Piccole scimmie crescono - Up-Climbing

Piccole scimmie crescono

 di Elena Corriero
Atleti come Enzo Oddo, Adam Ondra, Brooke Raboutou o Ashima Shiraishi ci hanno abituato a prestazioni straordinarie, che quasi banalizzano gradi un tempo leggendari. Le capacità di questi “mutanti”, così sono stati definiti, hanno sconvolto il mondo dell’arrampicata. Eravamo quasi convinti che certe cose fossero impossibili, e invece no.
Ma il punto è un altro. Quanto normali diventeranno prestazioni di questo livello? Adam o Enzo hanno mostrato che cosa si può ottenere combinando il talento e la passione con un inizio precoce e buoni metodi di allenamento. E se Adam o Ashima fossero solo i precursori di una nuova generazione di mutanti, che renderà del tutto normali le prestazioni che oggi guardiamo ancora con meraviglia?
Robyn Erbesfield, la stella delle gare degli anni ’90, sposata con Didier Raboutou e madre di Brooke e Shawn Raboutou, è una buona candidata per rispondere a una domanda simile. Robyn arrampica da 30 anni, e da 20 anni fa anche l’allenatrice, dedicandosi in particolare ai bambini.
Come arrampicatrice, di recente si è presa la soddisfazione di chiudere il suo primo 8c – a più di quindici anni dal culmine della sua carriera di garista; come allenatrice, ha visto sua figlia Brooke diventare la più giovane al mondo ad avere chiuso un 8c (Welcome to Tijuana, Rodellar), mentre Stella Noble, allenata sempre da lei, è Campionessa Nazionale e a 10 anni ha chiuso il suo primo 7c+. Si potrebbe essere tentati di dire che Brooke è figlia d’arte, ma non è affatto scontato saper trasmettere la propria passione in modo costruttivo, lasciando lo spazio necessario a una scoperta autonoma, né è scontato riuscire ad accompagnare lo sviluppo di un talento precoce.
Il desiderio di accompagnare Brooke e Shawn nella loro scoperta dell’arrampicata ha spinto Robyn e Didier Raboutou, suo marito, ad avviare nel 2004 un programma di avvicinamento all’arrampicata dedicato ai bambini, anche piccolissimi. ABC (un acronimo che sta per agility, balance, coordination – agilità, equilibrio, coordinazione) accoglie bimbi a partire dai 3 anni, e si articola in più livelli per seguirne i progressi fino ai 19 e proporre nuovi obiettivi di pari passo con la loro crescita.
“Quando Brooke aveva due anni e mezzo e Shawn cinque e mezzo” spiega Robyn, “mi sono resa conto che erano molto appassionati; volevo creare un mondo dove loro e i loro coetanei potessero praticare l’arrampicata in un ambiente su misura. Nelle palestre degli adulti erano spersi, non potevano correre, giocare, parlare ad alta voce…”
ABC venne dapprima inaugurato al Boulder Rock Club di Boulder, in Colorado, ma successivamente anche altri centri di arrampicata adottarono la stessa metodologia e avviarono al proprio interno un programma ABC. Dal 2004 ad oggi, il successo è stato tale da spingere Erbesfield a ampliare radicalmente il concetto. Essere ospitati in una palestra per “grandi” non bastava più: i bambini avevano bisogno del proprio spazio. E così, quest’anno, ABC ha aperto a Boulder e a Salt Lake City due palestre interamente dedicate ai bambini; palestre in cui gli adulti – genitori o famigliari dei piccoli membri – sono ammessi solo in alcune giornate, e in orari delimitati.
Lo scopo di ABC climbing riguarda solo in parte l’arrampicata, indirizzandosi in primo luogo verso lo sviluppo psicofisico del bambino attraverso il movimento, e forse proprio questa è la chiave del suo successo. Secondo Robyn, il compito principale di un buon allenatore è quello di “nutrire” la crescita del bambino, assecondandone la curiosità e il desiderio di scoperta, senza imporre la prospettiva degli adulti. Le attività proposte nei centri ABC mirano innanzitutto a sviluppare nei bimbi sicurezza di sé e autostima, attraverso giochi e sfide che permettono anche ai più piccoli di formare la propria identità attraverso l’esplorazione dello spazio attorno a sé.
