05 Mag LA GRANDE FESTA DI SCORACE!
Dario Destro ci racconta con le parole e con bellissime immagini lo Scorace Blok Fest 2025
Tra le curve strette della campagna trapanese, c’è un angolo di Sicilia che non ti aspetti. Non ha scogliere sul mare né cupole barocche, ma oltre 500 linee scolpite nella roccia. Un dedalo di arenaria ruvida e compatta, avvolta dal silenzio di un bosco antico. Benvenuti a Bosco Scorace.

Sulle eccezionali linee di Scorace! Foto: Dario Destro
Tra il 24 e il 27 aprile, questo piccolo Eden di sette settori diversi ha ospitato la seconda edizione dello Scorace Block Fest, un festival boulder outdoor che ha attirato climber da tutta Italia (e oltre). Il punto di ritrovo è stato Bruca,
frazione minuscola di Buseto Palizzolo — 130 anime abituate alla quiete, che si sono ritrovate a osservare con un misto di stupore e ironia migliaia di crashpad, van e dita consumate invadere la piazza. “Era da quando ero picciriddo che non vedevo tutta ‘sta gente”, ha scherzato con me un anziano del posto.
A rendere possibile tutto questo, un lavoro titanico firmato dalle associazioni Scorace Boulder e Dolmen Climb. Sentieri ripuliti, blocchi spazzolati e messi in sicurezza, segnaletica sul territorio, e soprattutto, un’atmosfera accogliente che ha reso ogni giornata più di un semplice raduno: una vera celebrazione dell’arrampicata outdoor, all’insegna della convivialità e della condivisione.
La varietà dei blocchi di Scorace è sorprendente. Placche a tacche millimetriche, strapiombi con partenze sit-start, linee di svase e tallonaggi, movimenti esplosivi su ronchie, spigoli affilati, buchi profondi. C’è davvero di tutto. E la qualità della roccia? Superba. Arenaria compatta, ruvida al punto giusto, che richiede di saper dosare i tentativi sul progetto.

Sulle eccezionali linee di Scorace! Foto: Dario Destro
Per chi come me racconta tutto questo attraverso un obiettivo, Scorace è un giardino creativo. Non mi limito mai a osservare da lontano: mi immergo tra i climber, chiedo dei blocchi, dei movimenti, dei crux. Mi piace capire le linee prima ancora di fotografarle e mi piace interagire con le persone che le stanno scalando. Li incito, li carico, li faccio ridere e li tranquillizzo alle volte. E loro, in cambio, accettano la mia presenza con spontaneità, anche quando scatto a pochi centimetri da un tallonaggio sospeso. È lì che nascono le immagini che mi interessano: vere, intense, condivise.
Davide Catalano, detto “Il Cata”, è il visionario che ha visto in questo bosco il potenziale di una miniera di emozioni. Dove un tempo c’erano solo licheni e rami secchi, oggi c’è un terreno di gioco che parla la lingua universale del boulder. L’edizione di quest’anno ha contato circa 350 pre-iscritti, ma i partecipanti effettivi sono stati ben di più: un fiume di alcune migliaia di appassionati che si muoveva tra i blocchi con l’entusiasmo e la simpatia di chi ama questo sport.

Il “Cervello”. Foto: Dario Destro
Tra le novità più chiacchierate di questa edizione c’è il nuovo settore “Il Cervello”, battezzato così per via di un mastodontico boulder la cui superficie ricorda, appunto, le circonvoluzioni cerebrali. Una linea scultorea, difficile da ignorare. Ma “Il Cervello” non è stato l’unico soggetto memorabile. Alcune linee sembravano nate per essere immortalate: i gesti sospesi, le espressioni trattenute a metà tra la paura di cadere ed il desiderio di riuscire, la tensione delle mani sul bordo dell’ultima tacca. Ogni scatto è stato un frammento di qualcosa di più grande. È questo quello che mi prefiggo: catturare il momento di massima intensità, quel gesto che racconta tutto in un secondo. A volte provo ad anticiparlo, altre volte mi lascio sorprendere dall’estetica spontanea e dalla bellezza del momento, inseguendo sempre la luce.
Perché fotografare l’arrampicata? Perché è un gesto effimero. Dura pochi secondi, si consuma in un tentativo, si dimentica nella corsa al progetto successivo. Ma quando la roccia incontra la luce giusta, e il climber si fonde con il suo movimento, lì nasce qualcosa che vale la pena raccontare. E tutti noi climber sappiamo bene quanto sia importante il momento in cui riusciamo in qualcosa che fino ad allora non eravamo riusciti a compiere. La fotografia diventa allora testimone della passione, della dedizione e determinazione di tutta una comunità in continua evoluzione, e diventa capace di risaltarne l’impegno atletico e la spettacolarità dell’ambiente.

Foto: Dario Destro
Quest’anno, più che mai, ho sentito una connessione forte con chi ho fotografato. Climbers che non avevo mai visto prima si sono aperti, hanno accolto la mia presenza come parte del gioco. Mi hanno parlato delle linee che stavano scalando, descrivendomi le loro beta e restituendomi le risate di una sana autoironia. E nel farlo, mi hanno dato accesso a una spontaneità che è l’anima stessa del mio lavoro. Scorace ci ha lasciato addosso la ruvidità della sua roccia e il suono delle risate nel bosco. Per chi c’era, resterà il ricordo di blocchi chiusi ed inconclusi, di infinite storie che si sono scritte sopra i crashpad, e di una comunità che sa accogliere e coinvolgere. Per chi ha scattato, resta l’impegno di custodire tutto questo in immagini che durino più di un tentativo.
Il festival tornerà. E io, con la macchina pronta e gli occhi aperti, conto di esserci di nuovo.
Perché certi luoghi, certe linee e certe luci… meritano la loro esposizione.
Dario Destro – Fotografo
Foto di Anteprima – Sulle eccezionali linee di Scorace! Foto: Dario Destro

Foto: Dario Destro

