falesia: quanto è sicura la roccia? - Up-Climbing

falesia: quanto è sicura la roccia?

Come scrissi qualche giorno fa, anche se non sembra l’arrampicata sportiva è una attività rischiosa, della quale ognuno dovrebbe essere capace di valutare correttamente i pericoli ogni volta che decide di andare in falesia.
Sembra una banalità ma non la è: le falesie possono essere più o meno luoghi pericolosi. una volta analizzati i fattori principali poi è possibile scegliere di scalare, di tornare a casa, o magari semplicemente scalare con alcune accortezze come usare il casco, evitare le zone affollate, scalare solo su tiri chiodati corti.

Il primo fattore da prendere in considerazione è il tipo di roccia da cui è composta la parete, perchè non sono tutte uguali, ed è questo il principale motivo per cui non è facile avere una qualche certificazione: mentre la qualità della chiodatura è oggettivamente verificabile in molti suoi aspetti, quella della roccia presenta sempre motissime incognite (ricordiamoci che siamo sempre in terreno d’avventura!).
alcune semplici analisi visive e una minima documentazione permettono però di trarre già alcune importati conclusioni.

1)  una prima fonte di informazioni la si può ottenere già a casa, prima di partire, ed è contenuta nelle guide: il tipo di roccia (un minimo di competenze geologiche sarebbe d’obbligo a chi scala) e spesso anche la qualità. quando il pericolo di caduta sassi è alto, solitamente è indicato.

2)  una seconda analisi si può fare a distanza, prima di arrivare sotto la parete, guardandola dal parcheggio:
– se la falesia ha un fascia detritica alla base, ovvero un bel ghiaione, è probabile che i sassi siano caduti dalla falesia stessa (raramente seguono percorso inverso). non sarà difficile valutare eventualmente le zone della parete più pericolose;
– se la falesia è alla base di un versante ripido, caratterizzato dalla presenza di pareti più o meno alte, rocce affioranti , la caduta sassi è sicuramente possibile: pioggia, vento, animali, sono in grado di provocare caduta sassi.
–  se la falesia è sotto una strada, un sentiero, o delle vie multipitch, è esposta alla caduta di oggetti o frammenti di roccia dall’alto.

3) una analisi finale, la si fa una volta arrivati alla base della parete, osservando la roccia:
– le rocce sono compatte o fratturate? Più una roccia presenta una elevato grado di fratturazione, più il rischio che si stacchi un blocco è alto;
– a prescindere dal grado di fratturazione, vi sono rocce più resistenti di altre, e ciò dipende dalla loro caratteristiche intrinseche. grossolanamente possiamo dire che le rocce metamorfiche (graniti e gneiss) sono più compatte delle rocce sedimentarie (calcari, dolomie ma soprattutto arenarie e conglomerati);
– le rocce più lavorate dal vento possono dare luogo a conformazioni fragili (foglie, clessidre ecc), belle da scalare ma da tirare con molta attenzione.
– le concrezioni (canne stalattiti ecc) sonogeneralmente più fragili della roccia da cui hanno origine;
–  tutte le rocce che presentano fratture dopo lunghi periodi di pioggia presentano un rischio di crolli più elevato: l’acqua si infiltra nelle fratture e facilita il distacco di frammenti di roccia. Lo stesso in piccolo vale per le tacche di varia naruta che se bagnate tendono a rompersi più facilmente. Il caso tipico si verifica sulle tacche su arearia, dove subito dopo le piogge, con roccia ancora umida è molto facile rompere le prese.

L’ESPERTO

ne parliamo con Andrea Pavan, Geologo, scalatore, autore della guida MelloBoulder.

– Andrea, nelle guide la parte geologica spesso o viene omessa o non se la legge nessuno perchè scritta da geologi e troppo tecnica. pensi si possano fare delle considerazioni generali su un’area comprensibili "al popolo"?

Di solito nella sezione introduttiva delle guide di arrampicata/alpinismo la parte geologica occupa una posizione spesso marginale dove nel migliore dei casi ci si limita ad una descrizione dell’assetto geologico generale dell’area interessata. Nel migliore dei casi, nella descrizione della singola parete/falesia viene segnalato se la zona è soggetta a crolli, in che condizioni e con che frequenza.

– Spesso vediamo opere di consolidamento fatte con resine epossidiche, le stesse che si usano per chiodare. sono un indice di sicurezza o l’opposto?

