02 Ott Cresciano: Night Session e Dream Time
cresciano: un nome che fa brillare gli occhi a qualunque bouderista.
Rappresenta infatti uno degli spot più belli d’Europa, ma è anche uno di quelli più conosciuti e frequentati perchè a portata di mano: un paradiso che per molti è a tiro di week end, al centro dell’Europa e a pochi minuti dall’autostrada.
cresciano significa clima mite in inverno, "La" stagione dei blocchi, significa granito a grana fine, che risparmia la pelle, significa passaggi splendidi entrati nel sogno di molti come "la boule", "la nave va", "jungle book", "la pelle" o "Dream Time".
in occasione del raduno Cresciano Night Session 2014, pubblichiamo proprio uno stralcio della lunga intervista dedicata a quest’ultimo blocco mitico, dove Fred Nicole che lo ha liberato, Mauro Calibani, Christian Core e Gabriele Moroni ne parlano con Massimo Malpezzi.
DREAM TIME
Il sogno primordiale
testo di Massimo Malpezzi
L’intervista integrale è pubblicata su "UP – Annuario di Alpinismo Europeo" uscito nel 2010.
Ph. Massimo Malpezzi, Andrea Gallo, Roberto Armando
Vivisezionare un blocco… un sogno… renderlo reale, speciale… spiegarne i dettagli attraverso le sensazioni, i momenti più difficili fino al bordo… là dove l’ultimo sforzo è la “rimontata”.
Non è una scheda tecnica, tantomeno una sorta di relazione su come salire uno dei blocchi mitici al mondo.
Nessun segreto svelato, anche perchè Dream Time… sasso mitico di Cresciano, scovato, pulito e superato per la prima volta da Fred Nicole nel novembre del 2000, si è lasciato salire solo da chi ha saputo mettere insieme forza, equilibrio, resistenza, precisione, determinazione.
Venticinque movimenti per concatenare una meravigliosa creatura, tonnellate di granito compatto dalle forme stilistiche perfette in un’architettura precisa e tagliente come quasi tutti i blocchi di Cresciano, luogo ormai noto e molto visitato da oltre dieci anni, un alter-ego di Fontainebleau, non certo per la dimensione geografica, ma certamente per la qualità complessiva che offre questo luogo storico posto sulle pendici di un altipiano scosceso a pochi chilometri da Bellinzona, nel Canton Ticino in Svizzera.
Un “problema” con questo peso, stilisticamente parlando, non poteva che attrarre i più forti boulderisti del mondo. Attualmente la cronaca ci parla di almeno una decina di ripetizioni e i nomi sono tra i più famosi, da Ondra a Fischuber da Zangherl a Graham fino a Sharma e Carwell e tra questi anche tre italiani, Core, Calibani e Moroni. Alcuni hanno risposto al nostro appello e si sono riuniti in una sorta di tavola rotonda virtuale, regalandoci riflessioni e ragionamenti affascinanti su quella loro perfomance.
Esistono simboli che guidano in un certo senso l’orientamento e le rotte da seguire, tiri di corda come Action Directe, Biographie, Master’s edge. Nel bouldering blocchi come Kharma a Bleau, Brad Pitt nel Peak District hanno regalato molte emozioni a chi li ha saliti, certamente Dream Time a Cresciano incarna il blocco per eccellenza rientrando in quello che si può definire “un banco di prova”, chiamiamola retoricamente sfida. Perché a un tratto si è attratti da un nome, da un sasso come quello che disegna Dream Time?
Alza la mano Fred Nicole, giustamente la parola va data a chi dieci anni fa si è inventato quella serie di avveniristici passaggi: «La prima volta che ho visto quella che sarebbe diventata Dream Time sono stato attratto dalla sua splendida linea. Erano i primi mesi del 2000 quando cominciai a fare bouldering, e stavo cercando nuovi problemi da scalare. Ne iniziai a spazzolare una parte provando qualche movimento, e fui molto felice di aver trovato un nuovo progetto a cui dedicarmi. Vivo a circa tre ore da Cresciano, quindi potevo andarci solo ogni due settimane restandoci quasi tutto il giorno. Prima che partissi per l’Australia, nella primavera del 2000, ero già in grado di fare tutti i movimenti tranne l’ultimo, e quando tornai dal Sud Africa nell’ottobre di quello stesso anno riuscii a completare la sequenza. L’ho chiamata Dream Time perché ero affascinato dalla mitologia aborigena australiana nella quale il termine “dreamtime” indica l’epoca antecedente alla formazione del mondo».
