Federica Mingolla - Up-Climbing

Federica Mingolla

Già nominata più volte nelle cronache verticali, Federica Mingolla si sta imponendo come una delle scalatrici italiane più interessanti e con la salita di Tom et Je Ris si è affermata ancora di più in uno scenario, quello dell’arrampicata nostrana in rosa, che ha fame di alte prestazioni, giusto per far intendere che le arampicatrici italiane non sono seconde a nessuno. Si è figurata quindi l’occasione giusta per farsi raccontare qualcosa su questa bella realizzazione e anche per capire un pò che tipo di persona è Federica.

Tom et je ris: estetica, grado, storia. Quale aspetto ti ha intrigato di più e quando hai deciso che volevi andare a farla?
Tom et Je Ris è uno spettacolare viaggio lungo 60 m che si sviluppa su una colonnette per i primi 15 m e poi continua su due  canne,una gialla e una nera per quasi tutta la lunghezza del tiro, fino agli ultimi 5 m dove la roccia cambia conformazione e diventa grigia caratterizzata da movimenti più fisici e meno tecnici. Il grado è di 8b+;mi hanno detto ma non so se è vero che inizialmente la via era divisa in due parti : due lunghezze di circa 30 m sull’8a .
La via è stata aperta dal local Bruno Clement sulla Rivière Gauche delle Gorges du Verdon nel 2008 ed è stata ripetuta dalla slovena nello stesso anno. L’anno prima di questa ripetizione l’australiana Monique Forestier ha tentato questi famosi 60m per la prima volta, ma ne è venuta a capo soltanto al suo ritorno in Francia nell’ottobre 2011.
Parlami un pò della via: che tipo di scalata è? Qual’è stata la difficoltà maggiore?

