19 Mar Lanciata una petizione per la salvaguardia dell’arrampicata nei Grampians
Cosa sta succedendo nella celebre area australiana?
Nonostante si trovi dall’altra parte del mondo, qualunque scalatore conosce la bellezza dell’arrampicata nei Grampians. La sua roccia incredibile, il suo ambiente particolare e le sue linee storiche hanno spesso trovato spazio sul nostro sito, così come diversi climber italiani ne hanno celebrato a più riprese l’eccezionalità, da Christian Core a Niky Ceria.
Eppure, come già abbiamo menzionato ultimamente, attualmente l’arrampicata nei Grampians è a rischio in molte aree, con la chiusura di 3000 vie e di circa la metà delle possibilità arrampicatorie tra bouldering e arrampicata sportiva presenti nell’area (dati forniti da savegrampiansclimbing.org).
Le motivazioni sono in questo caso legate alla salvaguardia: ci troviamo infatti in un parco nazionale dove, oltre alla bellezza naturale, è presente un grande patrimonio storico culturale fondamentale per gli aborigeni, con la stragrande maggioranza di siti che qui vi sono localizzati.
I climber locali si dicono ben consci dell’importanza del luogo e sono sempre stati sensibili a tutte le questioni sia ambientali che culturali riguardanti quest’area. Per questo motivo sono sempre stati ben intenzionati a collaborare in modo che quest’area venga preservata sia in quella che è la sua importanza generale che per il significato che ha dal punto di vista arrampicatorio. Tuttavia, sembra che il divieto sia stato imposto senza interpellare la comunità degli arrampicatori e senza cercare la loro collaborazione.
C’è anche da dire che, a quanto riportato in precedenti articoli, in realtà parte delle tensioni sono state amplificate anche a causa del comportamento assurdo di alcuni arrampicatori, che hanno chiodato vie a meno di un metro di distanza da alcuni reperti di importanza archeologica…
Ad ogni modo, un’analisi degli ultimi avanzamenti è riportata a questo link, dove trovate anche la possibilità di firmare una petizione, volta a promuovere un dialogo tra le parti in modo che insieme si possa contribuire alla salvaguardia dei Grampians in tutto il loro valore.
A proposito di questa petizione e del suo significato, riportiamo il punto di vista di Niky Ceria che i Grampians li conosce profondamente dopo i diversi viaggi boulderistici che vi ha fatto (l’ultimo ce lo ha raccontato ai microfoni di Climbing Radio).
Ecco quanto ha pubblicato sulla sua pagina instagram:
“Dopo anni di viaggi in giro per il mondo, i Grampians sono diventati la mia destinazione preferita di sempre. Non solo la straordinaria qualità della roccia rende quest’area così unica. Effettivamente, qui nei Grampians, mi sento a casa più che in qualsiasi altra parte del mondo. L’atmosfera è speciale, primordiale e selvaggia.
Nel corso degli anni, i Grampiani hanno anche cambiato il mio modo di scalare. È un posto dove ho imparato molto e dove il mio comportamento ha apportato notevoli miglioramenti.
Grazie alla mia esperienza nei Grampians, mi sono reso conto che il bouldering è più di ogni altro un profondo adattamento alla natura: dobbiamo accettare la natura e adattarci ad essa. E non il contrario.
Nonostante le aree del Nord siano (onestamente) soggette all’impatto di scalatori / escursionisti, il resto del parco (che comprende le zone meridionali, Halls Gap e così via) in pratica non mostra alcuna traccia di attività boulder. A causa delle sue forti e ripide escursioni, del suo clima bizzarro e di un sacco di settori “sconosciuti”, i Grampiani sono oggi la zona più immacolata dove gli scalatori vanno. E non ha altri contendenti in termini di pulizia. Infatti, in media, la maggior parte degli scalatori di solito si tiene lontana da tutti gli accessi scomodi. E il bouldering nei Southern Grampians è solo qualcosa di scomodo! Chi conosce la zona di Vic conosce anche gli enormi sforzi per raggiungere i massi e siamo consapevoli della vegetazione fitta e selvaggia a cui dobbiamo adattarci. Questo tipo di mentalità ci porta ad avere un approccio più profondo e consapevole verso l’ambiente.
La maggior parte degli scalatori che sono stati qui sono stati molto attenti ad avere il minor impatto possibile, trattando la roccia nel miglior modo che conosciamo e senza lasciare traccia. E andremo sempre in questo modo!
La potenziale chiusura di questi spot è una notizia molto triste. @verticallifemag e @doppelranga hanno lanciato una petizione per preservare questo paradiso del bouldering e per dimostrare che questo posto, a differenza di molte altre falesie popolari, non ha subito danni significativi agli scalatori. E, a causa delle sue dure caratteristiche, sarà sempre così!”
Una situazione delicata che speriamo possa risolversi e che, qui come in ogni parte del mondo, rende evidente l’importanza da parte degli arrampicatori nel maturare una profonda consapevolezza del luogo in cui si trovano, agendo e collaborando perchè l’equilibrio naturale venga sempre messo al primo posto.