Mauro Calibani ascolta con interesse e si aggiunge alla storia personale di Fred:
«Bella questa cosa aborigena… Quando seppi della salita di Nicole e di questo sasso, ne rimasi subito colpito. Dapprima per la quotazione, anche perché dalle foto non si poteva capire l’effettiva bellezza della linea. Erano anni in cui le mie attenzioni si focalizzavano soprattutto sull’estremo, sul sogno della salita quasi impossibile. Inserii il passaggio nelle mete da percorrere, almeno nei miei sogni. Poi un giorno finalmente ci andai. Mi sembra di ricordare che nel mentre avessi aperto il mio cuore a questa linea lontana, avevo cominciato anche a focalizzare le mie attenzioni su quello che sarebbe diventato poi Tonino ‘78».
Cristian Core la sa lunga, scalare blocchi significa fortemente viverne la filosofia essenziale e conosce il significato di una avventura come Dream Time: «Per diverse ragioni Dream Time in passato ha rappresentato il “salto” evolutivo del bouldering. Fred con questa linea aveva oltrepassato quella soglia che ha portato il mondo dell’arrampicata in crescita, in avanti. Era più di un boulder duro, era ed è ancora un simbolo. Inoltre è una linea incredibile, bellissima, non puoi passarci davanti indifferente, devi metterci le mani sopra e farci qualche tentativo… »
(…)
A proposito di natura, Dream Time non a caso è posizionato un po’ al di fuori dei circuiti classici di bouldering e si concretizza in un’area naturale ancora non esplorata, proprio quando si ha l’impressione che a Cresciano tutto fosse stato fatto… poi, Fred, questo diamante scoperto da te…
«Sono sorpreso dal fatto che la gente pensi che tutto era stato già scalato! A quei tempi stavo scoprendo nuove aree della foresta ancora da salire. Comunque fui abbastanza fortunato a imbattermi in un così bel problema! Per me è stato come un regalo da parte della foresta, lontano dalle zone più frequentate di Cresciano».
Mauro è convinto invece che alla fine vi sia una sorta di migrazione naturale: «Forse proprio come dici tu, l’attenzione naturalmente si sta spostando anche al di fuori del bouldering stesso, verso i nuovi approcci alla roccia, dws, le nuove barriere del trad, e la messa in pratica delle evoluzioni gestuali interiorizzate attraverso il bouldering trasportate sulle vie lunghe. Forse più semplicemente si sta prendendo consapevolezza delle capacità creative di ognuno, ci sono sempre e comunque gli “avvelenati”, spesso fra i più giovani a caccia di risultati, che possano dare loro conferme ufficialmente tangibili come è stato per me in precedenza».
Quindi mi viene da dire che in fondo è la storia a portare il climber a misurarsi con il passato; Dream Time nonostante non sia il blocco per eccellenza più duro al mondo rimane una sorta di alter-ego di Action Directe per la falesia, un crocevia importante nella maturazione di un boulderista, spesso si è attratti dal grado al di là della storia… Ho notato che c’è una lieve inversione e fortunatamente si ripercorrono itinerari e blocchi pensando ai tempi passati, a chi aveva avuto quelle illuminazioni aprendo linee spettacolari, quanto conta la storia per te Cristian e per tutti voi?
«La storia è sempre stata importante, anche nella vita comune di tutti i giorni,guardando il passato siamo più consapevoli di come vivere il presente e il futuro. Anche nell’arrampicata quando sali una linea quello che ti rimane più impresso nella memoria è tutta la sua storia, il suo personale percorso che comincia con la scoperta del passaggio e poi ancora un susseguirsi di tentativi nel cercare di comprendere il suo linguaggio per entrare in perfetta sintonia con essa, fino al giorno della sua riuscita che chiude il cerchio e completa la favola.
In tutti gli sport è importante che ci siano dei pionieri come Fred e altri, che godono del piacere di scoprire nel mondo linee incredibili, liberando gradi alti, permettendo che il livello cresca vertiginosamente.
Se non esistessero persone come loro tutto avrebbe una fine».
Mauro Calibani dopo Cristian si prenota un po’ come a scuola e sorride: «La storia s’ha dda’ conosce”, attraverso le basi poste nel passato, anche nell’arrampicata si sta progredendo a ritmi senza sosta. In assoluto mi affascina il passato e mi affascinano tutte quelle tappe importanti percorse da alcuni, come questa intrapresa da Fred, attraverso cui le barriere si sono infrante aprendo la strada verso altri confini. Nel caso di D.T. Per me è stato qualcosa di strano, onestamente da principio ero sfrontato e deciso, mentre poi, la distanza (800 km) e la difficoltà nel trovarlo in condizione (ho iniziato a provarlo a fine marzo) unita ai miei insuccessi per la salita, hanno contribuito a fiaccare le mie motivazioni. L’ho abbandonato per un po’ perdendo la testa per Tonino ‘78. Dopo la salita della mia creatura, le polemiche commerciali e gratuite di 8a.nu sulla quotazione da me espressa per Tonino, titolavano il mio paragrafo con: “do you believe it?” e tutti potevano dire la loro sbeffeggiandomi o prendendo le mie difese. Uno sconosciuto ciarlatano si era permesso di pronunciare quello che solo i soliti di corte avrebbero potuto azzardare… Poi si continuava dicendo che “uno” che non aveva salito nemmeno Dream Time, non poteva essere preso in considerazione… Sono abituato alle fatiche (quando si devono fare) e anche se dentro di me in fondo avessi deciso di abbandonare il progetto svizzero, una volta richiamato all’appello mi misi subito sull’attenti e tornai a chiudere anche quella partita. Peccato che poi il sito non ne abbia più parlato!
