MASTER'S EDGE - Up-Climbing

MASTER’S EDGE

di Peter Herold per UP2009
Sono nato a Sheffield nel 1964, e ho iniziato a scalare a circa dodici anni, prima di dedicarmici seriamente durante l’Università, nel periodo tra il 1982 e il 1985. Mi ci sono appassionato in una di quelle fasi di sviluppo che hanno interessato ciclicamente l’arrampicata inglese. Dal 1975 in poi abbiamo assistito a un’incredibile crescita del livello, che continua tuttora. Grazie a metodologie di allenamento sistematiche, che permettono di raggiungere una forma migliore, dalla metà degli anni Settanta sono state liberate molte vie che prima si superavano solo in artificiale, e per la prima volta è stato scalato in libera il grado E6.
All’inizio degli anni Ottanta buona parte dello sviluppo dell’arrampicata nel Peak District, il tradizionale banco di prova dei climber inglesi, era centrato sul liberare vie di artificiale su calcare. Queste vie erano molto impegnative fisicamente, oltre che tecnicamente difficili, ma erano ben protette grazie a chiodi e spit piantati qua e là. Per contestualizzare maggiormente il periodo, a quei tempi la spittatura sistematica delle vie sportive non era stata ancora accettata, in Inghilterra, e se qualcuno piazzava uno spit c’erano sempre grandi polemiche. Quelle vie, che in precedenza erano di artificiale, stavano venendo liberate una ad una, e quindi non era più considerato corretto salirle con attrezzatura “esterna”, come si faceva un tempo per allenarsi alle scalate sulle Alpi. Io ho piantato il mio primo chiodo sulla Cecchinel-Nominé, sul Grand Pillier d’Angle (Eckpfeiler) del Monte Bianco! La salita in libera di The Prow (E6 6b) realizzata da Ron Fawcett a Raven Tor nel 1981 fu un’importante pietra miliare. A quei tempi non c’erano Internet o YouTube a testimoniare gli avvenimenti in tempo reale, sulle scrivanie del nostro ufficio, e per tenerci aggiornati su quello che succedeva ci affidavamo alle riviste come High. La salita di Ron su The Prow, però, fu il soggetto di uno dei primi documentari sull’arrampicata prodotti per la televisione, e tutti noi climber del tempo ricordiamo quelle riprese, con lui che indossava i suoi inconfondibili scarponi Hanwag gialli e rossi. Il calcare, l’allenamento sistematico, gli abiti elasticizzati e una dieta rigorosa erano “in”, in quel periodo, e la strada per alzare il livello per molti passava semplicemente dall’essere più in forma. A quei tempi potevamo perfino permetterci di scalare a tempo pieno, grazie al sussidio di disoccupazione, prima che la Thatcher lo abolisse qualche anno dopo la sua elezione, avvenuta nel 1979. Si liberavano vie sul grit stone, ma anche in fessura – tra cui la London Wall, sul gritstone delle cave di Millstone Edge, o le loro controparti su calcare, un tempo salite in artificiale come allenamento per le Alpi. Queste erano spesso troppo tecniche, verticali e fisicamente impegnative e ripide, ma ben protette, come accadeva nelle falesie calcaree.
L’era delle linee molto tecniche e scarsamente protette sul gritstone, che sarebbero poi diventate famose con il termine “Hard Grit”, soprattutto al di fuori dell’Inghilterra grazie all’omonimo DVD del 1997, non era ancora cominciata. Le prime vie Hard Grit furono salite all’inizio degli anni Ottanta: si trattava di Beau Geste, a Frogatt, liberata nel 1982 da Johnny Woodward e gradata E6 6b, e di Ulysses’s Bow, sempre E6 6b, a Stanage, liberata nel 1983 da Jerry Moffatt. Master’s Edge, tuttavia, uno spigolo gradato E7 6b/c a destra della scanalatura di Green Death, a Millstone, primeggiava come “La via” per eccellenza del periodo, e rappresentava un nuovo standard di sprezzo del pericolo, unito a un’estrema difficoltà tecnica. Incarnava inoltre la rivalità tra Ron Fawcett, che era stato il top climber inglese per molti anni, e Jerry Moffatt, salito alla ribalta praticamente da pochissimo.
Master’s Edge è lo spigolo di destra di un diedro aperto ad angolo retto. Lo spigolo di sinistra, non protetto, è stato liberato nel 1974 da Richard McHardy, e gradato E5 5c. La profonda incisione del diedro, anch’essa E5 5c, vide una futuristica salita di Tom Proctor, negli anni Settanta. Proctor salì anche la sezione superiore dello spigolo di Master’s Edge, chiamandola Great Arete, nel 1975. Mi ricordo che da ragazzino, quando scalavamo nel Peak District, io e molti altri eravamo ben felici di cimentarci sulle fessure difficili ma ben protette di Millstone, ma non vedevamo nessuno tentare quelle vie, di cui provavamo l’attacco come se fossero boulder, prima di saltar giù da una certa altezza (a quei tempi non c’erano i crash-pad). Quelle erano vie davvero toste!
Master’s Edge fu liberata nel dicembre del 1983 da Ron Fawcett, dopo che, quello stesso autunno, Jerry Moffatt l’aveva salita top-rope. Si dice che il nome sia stato proposto da Jerry Moffatt, ma mi ricordo che in quel periodo ero convinto del fatto che l’avesse scelto Fawcett, per sottolineare il fatto di essere stato il primo a liberarla. È alta 18 metri, e circa a metà presenta dei buchi, eredità di alcuni spari di mine. Lo spigolo è abbastanza netto, ma il suo fianco destro è desolatamente privo di prese decenti.
Il racconto prosegue con le parole di Ron Fawcett.

Condividi: