La civiltà degli arrampicatori - Up-Climbing

La civiltà degli arrampicatori

 Sulla pagina FB di Ceuse, Pierre Vogel ha da poco pubblicato alcune foto che fanno riflettere sul senso di civiltà di noi arrampicatori e su come diamo per scontato che roccia e falesie siano a nostra completa disposizione, e tali rimangano a dispetto dell’uso che ne facciamo. Il nostro spirito anarchico e poco incline a farsi imbrigliare ci spinge troppo spesso a ignorare le regole, anche quelle dettate dal buon senso. A Ceuse non si potrebbe campeggiare, né si potrebbe accendere fuochi, eppure c’è chi lo fa lo stesso; bisognerebbe pulire, e non lasciare ovunque le tracce del proprio passaggio, condannando alcune zone a diventare veri e propri cacatoi a cielo aperto (come accade anche altrove, beninteso). Siamo troppi per pensare che ciò che ognuno di noi fa non si sommi alle cattive abitudini di tutti gli altri, alterando magari equilibri fragili. 
Negli Stati Uniti, dove l’accesso alle aree di arrampicata è tutt’altro che garantito, e dove l’Access Fund lotta per mantenere aperte agli arrampicatori zone che i proprietari vorrebbero sottrarre all’uso pubblico, l’atteggiamento è decisamente più rispettoso, proprio perchè molti arrampicatori sono consapevoli di come un’azione sbagliata di troppo possa compromettere un vantaggio di tutti.
A dispetto di quello che mostrano le foto, molto probabilmente la maggior parte degli arrampicatori ha a cuore l’ambiente; ma considerando lo sviluppo che l’arrampicata sta avendo e avrà, è comunque importante non dimenticare che non siamo più soli, e che dobbiamo condividere le falesie e i blocchi con le altre centinaia di persone che hanno la nostra stessa passione. Preservare la bellezza dell’ambiente naturale per goderne noi, e per permettere agli altri di goderne allo stesso modo. La sostenibilità del rapporto fra l’homo rampicans e la natura è il fattore chiave per mantenere intatto il fascino dell’arrampicata.
Elena Corriero
La pagina FB con le foto di Pierre Vogel

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