Dream Time rimane comunque una tappa importante, una grande fatica, diversa da tutto il resto. Se dovessi dire “cose” di questo sasso direi: lontano, bello, faticoso, mangiapelle e scollascarpette, emozionante, amato e odiato, ma infine vinto. È stata la tappa sulla grande distanza».
Anche Fred è d’accordo in generale: «La storia è sempre stata molto importante per me. Essa ha un ruolo cruciale per la comprensione della nostra situazione attuale. L’arrampicata esiste da molto tempo e non si può semplicemente riassumerla conoscendo solo la sua storia recente. Si facevano cose incredibili sin dall’inizio».
Gabriele è molto giovane e da un giovane non ci si aspetterebbe una dedizione così interessata alla storia del passato e gli va dato merito, in un mondo fatto solo di prestazioni, d’essere pronto a confrontarsi anche con la storia e i personaggi del passato: «Anche nel periodo in cui le vie, i blocchi, e i luoghi storici dell’arrampicata non venivano più presi tanto in considerazione, sono sempre andato controtendenza: infatti mi ricordo il mio primo viaggio in Frankenjura in cui ho incontrato Cristian, Enrico e Jolly. Io in quei giorni non potevo arrampicare a causa di una caviglia slogata ma sono andato lo stesso solo per respirare quell’atmosfera e vedere quei luoghi che già da ragazzino mi avevano destato interesse e voglia di scoprire. Infatti da quel giorno me ne sono innamorato e anche se la gente penserà che non sono tanto a posto, reputo il Frankenjura il mio posto preferito al mondo e dove passerò ancora molti altri giorni della mia vita».
Mauro Calibani: «Dream Time è un passaggio molto complesso con dentro un bel numero di singoli che ti tengono acceso fino a che non ti ribalti: tallonaggi aleatori, lanci, compressioni, resistenza alla stanchezza e solidità corporea, è un po’ il simbolo famoso del boulder dell’alta difficoltà, e io ho impiegato diverse giornate prima di riuscire. A parte Ondra di cui non mi pongo il ben che minimo dubbio sulla sua riuscita in quarantacinque minuti! (sigh, sigh…), nutro seri dubbi su chi abbia detto di averlo salito in quattro e quattr’otto… »
Cristian Core: «Mi è costata nove giorni effettivi di lavoro, mi ricordo di quel periodo come un momento magico, andavo su due/tre giorni con Roberto Armando, lo provavo fino a devastarmi, a volte nevischiava, e poi giù a casa, controllavo il meteo, mi rigeneravo la pelle, intanto mi allenavo sul muro simulando i movimenti del blocco e via tornavo su a riprovarlo.
Ora non credo sia ancora il boulder più duro del mondo, ci sono molti arrampicatori forti che hanno liberato diverse linee molto più dure nel pianeta.
Per esempio, a Varazze ho liberato una linea che ho chiamato Gioia, molto più dura di Dream Time».
Gabriele fa una lieve smorfia e simpaticamente sorride come per dire: «Lo pensavo più duro quel blocco», poi ritorna serio e ci racconta: «Da un punto di vista prettamente fisico è uno dei blocchi “estremi” più facili che ho provato. I singoli movimenti non sono poi così difficili e quando li meccanizzi sembrano sempre più facili… Per me la parte più dura è stata quella di rimanere concentrato fino all’ultimo cercando di risparmiare non forze ma energia mentale per l’ultimo movimento, cioè non farmi prendere dall’agitazione pensando che in questo punto ero già caduto parecchie volte!».
È una sensazione oppure alla fine è più facile scantonare Dream Time andando a cercare gloria altrove? Le ripetizioni di questo spot non sono poi così tante.
Mauro si alza poi risponde rimanendo in piedi: «Ognuno fa ciò che vuole, nel rispetto di tutto ciò che ha attorno, comunque boh, non so, credo che non siano proprio così poche, già noi in Italia l’abbiamo fatto in tre (ne arriveranno altri..) e tutti quelli che l’hanno salito sono con certezza fra i più bravi sassisti al mondo».