“Tutto si muove e balla”, spiega Erbesfield. “È questo che diciamo ai bambini: devono sempre affrontare situazioni di instabilità.” Il Monkey Pavillion – o Padiglione delle scimmie – è lo spazio dedicato ai bimbi fra i 3 e i 7 anni; i primi due livelli del programma, Monkeys, sono dedicati ai bambini fino ai 6 anni, mentre fra i 6 e i 12 si passa a Super Monkeys. In parallelo con l’età, il curriculum si concentra sempre più sull’arrampicata, e include fra le altre cose nozioni di sicurezza (nodi, sicura e così via). Non solo, ma in occasione di tutte le vacanze scolastiche, ABC organizza dei campi pratica di arrampicata outdoor, sia all’estero – in particolare in Spagna e in Francia – sia negli Stati Uniti. I bambini più dotati possono poi indirizzarsi verso le competizioni, arrivando così a fare parte del Team ABC – e in questo caso l’acronimo passa a indicare “America’s Best Climbers” (i migliori arrampicatori d’America).
Circa 30 dei 200 membri del programma ABC di Boulder fanno parte del Team ABC, compreso Brooke – la più piccola atleta ad avere salito un 8c – e Stella Noble, Campionessa USA nella sua categoria, che ha chiuso quest’estate il suo primo 7c+, a soli dieci anni. Le gare sono un importante momento di aggregazione, e costituiscono un ottimo sistema per dare ai bimbi degli obiettivi concreti, ma Robyn spiega di essere fortunata, perché i piccoli membri del Team amano almeno altrettanto l’arrampicata outdoor. “Ho chiesto a Stella quale fosse stato per lei il momento più bello dell’estate, e lei mi ha risposto che il suo momento preferito era stato quando aveva fatto Sonic Youth. Per lei contava più di avere vinto i Campionati Nazionali!”
Ovviamente spetta all’allenatore il delicato compito di stimolare i bambini senza spingerli troppo, e senza imporre loro degli obiettivi che non sentono propri. “I bambini devono essere in equilibrio. Devono divertirsi, ma anche avere una certa intensità di stimoli”, spiega la Erbesfield. “Un allenatore deve far sì che l’atleta stia bene, deve incoraggiarlo in maniera positiva, deve prendersi cura di tutte le sue necessità, non solo spingerlo ad allenarsi duramente. Deve ascoltare il bambino.”
Il rapporto con i genitori può essere complicato, ma l’approccio di Robyn è positivo a prescindere. “Penso sempre che i genitori vogliano il meglio per i figli”, spiega la Erbesfield. Del resto, l’apporto dei famigliari è fondamentale nella crescita dei climber d’élite, che devono poter viaggiare e scalare in ogni momento libero, oltre ad allenarsi tre ore al giorno, dai quattro ai sei giorni a settimana. “Per la famiglia è un impegno enorme, in termini economici e di tempo”, racconta Robyn. “Ma è lo stesso in tutti gli sport.”
Ma di quanto si alzerà il livello, nei prossimi anni? Atleti come Oddo, Ondra, Brooke si moltiplicheranno finché le loro straordinarie prestazioni diventeranno normali?
Robyn Erbesfield è categorica. “No, penso che arrampicatori come Enzo, Adam, Brooke o Ashima siano speciali.” Vi sarà un generale innalzamento di livello, dovuto al fatto che i metodi di allenamento sono stati affinati, e i programmi dedicati ai bambini sono sempre più diffusi: secondo Robyn, il livello medio nel boulder – per quanto riguarda i più giovani – potrebbe arrivare al 7c+/8a, ma non all’8b. Allo stesso modo, diventerà magari normale che i ragazzini salgano a vista gli 8b+, ma non gli 8c+. Insomma, dice Robyn Erbesfield, non saremo alle prese con una generazione di mutanti. “Ondra, Oddo, Ashima Shiraishi sono delle eccezioni. Ce ne saranno delle altre, ma saranno eccezioni.”
 
 
 
 
 
 
 

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