La Brigue, i tiri da non perdere - Up-Climbing

La Brigue, i tiri da non perdere

 La Brigue – La Grotte
Ne scelgo cinque. Come una classifica. Facile l’associazione per chi avesse letto High Fidelity di Nick Hornby.
• Patatanegra 8b
• Severance 8a
• Je suis fatigué 7c
• L’amikael 7a+ / 7c+
• Attaccabriga 6c+
Sto parlando della falesia di La Brigue, settore La Grotte. Posto ideale per l’estate. All’ombra dalle 12/13. Venticello costante.
Un piccolo paradiso che getta lo sguardo sul villaggio monumentale di La Brigue, in territorio francese, ma a pochi chilometri dal confine. Briga, per noi scalatori “quasi local” d’oltralpe, ha sempre significato placche, muri verticali, calcare grigio, tacche, gocce, scalata tecnica…
A La Grotte si respira un’aria diversa. Fatta eccezione per i tiri sul Pilier Lulu, tutto il resto della falesia offre una scalata molto atletica in strapiombo, da accennato a piuttosto pronunciato.
Un piccolo gioiello sotto gli occhi di tutti e sopra le teste dei brigaschi.
La storia di questo settore presenta un primo ed un secondo tempo.
Il primo è francese. Patrice Glairon-Rappaz in primis, che attrezza le vie più lunghe e strapiombanti, ma non finisce il lavoro perché da Nizza si trasferisce a Chamonix (poverino!). Poi ci sono Laurent Cilia e alcuni amici che chiodano il Pilier Lulu e alcune vie a lato, tutte molto belle. Anche per Laurent la vita riserva scelte diverse, o continuare a chiodare La Brigue o trasferirsi in Colorado…
Il secondo tempo è invece italiano. La regia è principalmente e quasi ovviamente di Seve, al secolo Severino Scassa.
Tutto ha inizio alcuni anni fa, al momento della guida (Andonno e Cuneese – Edizioni Versante Sud ), quando Seve interpella tutti i chiodatori dell’area di Cuneo per verificare lo stato delle vie e delle falesie, aggiornamenti e quant’altro. E quando dico tutti intendo proprio tutti. Ed è così che arriviamo a La Grotte in una calda giornata estiva, per una sorta di inaugurazione del nuovo settore. Qui conosciamo i chiodatori e gettiamo un primo sguardo sulla falesia.
Il tempo passa, le cose cambiano, ma la falesia rimane in una sorta di abbandono, senza frequentazione. Finalmente l’estate seguente, Seve, Nestu (Ernesto D’Angelo), Brun (Bruno Revello) ed io vi facciamo ritorno. L’estro di Seve è cambiato, l’umore diverso. Iniziano i lavori. Lui e Nestu ci dan dentro ed in poco tempo nascono itinerari bellissimi, oltre alla pulitura e apertura di ciò che rimaneva da ultimare di Patrice, ovviamente previo permesso e scambi di informazione e opinioni.
C’è chi guarda una parete di roccia e vede semplicemente della roccia. C’è chi invece posando lo sguardo sulla stessa roccia, ne scorge la linea, la segue, un po’ come le curve di un bel corpo proporzionato. Così nascono Severance, Perseverance e Patatanegra di Seve. Attacca Briga, Pidiemme e La clessidra del tempo di Nestu, che non sono mai delle file di spit verticali, ma seguono proprio quella logica ispiratrice di cui sopra.
Poco alla volta si sparge la voce. Inizia la frequentazione. Il lavoro di chiodatura prosegue. Vista la crisi che colpisce tutti indiscriminatamente i fondi non sono molti e anche quest’aspetto rallenta un po’ i lavori. La parete è però troppo bella per non incuriosire anche altri amanti del trapano fra cui Livio Viale e Lorenzo De Bonis, ormai braccio destro di Seve.
Torniamo ai tiri dell’incipit, simbolo dello spirito di condivisione fra Francia e Italia. PATATANEGRA ( Seve – 8b) non la salirò mai, ma poco importa. Guardo chi la prova e rimango a bocca aperta. In partenza c’è una concentrazione di buchi da lasciar esterrefatti, successivamente un tetto si alterna ad un altro le prese sembrano moderatamente buone, ma veramente distanti. L’intensità cresce e immagino che si arrivi alla fine con una sorta di cuore in gola. SEVERANCE (Seve – 8a) la conosco meglio, ci ho assicurato Seve e l’ho proprio vista nascere. La canna iniziale è strepitosa. Le prese sono poche ma le interpretazioni di salita molteplici. C’è chi sale “ignorante” di braccio e chi trova ogni escamotage o lolotte estrema per addolcire tecnicamente passaggi che richiedono una buona dose di forza e sangue freddo. JE SUIS FATIGUE (Patrice – 7c) finalmente entra nel mio “range”. Questa via è magnifica. Offre, esattamente come la falesia che la ingloba tutti i generi di scalata. Dalla placca verticale, al passaggio difficile di dita, un po’ di prese atletiche e distanti, per finire sul tecnico con sorpresina finale: il tutto dopo 35 metri di tiro assolutamente imperdibile! L’AMICKAEL (Laurent e successivamente Seve – 7a+/7c+) anch’essa spettro della falesia, connubio di Francia e Italia. Iniziata dai francesi viene ultimata da Seve. Difficile e tecnica la prima parte, fisica la seconda. Si guarda in alto e si rimane a bocca aperta. Sembra Rodellar per via della roccia a canne, ma con in aggiunta la bellezza di alcuni ginepri secolari , mancano però gli appoggi per i piedi … che sono appunto in Spagna. Concludo con ATTACCA BRIGA (Nestu – 6c+) perché mancava una via di riscaldamento con questo grado. Ma come per PDM non bisogna lasciarsi “fregare”. Forse per riscaldarsi bisogna far affidamento su altri tiri. Qui c’è subito dell’impegno e dopo le reglette dolorose iniziali, si passa ad uno dei passi più estetici di tutta la falesia. Un passo di boulder su una lama di roccia liscia che siamo abituati a vedere con più frequenza sui massi piuttosto che a quindici metri da terra.
La stagione è quella giusta. Gli scalatori con senno sono i benvenuti.
Monica Bottero
 
 

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