevo man a mano visto negli anni e segnate come progetti. Quando nel 2013 è scattata la molla che mi ha fatto ripartire con la chiodatura sapevo già quali sarebbero state le vie che avrei voluto chiodare, anche se non immaginavo che ne avrei fatte così tante. Infatti, avendo quasi completato la mia lista, adesso mi prenderò un periodo di riposo. Comunque in generale quando un chiodatore vede una linea nuova che gli piace non resiste alla tentazione di andarla ad attrezzare.
¬ Quali sono i gioielli che invidi ai tuoi compagni di lavoro? Le falesie
o i tiri che vorresti aver chiodato tu?
¬ Più che falesie o singoli tiri, dev’essere stato veramente bello vedere decine di falesie completamente libere, senza neppure una via, ed avere una scelta enorme di possibilità; uscire alla mattina e dire “oggi vado a fare una via là!”, questa è la cosa che invidio di più. Se proprio dovessi dire una singola via direi “Hyaena” che ancora oggi dopo 30 anni resta il simbolo di Finale. Ovviamente quando si apriva dal basso la chiodatura era per pochi perché, esaurite le poche fessure e diedri esistenti, per aprire in placca ci voleva un gran livello. Invece con l’avvento dello spit e della chiodatura dall’alto c’è stata l’esplosione e le vie si sono moltiplicate in pochi anni: attivissimi ad esempio i “Cravasard” ( gruppo storico genovese da Cravasco) che giravano per le falesie e piazzavano qualche via qua e là passando poi subito alla falesia successiva con un potenziale allora infinito.
¬ Placca o strapiombo?
¬ Gestendo una palestra di arrampicata, sono ovviamente più forte in strapiombo, però a Finale negli ultimi anni sono andato principalmente alla ricerca di placche “sui piedi”, con la sistemazione del Cordon Bleu alto, Placconata, Eco Superiore e come ultima le bellissime placche delle Striature Obese.
¬ Vie nuove o richiodature?
¬ Ovviamente qualunque chiodatore preferisce aprire nuove vie piuttosto che richiodare quelle vecchie, in particolare dovendo mettere i soldi di tasca propria. Io comunque se apro delle vie nuove in una falesia, richiodo anche quelle esistenti, se la chiodatura lo richiede.
¬ Chiodatura lunga o corta?
¬ Anni fa curiosamente a Finale più una via era facile, più era chiodata lunga e pericolosa, poi intorno al ’94-‘95, ad esempio con la falesia del Ciappo delle Conche, le cose sono andate migliorando. Un’altra cosa curiosa del finalese è trovare il primo chiodo a 6/8 metri e poi la via tutta ben chiodata fino in cima, magari con un “run out” in catena. Oggi l’indicazione è: vie di 5 chiodate vicine, vie piu difficili primi 3 chiodi vicini e poi mano a mano un po’ più lunghi; il problema di Finale è che per la conformazione della roccia è difficile chiodare lungo ma non pericoloso, a causa dei troppi cambi di pendenza o delle cenge.
¬ Cosa pensi a proposito delle prese scavate, migliorate, aggiustate?
¬ Sono contrario da sempre. Nessuna delle oltre 300 vie che ho fatto è rinforzata né migliorata né tantomeno scavata, anzi richiodando ho trovato qua e la qualche piccolo misfatto che ho subito eliminato. Vale lo stesso per i boulder che ho pulito: se salgo bene, se no qualcuno più forte che ci riesce arriva sempre.
¬ Cose che non vanno?
¬ Qua da noi (ma penso un po’ ovunque) molta gente che scala da anni sempre a Finale e non ha mai fatto nulla di utile per il sito (non solo chiodature, ma anche pulizia sentieri, pulizia base parete, pulizia parete, ecc.ecc.) e non vede l’ora di trovare difetti per parlare male del lavoro fatto dagli altri… è una cosa molto antipatica. Inoltre ci sono persone che lasciano sporco: sigarette, fazzoletti, bisogni, ovunque… queste per me sono le cose negative del posto.
¬ infine: tutto da solo?
¬ Ovviamente tutte queste vie non le ho attrezzate da solo, in ogni posto fortunatamente ho avuto dei validi aiutanti, sia a livello fisico che a livello economico. Per fare un esempio all’Antro delle Streghe moltissimi tesserati della Pro Recco Arrampicata hanno messo il materiale per l’attrezzatura di una via. In cambio chi ha contribuito ha potuto dare il nome ad una via. Nominare tutti sarebbe impossibile, però per le vie chiodate negli anni ’90, Rockstore ha fornito gratuitamente buona parte del materiale. Per le vie degli ultimi anni devo ricordare in particolare Fabio Pierpaoli per l’Antro delle Streghe, Michelangelo Sanguineti per la Placconata, Mauro Borra per le Striature Obese, Marco Thomas Tomassini per il materiale e per il Silenzio, e Corrado Lombardo per tutti i settori e i disegni. Sulle ultime chiodature un ottimo aiuto è stato dato da Versante Sud con l’iniziativa “Book for Bolts”.