La cosa che più mi ha colpito di Tom et Je Ris è la sua particolare collocazione, si tratta di un ambiente esposto non proprio accessibile a tutti, sopratutto per chi soffre l’altezza. Particolare il modo in cui si deve raggiungere l’attacco del tiro, non con il classico sentiero dal basso ma con una calata di 60 m nel vuoto delle gole del Verdon fino a  raggiungere una piccola cengia con la sosta da dove fare sicura. Ho deciso di venire in Verdon per provare Tom et Je Ris  quando ho letto su una rivista francese di scalata della ripetizione di Monique forestier. L’articolo era ricco di foto suggestive e trasmetteva proprio la bellezza del posto e della  scalata su quei 60 m di canne. Dalla descrizione mi è sembrato subito il mio genere di scalata, sezioni intense alternate da buoni riposi ! Da quel giorno mi è  venuta voglia di andare lì e mettermi alla prova sulla via a canne più bella del Verdon, ma per organizzare il viaggio ci sono voluti un pò di mesi a causa dei miei impegni : scuola, gare, allenamenti… L’importante alla fine è esserci riusciti!
Lo stile è molto tecnico e di posizione per via delle canne, ma allo stesso tempo non possono mancare forza , dinamicità e tanta,tanta resistenza. La volontà di lottare nonostante l’affaticamento e la ghisa è fondamentale per la buona riuscita di questo tiro!
La difficoltà maggiore per me è stata il fattore psicologico, come avere i rinvii molto lontani e fare voli kilometrici ogni volta che sbagliavo un passaggio (per fortuna è successo solo 2 volte!). Inoltre non è facile stare concentrati e tornare nuovi ad un riposo quando  le energie iniziano a mancarti e hai ancora un sacco di metri da fare…è fondamentale fissare bene l’obiettivo e lottare fino all’ultima presa , per questo il fattore mentale sta al primo posto per la realizzazione di questa linea.
Avevi sentito qualche altro climber prima di andare a farla e sei andata, per così dire, a "scatola chiusa"?
Le uniche informazioni che ho avuto sul tiro me le ha date un mio amico, Diego La Porta, che era già stato lì a provarlo e mi ha spiegato un pò di cose come l’avvicinamento, la calata e due dritte sulla scalata in sè.
Hai deciso per un approccio particolare per lavorarti la via o hai fatto "come al solito"?
Mi sono approcciata a Tom et Je Ris proprio come avrei fatto con qualsiasi altro progetto in falesia: un giro da prima per vedermelo fino in cima e poi giù di tentativi fino allo sfinimento. In questo caso ogni giorno sono riuscita a fare al massimo 2 tentativi, in totale 4 per 2 giorni.
Sei la prima italiana giusto? Ha un qualche valore per te essere la "prima" in questo senso oppure ogni realizzazione ha solo un significato personale al di là delle classifiche e dei primati?
Sono la prima donna italiana ad averlo salito ma non il primo italiano in assoluto, prima di me infatti l’hanno salito Jacopo Larcher e Andrea Polo. Non penso sia rilevante essere i primi piuttosto che i secondi o i terzi a ripetere un tiro duro, l’importante è riuscire e divertirsi facendolo,il resto è gossip…
Quando ho preso di mira questa linea non ho di certo pensato a stabilire un primato ma solo a quanto mi sarebbe piaciuto cavalcare quelle canne stupende! E poi volevo stupirmi…
Dicci anche qualcosa di te extra arrampicata: cosa fai nella vita? Come e quanto ti alleni?
Nella vita sono una studentessa universitaria in scienze motorie, attuale SUISM, ma il mio sogno è poter vivere di arrampicata e quindi spero un giorno di poter fare della mia passione anche la mia professione. Mi alleno nella palestra della mia società: il Bside a torino! Ho anche chi mi segue nella preparazione alle gare, il mio allenatore è infatti donato lella.  Frequento la palestra circa 3/4 volte a settimana (a seconda del periodo dell’anno ) e il resto dei giorni cerco di sfruttarli per andare a fare un pò di scalata fuori!
Oltre all’arrampicata  pratico molti altri sport come la corsa, il nuoto e l’inverno anche un pò di sci! Naturalmente non mancano hobby come la lettura o visitare posti nuovi ma manca spesso il tempo per fare tutto!
Gare e roccia: come dividi il tuo tempo e cosa "senti" di più: la pressione di una finale o la volontà di riuscire su una via?
Principalmente da quando ho iniziato a scalare mi sono sempre allenata con l’obiettivo di andare bene alle gare, come la Coppa Italia o il campionato Italiano o addirittura la Coppa del Mondo negli ultimi 2 anni. Ultimamente però trovo più motivante allenarmi con in testa uno stimolo nuovo, come ad esempio un progetto straduro in falesia che mi mette davvero al limite e che mi alza un sacco la voglia di superare quel limite che mi separa dal farlo…Non sono quasi mai pressata psicologicamente quando scalo in falesia perchè la mia regola numero 1 è divertirsi sempre! Se andare sulla roccia a scalare deve essere pressante allora meglio lasciar perdere e fare solo gare.
In gara è tutta un’altra musica, sono sicuramente più agitata per la buona riuscita della mia prestazione e spesso mi lascio prendere da quest’emozione e finisco per scalare male. Ho pochi ricordi di gare dove ho davvero dato il tutto e per tutto, non è facile spingersi al proprio limite quando si è sottoposti a molto stress.
Con un pò di esperienza sono riuscita a migliorare molto quest’aspetto ma comunque le gare rimangono un mio punto di debolezza. Per questo fine 2014 ho come obiettivo quello di terminare in bellezza le ultime gare della stagione e chiudere i conti con qualche progetto duro in zona prima che arrivi troppo freddo e per il prossimo anno mi piacerebbe programmare qualche viaggetto scalatorio stile arrampicatrice professionista, anche se i miei migliori sponsor per ora rimangono sempre mamma e papà 😉 .
A parte loro, chi sono i tuoi sponsor al momento?
I miei sponsor sono Petzl, Wildclimb, Ferrino, Rockslave. Ringrazio tutti loro per avermi permesso di realizzare questo sogno in Verdon! Senza di loro penso non sarebbe stato così facilmente realizzabile! Grazie a tutti! Inoltre grazie alla collaborazione di Bshopzone e Avriodrone saranno presto visibili foto e video con i droni della nostra esperienza in Verdon!
Fotogallery complete su Blogside, Flickr, Facebook.
 

Intervista di Stefano Michelin


 
 
 

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