Intervista: Marzio Nardi - Up-Climbing

Intervista: Marzio Nardi

Una vasta zone che dava  da anni segnali di potenziale importante ed un agguerrito gruppo di sfregatori incalliti capitanati dal “Messi” della spazzola. Ci venga perdonata la figura presa in prestito dal calcio ma è veramente così, perché se c’è una persona alla quale si deve la valorizzazione del boulder in Italia è proprio Marzio Nardi, il quale invece che inseguire gradi e blocchi già saliti e raggiungibili con comodi accessi, si arma di spazzole, guanti, seghe, scale e qualche altro aggeggio pensante e scomodo per valorizzare nuove aree boulder. Così è stato anche per l’Isola d’Elba e per il Rockslave XP  2014 “Elba Discovery”. Dopo il video di anticipazione ed il suo racconto, una intervista esclusiva per UpClimbing su questa nuova esperienza ma non solo.

"All’Elba ci sono dei blocchi", quando hai sentito per la prima volta questa frase? Quanto tempo è passato?
Dell’Isola dElba sentii parlare già una 15 anni fa quando il l’attività "di andar per sassi" cominciava ad essere riscoperta anche in Italia dopo tanti anni di silenzio. La fine degli anni 90, per la nuova ondata del bouldering, fu un periodo ricco di entusiasmo sembrava si fosse riscoperta l’acqua calda dopo anni passati a lavarsi con quella di torrente. Si riscoprì il valore creativo dell’arrampicata che poteva esistere anche su di un sasso liscio. Gli anni 90 per alcuni versi sono stati "anni bui"  Per molti la creatività consisteva nello scavare 4 prese su un muro liscio. Più che arrampicatori si era diventati carpentieri. Si cercavano muri lisci, non per immaginare delle linee ma  per dargli vita a suon di trapano e resina. Con questa riscoperta del bouldering si cominciò a dare valore anche al più piccolo pezzo di roccia, al sasso, e ci si rese conto che di sassi ce n’erano un pò ovunque…anche all’Isola d’Elba.

Ti sei trovato quello che ti aspettavi, di più o di meno?
Ho trovato esattamente quello che aspettavo. Un terreno vergine nel quale sviluppare e dare impulso all’attività. Sull’Isola già qualche cosa era stato  fatto su alcune strutture evidenti da un gruppo di toscani. Noi siamo andati a cercare nuovi sassi. In fondo quello che cerchiamo con i RockSlave XP è questo: cose nuove. Non necessariamente la nuova mecca del boulder piuttosto che la falesia di riferimento mondiale.

Ma le tue ricerche non sono solo un modo per trovare dei sassi. Cosa cerchi anche?
Cerco, anzi, cerchiamo quel piccolo senso di avventura che si può vivere "banalmente" alla ricerca di un pezzo di roccia vergine e quello che tutto questo comporta. La ricerca, la scoperta e l’espressione di una creatività. Non servono grandi cose se non entusiasmo e voglia di mettersi alla prova andando verso qualcosa che non si conosce. Già lo facemmo l’anno scorso in Piemonte, nelle Valli di Lanzo, e li fummo quasi inghiottiti dal posto,vista la sua vastità. Quest’anno è stato indubbiamente più semplice ma altrettanto entusiasmante

Andiamo più sul tecnico: che tipo di roccia avete trova? E che stile di boulder? Dove si trovano maggiormente e com’è la logistica in zona?

La roccia, nella zona dell’isola che abbiamo visitato, è un granito molto lavorato dagli agenti atmosferici quindi  l’arrampicata è estremamente varia. Ci siamo dedicati esclusivamente alle linee più belle e "di ampio respiro" quello che si è soliti dire "delle bombe", per estetica e altezza. Abbiamo arrampicato nella zona ovest dell’isola, quella vicino a Marciana dove il Monte Capanne sovrasta il mare.
Proprio sulle pendici del Capanne ci siamo dedicati all’evidente Caos di Madonna del Monte che già negli anni 80 fu visitato da Aldo Leviti che sui Blocchi più grandi chiodò qualche via, presto seguito dal arrampicatore Elbano Renato Bardi, al quale si deve la chiodatura dei vari settori d’arrampicata dell’isola.
E dal punto di vista logistico? Si trova tranquillamente da dormire e mangiare lì?
Ma scherzi? Per quel che riguarda la logistica e l’accoglienza, l’Elba presenta un offerta enorme dal momento che vive  principalmente sul turismo.

Quante "visite" avete fatto fin’ora e chi è stato il maggior promotore delle vostre "spedizioni?
L’XP si è concretizzato grazie a  Lorenzo Bona (il videomaker) che sull’isola ha una casa che è anche stata la base che ha ospitato tutto il team. Un grande aiuto è arrivato anche da Luca Andreozzi, l’anima rockandroll del team, che all’Elba già ci arrampicava da piccolo (ieri). Proprio con loro due ho fatto uno scouting di tre giorni a fine settembre e dopo aver individuato i settori nei quali arrampicare siamo partiti col progetto.

Allarghiamo l’obiettivo. Sei stato uno dei maggiori promotori del boulder in Italia, come ti sembra cambiata la scena del boulder rispetto alle tue prime "spazzolate"?

Chiaramente sono cambiati i numeri sia nei praticanti che nel valore delle prestazioni, segno che è un attività in continua crescita, 15 anni fa era più un attività carbonara, i "malati del sasso" si conoscevano tutti. 
Se andavi nei pochi posti che si stavano sviluppando trovavi bene o male sempre le stesse persone, quando le trovavi. Poi c’è stato il Boom. Molti han gridato al fenomeno di moda e all’onda che alcune ditte volevano cavalcare, a distanza di qualche anno posso dire che non è così. Per molta gente il bouldering è il primo step per avvicinarsi all’arrampicata e anche per i più scettici è diventato parte integrante della loro attività. Di sicuro non sarà l’attività principale, ma vedo che 4 passaggi su di un sasso tutti li fanno volentieri. Anche io, non sono più integralista come potevo esserlo 10 anni fa ed ora arrampico veramente su tutto, ma regolarmente sento la necessità di andare a giocare su pochi metri di pietra

Sei sempre stato un grandi visionario ed innovatore: le cose, sono andate come le immaginvai/speravi?

Tutte le cose che ho fatto, le ho fatte perché mosso da una tensione interiore, non certo per raggiungere un obbiettivo. Non immaginavo e non speravo nulla se non la voglia di fare le cose e trasmettere  l’entusiasmo e l’energia che mi mettevano addosso.
Porti in giro molti giovani: che futuro ha l’arrampicata?
E’ evidente che l’arrampicata è dei giovani, e di Gabriele Moroni e Stefano Ghisolfi, Silvio Reffo per dire  nomi più famosi in questo momento. Anche loro cominciano a comprendere che fare vie dure, tritare gradi come schiacciasassi, non basta, anzi, non deve bastare.
Bisogna esplorare, provare, rischiare, sbattere il naso, esprimere opinioni . Continuare ad immaginare l’arrampicata come mezzo d’espressione e non  solo come ricerca di un  record assoluto. Da questo punto di vista, in Italia, Michele Caminati ne è un esempio. Continua a vedere l’arrampicata in situazioni e contesti differenti e questo,  Penso sia il solo modo per continuare a stupirsi. Per me l’arrampicata è un continuo viaggio ed in questo  ho la fortuna di portarmi appresso alcuni ragazzi provando a trasmettergli come io  immagino l’arrampicata.
Magari, un giorno, anche loro avranno voglia di portare me nei loro "viaggi", sempre che riesca a stargli dietro…


Intervista di Stefano Michelin
 
 
 

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