PERSONAGGI: IRIS BIELLI - Up-Climbing

PERSONAGGI: IRIS BIELLI

Intervista alla giovanissima climber della scuola Gruppo Ragni, protagonista di alcune salite a vista e aperture ai massimi livelli sulla sud della Marmolada.

Com’è iniziata la tua carriera di arrampicatrice? E quali ricordi hai dei primissimi inizi verticali?

Un ricordo dei miei primissimi inizi verticali che per primo emerge è il momento in cui ho salito la maia prima via da prima, a dire il vero ricordo meglio l’istante in cui stavo piangendo perché non riuscivo a infilare il rinvio nello spit troppo lontano per le mie braccine. Ricordo che avevo nove anni e avevo le idee molto chiare: “Faccio di testa mia, punto e basta! Non importa se la mamma ha detto che è meglio salire con i rinvii già dentro, il papà mi ha spiegato che scalare la via piazzando i rinvii ha più valore, dunque faccio così e arrivo in catena a costo di piangere.”

In quel periodo praticavo ginnastica artistica agonistica, attività che mi richiedeva molto tempo e  concentrazione, l’arrampicata si limitava ad essere un’attività saltuaria dedicata a qualche fine settimana dell’anno fino all’età di 14 anni. A settembre 2018 infatti, stanca della ginnastica, mia mamma mi accompagna alla palestra dei Ragni di Lecco dove Fabio Palma, nonostante avessi un livello bassissimo per gli standard del gruppo, decide di credere in me e prendermi nella squadra giovanile ed allenarmi per le gare.

Ti si può a buon diritto definire “figlia d’arte”: come vivi lo scalare con tuo papà Matteo, soprattutto su vie molto impe- gnative come le ultime che hai fatto?

Mi sento molto fortunata ad avere entrambi i genitori che scalano e che mi hanno trasmesso questa passione. In particolare, mio papà, oltre ad avere una pazienza infinita nel seguirmi ed assicurarmi in falesia e montagna, mi ha insegnato ad affrontare la scalata con positività e mente aperta, a conoscere ed accettare i miei limiti e a cercare di superarli e mi ha sempre spronata a scoprire tutte le sfaccettature della scalata e in particolare a divertirmi.

Iris Bielli, foto: M. Bielli

Quale tipo di stile di arrampicata preferisci e perché?

L’aspetto mentale e psicologico della scalata mi affascina molto. Risolvere i rompicapi della roccia e gestire le emozioni quando ci si trova lontani dalle protezioni mi strega, pertanto trovo la scalata su placche leggermente appoggiate una soddisfazione unica. Ad ogni modo mi piace variare e mettermi in gioco anche su stili di scalata in cui fatico maggiormente.

Fra tutti i tiri che hai salito fino ad ora, indica i due che ti hanno emozionato al massimo, uno in falesia e uno su parete, e spiegaci un po’ perché. Uno dei motivi per cui amo la scalata è proprio per le emozioni fortissime che mi fa provare e per quella sensazione profonda di libertà che mi lascia.

Ci sono due momenti che ricordo avermi emozionata particolarmente: quando sono arrivata in catena all’ultimo tiro di “Invisibilis” ho provato una sensazione incredibile: pur sentendomi svuotata da ogni goccia di energia mi sono sentita talmente piena di felicità da avere i brividi, per la prima volta in tutto il giorno mi sono fermata e ho guardato il panorama fantastico, sopra le placche lunari della parte alta della Sud della Marmolada e alle mie spalle la Nord-ovest del Civetta infiammata dal tramonto.

Un’altra via che mi ha molto emozionata è stata No, no, no, una linea allo Specchio del Grifone che supera un bombé a liste caratterizzato a metà da un piccolo lancio a un’ottima tacca, quasi un allungo dinamico, seguito da una placca. Quel passo, che in realtà delinea solo l’inizio della sequenza dura della via, risultava per me al limite del possibile, ero bloccata dalla convinzione di essere totalmente incapace a lanciare, tanto più in strapiombo. Ricordo bene il momento in cui ho afferrato quella dannata tacca, urlai più forte del vento freddo che soffiava fortissimo e la strinsi con avidità per la prima volta, ero elettrizzata, tremante e con la pelle d’oca, poco dopo mi trovai in catena alla via. Quel giorno mi sono sentita felice e capace di fare qualcosa in cui mi sono sempre sentita negata e di aver superato un mio limite mentale.

Per arrivare al tuo livello attuale hai privilegiato un allenamento metodico a secco oppure legato prevalentemente al gesto e all’arrampicata pura?

Per i primi quattro anni mi ha allenata Fabio Palma, ma la scorsa stagione, complice l’inizio dell’università e un po’ la pigrizia, ho deciso di limitarmi a scalare nel poco tempo libero. Devo ammettere che l’allenamento mi annoia, faccio una gran fatica e sono poco stimolata, tuttavia sono arrivata alla prevedibile conclusione che ho bisogno di aumentare la forza se intendo migliorare, in particolare sui miei punti deboli, ossia scalata in strapiombo, lanci e boulder.

Hai dei modelli a cui ti ispiri, in cui vedi delle qualità che ti affascinano? Potrebbero essere sia arrampicatori che personaggi afferenti ad altre realtà della vita?

Ci sono diversi arrampicatori e alpinisti che mi ispirano, in particolare Tommy Caldwell per la sua tenacia e autenticità, Lynn Hill per la sua tranquillità e capacità di precorrere i tempi e Adam Ondra per la sua versatilità e capacità di eccellere in tutto.

Marmolada Parete Sud, Iris a vista su Invisibilis. Foto: M. Bielli

Quali sensazioni hai avuto nelle tue prime esperienze – così difficili – in Marmolada? Diventerà la tua parete preferita?

Quando sono entrata per la prima volta nella val Ombretta e mi sono trovata ai piedi della Sud della Marmolada ho provato una strana sensazione: invece che essere intimorita o elettrizzata, mi sono sentita come stretta in un abbraccio materno da questa immensa parete. Arrampicando sulla regina delle Dolomiti mi sono sentita in sintonia con l’ambiente e il tipo di scalata. L’insieme di questi fattori penso mi abbia dato la sicurezza e la tranquillità per scalare al massimo delle mie possibilità. Non so se diventerà la mia parete preferita, ce ne sono ancora così tante da vedere, sicuramente sarà per sempre un luogo speciale del mio cuore.

Svelaci qualcosa dei tuoi futuri progetti, sia di arrampicata che di studio o di altro genere.

Sono una persona che sogna tanto, forse troppo, pertanto ho tanti sogni per il futuro che mi piace custodire gelosamente. Se devo invece scendere dalle nuvole e tornare con i piedi a terra, vorrei imparare a organizzarmi al meglio per conciliare università e scalata in modo ottimale. Inoltre, questo inverno mi piacerebbe trovare la motivazione e il tempo per allenarmi e dunque migliorare nei miei punti deboli.

L’intervista a Iris è stata tratta da UP CLIMBING #27 LECCO – COMO, edito da Versante Sud.

Errata corrige: nell’edizione cartacea il cognome di Iris è stato riportato in maniera errata, la redazione di Up Climbing si scusa per il disagio.

Dam

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