Consolidare con la resina epossidica un appiglio che “balla “è una cosa che funziona. Se la resina non viene applicata correttamente alla peggio si stacca una tacca. Utilizzare la resina per consolidare dei lastroni, grossi blocchi o cunei di roccia non penso sia la soluzione per la messa in sicurezza dell’ammasso roccioso. In alcuni casi potrebbe funzionare ma nasconderebbe il problema e a lungo termine si potrebbe comunque verificare il distacco della porzione di roccia che si era tentato di consolidare.

– Oggi va di moda la scalata sulle canne, l’elemento roccioso che a me fa più paura. ci sono accortezze per riconoscerne eventuali fragilità?

Le canne si formano a seguito di una lenta e continua deposizione di carbonati di calcio trasportati dalle acque circolanti all’interno delle fratture dell’ammasso roccioso. Generalmente hanno caratteristiche di resistenza meccanica più basse rispetto alla roccia calcarea da cui si sono originate. In questo caso parliamo della classica stalattite, la canna isolata che pende dai soffitti, non quella attaccata in parte alla roccia. Se vedessi una qualche frattura, specialmente dove la canna si congiunge alla roccia, non mi ci attaccherei.
Anche a distanza di tempo dalla chiodatura è possibile che qualche canna si stacchi comunque anche perché le continue sollecitazioni che vengono fornite durante l’arrampicata a queste conformazioni possono provocare la formazione di nuove fratture o possono allargare quelle esistenti che col tempo porterebbero alla crollo.
Il mio consiglio, dettato dal buonsenso, è non fare sostare mai nessuno al di sotto di un tiro a canne.

– Esiste un tipo di roccia che tu non chioderesti mai?

Un tipo di roccia in particolare no; magari chiodare sui gessi non è molto indicato… direi che chiodare su roccia sana è più sicuro, più veloce, e permette di tracciare tiri e vie più belle.

– Ci sono rocce da evitare più di altre dopo una pioggia, o con particolari condizioni atmosferiche?

Come hai detto sopra di norma dopo lunghi periodo piovosi la roccia diventa più fragile, ed è più probabile che avvengano fenomeni di crollo o anche solo distacchi di blocchi più o meno grandi. Inoltre è facile che ti rimanga in mano qualcosa. Rocce meno fratturate presentano in genere una minore probabilità di distacchi.

– Fammi un elenco di falesie in cui tu andresti a scalare senza troppi timori e spiegaci il perchè:

Ti faccio un esempio a me vicino: il Sasso Remenno è di norma molto compatto e le rare discontinuità sono molto distanziate tra di loro: dopo lunghe piogge al massimo ti può rimanere in mano una scaglietta ma in ogni caso la sicurezza assoluta non esiste. Sotto la parete sud del Sasso lascerei giocare mia figlia tranquillamente, sempre che non ci sia sopra qualcuno a scalare o animali al pascolo, o vento forte…
Vedi, anche il posto più sicuro non è sicuro sotto certe condizioni.
Poi ci sono falesie oggettivamente pericolose perchè da sempre soggette a scariche e crolli come l’Antimedale, la sponda orientale del Lario (Bastionata, Lariosauro, ecc..), Menaggio, dove comunque trovi gente a scalare. Purtroppo non tutti si rendono conto che rischiano quasi come stare sotto ad una parete alpina fatta di roccia neanche molto solida….

– E’ possibile dare un parere geologico ad una amministrazione pubblica o ad una associazione sportiva, perchè possano assumersi l’onere di manutenere ufficialmente una falesia con più serenità? con quali limiti e quali costi?

Da tecnico potrei evidenziare alcune problematiche: per esempio se rilevassi la presenza di un blocco isolato pericolante potrei farne una verifica della stabilità ed eventualmente metterlo in sicurezza. E’ tuttavia impossibile affermare con certezza, in modo deterministico, che da quella parete non si staccherà nulla, a maggior ragione con scalatori che vi salgono e tirano le prese, le fessure ecc…Se noto il singolo blocco pericolante o la fascia sommitale della parete particolarmente fratturata la posso mettere in sicurezza ma la certezza assoluta che non cada nulla da altri punti è veramente difficile da garantire.

Tocco il tema degli enti pubblici non perchè auspichi una messa in sicurezza "globale", in cui non credo (evviva gli spazi di avventura!) e che vedo comunque impossibile da realizzare, ma perchè so che alcuni Comuni si stanno muovendo in quel senso su alcune (poche) particolari strutture.

Ringrazio Andrea per la disponibilità e mi metto subito all’opera per scrivere due righe sull’altro aspetto importante, che è quello degli ancoraggi.
Cap

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