Cristian è determinato a sostenere che: «Se cerchi la gloria fai un altro sport. Non si prova Dream Time per fama, si prova una linea così perché è incredibile, è un masso a forma di diamante da solo, nel bosco, in una posizione dominante che osserva tutta la valle, sembra posato su un piedistallo, le prese sono tutte nel posto giusto come create su misura per essere arrampicate; per questo provi Dream Time, non per il grado, ma per la sua purezza. Dentro di te sai che nel mondo sono poche le linee come quelle».
Fred per la verità non capisce bene la domanda e si astiene… forse è abituato da sempre a stare un po’ fuori dalle polemiche… proseguo come moderatore…
Senti Mauro, mi son sempre domandato quanta analogia ci possa essere tra il blocco che Nicole scoprì disegnandone una linea avveniristica, e quel Tonino ‘78 che ti ha regalato così tanta soddisfazione. Tu Mauro conosci bene il significato profondo e molto personale della ricerca di nuovi problemi, di quella particolare sensazione quando si ha davanti qualche cosa di unico.
«Un passo dopo l’altro e si raggiungono i sogni più remoti, quelli per cui bisogna faticare, anche se per tutti quelli che amano così profondamente l’arrampicata poi così tanta fatica non si fa… Il confronto e la riuscita sui test piece di personaggi come Ben Moon o Fred Nicole come di altri fuoriclasse della storia, mi è servito per comprendere dove io potessi arrivare e il bello è che ancora non l’ho capito!».
Fantastico…
Analizzando specificatamente la linea di Dream Time sembra che tutto sia così aleatorio e credo che ognuno di voi abbia in qualche momento avuto la sensazione di non farcela o più semplicemente la consapevolezza che ci fosse una sezione davvero complicata. Avete davvero creduto per un solo attimo di non farcela?
Fred molto umile ci dice che «è sembrato tutto difficile, soprattutto per l’aderenza, ma l’ultima sezione è stata quella che mi ha causato più problemi».
Per Mauro invece il ricordo è ancora vivo: «Il giorno che l’ho salito ero con Enrico Baistrocchi, e ho scongelato col tè caldo il ghiaccio a candelotti nella parte finale del sasso. Io avevo un metodo che mi ha passato Fred Rouhling per il tratto finale consistente in un lancione dal terzo e ultimo piatto di destro fino al becco tutto fuori a sinistra. Il giro buono in quella giornata è stato il quinto, quando sono riuscito a stoppare il corpo sull’appoggio del lancio con la tacchetta di sinistro sul terzo piatto e ricordo che dentro ho tirato fuori tutta la mia determinazione nel concentrarmi sulla body tension… Poi nel lancio finale ho creduto di venire via, ma mi si sono impigliati i capelli sulla roccia, così l’ho salito…»
Mentre per te Gabri, quando hai deciso di provare Dream Time non pensavi certo di lottare cosi duramente, tanto meno di uscire all’ultimo tentativo, grande determinazione, era quasi sera, una giornata indimenticabile.
«Per la verità la giornata è iniziata… diciamo male, infatti il blocco l’abbiamo trovato completamente fradicio dalla pioggia del giorno prima…
Così i miei amici Franz e Stecca mi hanno rimotivato, ho iniziato a fare subito dei tentativi dalla partenza senza riprovare i movimenti che ormai conoscevo già bene. Mentalmente mi sentivo stanco… cadere per ben tre volte di fila oltre il quindicesimo movimento e mantenere lucidità non è facile. Riprovo con un nuovo metodo che avevo visto su un video, una tallonata sul bordo che ti permette di andare più statico all’ultimo piatto sfuggente. Il movimento mi viene bene e allora decido di giocare il tutto per tutto con questo trucchetto nuovo.
Riparto in fretta sta per calare il buio…. cado a metà… sono morto! Stecca e Franz mi pompano per un ultimo tentativo, mi ritrovo al passaggio chiave e lancio il tallone sul bordo che magicamente tiene grazie all’aderenza magistrale… da qui con non pochi problemi di ghisa vado avanti e sotto gli urli dei miei “supporter” mi ribalto!»
E tu Cristian che ci dici… «La prima sezione è più delicata, obbliga a un tallonaggio precario su prese sfuggenti, però l’intensità è diluita ed è possibile cadere un po’ ovunque. La sequenza finale con i lancetti sul bordo piatto rimane una sezione delicata dove è facile cadere, specie perché ci arrivi provato e non si riesce a recuperare le forze prima della seconda parte.»
Nel novembre 2009 una presa fondamentale, quella che permetteva il lancio al bordo, si è rotta.
Il passaggio è stato subito risolto con partenza in piedi durante una seduta notturna da Nalle Hukkataival che lo ha valutato 8b.
Successivamente, in dicembre, il grande Adam Ondra si è inventato una nuova sequenza che gli ha permesso di salirlo sit start, confermando però il grado di 8b+.

