NIEUWENHUIJSEN SALE LA REVOLUTIONNAIRE - Up-Climbing

NIEUWENHUIJSEN SALE LA REVOLUTIONNAIRE

Sesta salita dell’8C+ di Fontainebleau…con touchette…

Il primo del grado per l’olandese, non senza perplessità etiche!

Da Fontainebleau, in particolare dal settore dei Gros Sablons, giunge la notizia di un’altra salita de La Revolutionnaire che segue a poca distanza quella dell’olandese Tim Reuser, risalente allo scorso mese. Ne è ora l’autore un altro olandese, Michiel Nieuwenhuijsen, che sul suo profilo IG ha pubblicato la news e il video della ripetizione, avvenuta quattro giorni fa.

Michiel non è nuovo a salite di alto livello: nel suo palmares blocchi storici come The Big Island sempre a Bleau, a cui sono seguite linee come quelle di The Story of Two Worlds, Der Mit Dem Fels Tanzt e Dreamtime, pietre miliari del bouldering ticinese! Tuttavia, con La Revolutionnaire Nieuwenhuijsen si aggiudica il suo primo 8C+, oltre a realizzarne la sesta assoluta dopo Charles Albert (2017), Ryohei Kameyama (2019), Simon Lorenzi (2022), Niky Ceria (2022) e appunto Tim Reuser quest’anno. Curiosamente, Michiel ha chiuso il boulder utilizzando una scarpetta solo per il piede sinistro, preferendo lasciare il destro nudo per sfruttare meglio con l’alluce alcuni buchi sui primi movimenti.

La sua realizzazione non è però esente da perplessità in relazione all’etica: dopo lo sbandieramento che mette fine alle difficoltà del blocco, Michiel ha consistentemente urtato con il piede sinistro un pad che aveva posto di lato a fare da “parasole”, per evitare che gli svasi della linea venissero scaldati troppo perdendo aderenza. Nel suo post IG, dichiara apertamente questa sua touchette (o “dab” che dir si voglia) “convalidandosi” però la salita sulla base del fatto che appunto su quei movimenti le difficoltà sono ormai terminate.

Nell’etica ormai pluridecennale del boulder moderno, qualunque tocco di qualsivoglia oggetto/persona/struttura naturale che non sia il masso stesso su cui si sta scalando invalida la salita, anche qualora fosse ininfluente (o addirittura controproducente) ai fini della prestazione o qualora avvenisse anche in una sezione della linea ormai di bassa difficoltà.

Infatti, come sottolineato anche da diversi top climber in anni più recenti, in una disciplina così essenziale quale il boulder, il “come” si realizza la linea in ogni dettaglio è parte costituente del gioco e ogni minima sbavatura toglie gran parte del significato alla salita. Ciò è vero qualunque sia la difficoltà assoluta del blocco in questione o quanto duro/facile sia rispetto al nostro livello personale.

Il punto di vista di Michiel non è sicuramente nuovo nel boulder al top, e sono altri gli esempi in cui si è stati permissivi su questi o altri aspetti etici. Per non parlare di quanto succede sempre di più ai livelli più bassi, con l’ulteriore aggravante costituita dalla massificazione a cui il bouldering è andato incontro negli ultimi anni e la completa noncuranza etica che, sia coscientemente che incoscientemente, il popolo del sassismo mostra.

Aspetti che meritano un’ampia e aperta discussione per salvaguardare il senso stesso di questa disciplina, qualunque siano i toni che inevitabilmente ne deriveranno…

Albertaccia

Foto di Anteprima – Screenshot dal video IG

 

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