PERSONAGGI: FRANCESCO CASTELLANO - Up-Climbing

PERSONAGGI: FRANCESCO CASTELLANO

Intervista a uno dei più forti arrampicatori lombardi

Lecco 1990. Fra i più forti arrampicatori lombardi e non solo, è arrivato al 9a+, con Goldrake a Cornalba, e ha chiuso diversi 8b on sight. Ha al suo attivo 18 tiri di 8c+.

Raccontaci qualcosa di te e cosa fai nella vita.

Ho 33 anni e vivo a Perledo, un piccolo paese a metà strada tra Lecco e Colico affacciato sul lago e sotto le Grigne. Qui ho un’azienda agricola: produco olio, miele, frutta, ortaggi e trasformati biologici. Amo da sempre la natura e stare all’aria aperta. Nel 2018 sono entrato a far parte del gruppo dei Ragni di Lecco.

Quando e come ti sei avvicinato all’arrampicata?

Il mio primo approccio alla montagna è iniziato da ragazzo a 12-13 anni con le prime esperienze: qualche escursione tra le montagne di casa e qualche facile arrampicata. La scintilla è scoppiata però intorno ai 22 anni: dopo anni dedicati alla musica ed altri hobby ho iniziato a scalare assiduamente, andando in falesia praticamente tutti i weekend!

Mi pare di capire che non sei quindi un professionista della scalata, ma arrampichi nei ritagli di tempo… Quali sono i tiri più duri che hai salito?

Ovviamente non sono un professionista. Son riuscito a togliermi qualche piccola soddisfazione salendo principalmente le vie più difficili della zona: Party is here a Valbrona, Goldrake a Cornalba. Ho salito un’ottantina di tiri sopra l’8c e più di mille tiri sopra l’8a. A vista ho scalato fino al 8b e 8b+ flash.

Tiro a vista o lavorato? Hai preferenze? Dove ti esprimi meglio?

Non sono mai stato uno da superlavorato, non ho mai investito molto su un singolo tiro. Non ho molto tempo per andare lontano, quando mi capita preferisco provare molte vie e divertirmi su movimenti appigli e linee differenti. Mi piace molto scalare a vista e mi diverto parecchio. Probabilmente mi esprimo meglio in quello che sta nel mezzo, infatti ho salito parecchi 8c/c+, molti dei quali in pochi tentativi.

Sei tra i ripetitori di Goldrake, 9a+, tiro storico a Cornalba, chiodato da Bruno Tassi e liberato da Ondra nel 2010. Cosa ti ricordi di quel giorno a livello emozionale?

Ho dei bellissimi ricordi della salita di Goldrake, soprattutto perché è stata totalmente inaspettata! Devo ringraziare Cristina, mi aveva quasi costretto ad andare il giorno prima del secondo lookdown. All’ultimo giro, immerso in una fitta nebbia, mi son ritrovato incredulo e stupito in catena. Sul momento non ho realizzato la cosa, la gioia e la soddisfazione sono probabilmente arrivate poi pian piano nei giorni successivi.

Francesco Castellano su Collasso gravitazionale, 8c+/9a a Sprofondo. Foto di S. Salagrello

Non scalando per lavoro, ma solo per passione, probabilmente dedicandovi tutto il tempo libero, quanta importanza hanno le persone che ti stanno intorno?

Arrampicando per passione la priorità è sempre quella di divertirsi e passare delle belle giornate in buona compagnia. Per mia natura quando sono fuori a scalare preferisco posti tranquilli e non super affollati. Ricerco la sensazione di quiete e pace quando arrampico, è più facile trovarla con le persone giuste e fidate. Non certo in mezzo alla caciara e alla confusione: quella la apprezzo di più nel dopo scalata o nel giusto contesto!

Abbiamo saputo che oltre all’arrampicata hai avuto anche un passato da batterista… Raccontaci qualcosa di questo periodo.

Prima di dedicarmi alla scalata la mia passione è stata la batteria, ho trascorso diversi anni da ragazzo a suonare in giro, divertendomi parecchio. Ho suonato in vari gruppi di diversi generi musicali. Purtroppo ho un po’ abbandonato da quando ho iniziato a scalare assiduamente, non sono molto compatibili le cose.

Quanto ti ha influenzato, nella tua scelta di avvicinarti all’arrampicata, il fatto di nascere nel territorio lecchese, e cosa ti piace dell’ambiente lacustre?

Rispetto al panorama musicale l’area in cui vivo si presta di più allo sport outdoor, scalata ecc. Ci sono più falesie che locali dove suonare! Abitando sotto le Grigne il passo è stato breve. Mi ritengo fortunato del posto in cui vivo, la vista che ho da casa è impagabile! Dal punto di vista dell’arrampicata mi ha formato su terreni tecnici dove bisogna sapersi muovere bene e usare sapientemente i piedi. Mi rendo conto che per le esigenze di un climber più forte la zona offre purtroppo decisamente meno possibilità e vie difficili.

L’articolo completo è disponibile sul numero 27 di Up Climbing, che include le interviste ad altri arrampicatori e alpinisti delle montagne lecchesi e comasche, come Stefano Carnati, Valentina Arnoldi, Giovanni Rivolta… insieme ad approfondimenti storici, proposte e novità per la falesia e le multipitch.

 

Condividi: