Paul Pritchard a Pontresina - Up-Climbing

Paul Pritchard a Pontresina

ore 20:30 – Poschiavo (CH) – Salone de La Tor
Paul Pritchard: l’avventura della vita di un “disabled, but not unable”.
Paul Pritchard è stato per quindici anni un alpinista di punta nel vasto panorama dell’alpinismo mondiale. Entusiasta, amante dell’estremo, Pritchard ha vissuto una vita al massimo da alpinista. Ha iniziato ad arrampicare a metà degli anni ’80 in Galles. Dopo una lunga avventura in Nord America, dall’inizio degli anni ’90 apre nuove vie in Himalaya, in Patagonia, Yosemite, Karakorum, isola di Baffin, Kirghistan, Borneo.
Oggi vive una vita al massimo dopo il grave incidente subìto nel 1998. Paul si presenta così: «Ho sempre condotto una vita avventurosa. Ero alpinista a tempo pieno. È cambiato tutto dopo l’incidente, ora sono emiplegico. La parte destra del mio corpo è paralizzata. Devo usare la sinistra per fare tutto. Stavo arrampicando su uno splendido torrione chiamato Totem Pole, quando una grossa roccia mi cadde sulla testa. Sono stato incredibilmente fortunato a sopravvivere, ma ho avuto grossi danni cerebrali. Ho dovuto modificare ogni aspetto della mia vita. Ho dovuto imparare tutto da zero. Per esempio non sono stato in grado di parlare per cinque mesi e ci è voluto molto tempo per riacquistare una parlata fluente. Ero come un bambino. È cambiato tutto: il mio modo di camminare, il mio modo di parlare. Ma dentro sono la stessa persona. Ero un amante dell’avventura prima dell’incidente, ora sono lo stesso amante dell’avventura».
Dopo l’incidente, Paul ha salito il Monte Kilimangiaro, il monte Kenya, ha arrampicato in Colorado e recentemente in Italia, con l’amico Mario Manica. L’ultima avventura è stata in Himalaya, dove Pritchard con un’amica ha percorso 1100 chilometri su un triciclo modificato, percorrendo il lungo saliscendi da Lhasa a Kathmandu.
Paul è autore di due libri autobiografici, con cui ha vinto il Premio Boardman-Tasker per la letteratura sull’alpinismo: "Deep Play" e "Totem Pole".

Ecco un brano dal libro "Deep Play" (Ed. italiana Versante Sud, traduzione di Antonella Cicogna) con cui Paul Pritchard ha vinto il prestigioso premio Boardman Tasker per la letteratura sull’alpinismo. Capitolo Sulla grande pietra, racconto della prima salita in libera della via The Scoop, aperta da Doug Scott allo Sron Ulladale (Scozia):

«Entusiasti, piantammo la tenda in quella che sarebbe diventata la più grande pozza d’acqua del circondario e ci fiondammo sul primo tiro anticipando il buio. La roccia era molto instabile e il vecchio rurp per proteggersi sconcertante. Johnny tirò da primo e dopo qualche problema riuscì a raggiungere una piccola cengia di sosta. Era stata dura e molto più che leggermente pericoloso, tuttavia avevamo realizzato il primo tiro di una salita che sognavamo da tantissimo tempo. Al campo, il nostro stile di vita poco salubre e una dieta a base di insalata e merda di capra non aiutavano a tenere a bada i nostri raffreddori. Poi iniziò la paranoia dei moscerini e rimanemmo svegli metà della notte a sterminare ogni singolo invasore che si guadagnava l’accesso attraverso la cerniera della tenda. Quando fu mattina, lo spazio tra teli interno ed esterno era invaso da quei diabolici insettini. Ci avevano fatti prigionieri. (…) Ci infilammo in testa le calze e fuggimmo a gambe levate».

Durante l’incontro proiezione dei film:

"To the Rainbow"
di Dave Brown, con Paul Pritchard e Johnny Dawes (Gran Bretagna, 2011, 15’)
Undici anni dopo il grave incidente al Totem Pole, Paul sale con l’amico Johnny Dawes una via a Rainbow Slab, falesia in cui negli anni ottanta aprì vie di difficoltà elevata, come la celebre Cure for a Sick Mind.

"The Journey"
di Sharyn Jones, con Paul Pritchard e Carol Hurst (Australia 2012, 19’)
Paul Pritchard e Carol Hurst percorrono 1100 chilometri su tricicli sulle strade da Lhasa a Kathmandu. Il ritorno di Pritchard in Himalaya.

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