31 Ott INSIDE: JENNY LAVARDA
A TU PER TU CON LA FUORICLASSE AZZURRA
Inside Jenny Lavarda: un viaggio nel mondo della campionessa azzurra, capace di vincere in ogni sfumatura dell’arrampicata.
Ogni paese ha i propri idoli ed uno di quelli azzurri nel mondo dell’arrampicata è indubbiamente Jenny Lavarda. Classe 1984, Jenny ha iniziato a muovere i primi passi in verticale già da bambina, per poi appassionarsi alle competizioni e, in generale, alle cose difficili. Nel 2006 è diventata la prima italiana a salire un tiro di 8c, con Claudio Cafè ad Arco, mentre da prima del 2000 ha dominato in campo nazionale ogni tipo di competizione. In veste azzurra si è aggiudicata diversi podi in coppa del mondo boulder e nella difficoltà, ma è nel ghiaccio che trova la vera vocazione, arrivando al conquistare pesantissime medaglie d’oro in campo internazionale. Da parecchio tempo mette a disposizione del movimento le sue conoscenze, sia aiutando i giovani nella palestra Area 57 JM e sia impegnandosi come tecnico per la Nazionale italiana.

Jenny! Partiamo col turbo… Da competitor a coach: chi è Jenny oggi? Come concili gli impegni da coach con la voglia incontenibile di scalare e fare ancora le gare? Qual è la cosa che prediligi tra le due?
Jenny oggi diciamo e’ la stessa persona di anni fa, forse con un po’ piu’ di esperienza alle spalle e consapevolezza di se stessa, ma sempre la solita Jenny! Sempre con la voglia di scalare e di tirarle, ma soprattutto con la voglia di allenarsi, perche’ c’è sempre qualcosa da migliorare… Da qualche anno oramai sto aiutando la Squadra della Nazionale Italiana come Tecnico e devo dire che questo ruolo non è per nulla facile. Ritrovarsi dall’altra parte dopo anni da atleta non e’ certo una passeggiata… Sto imparando un nuovo ruolo, una nuova visione di vedere l’arrampicata e l’atleta a 360 gradi. Forse, essendo stata un’atleta riesco a percepire subito situazioni e dinamiche durante la gara e posso essere subito d’aiuto ai ragazzi, capirli e magari supportarli ed aiutarli sul momento stesso. Certamente però non è facile, perche’ ognuno di loro e’ fatto a proprio modo. Poi, appena torno a casa dai raduni o gare, torno al mio muro e scalo per me stessa, perche’ la voglia di scalare e’ ancora tanta e soprattutto perche’ mi fa stare bene con me stessa!
Cosa è cambiato (in te e non in te) dalle prime gare, ai grandi successi alle gare che vivi oggi?
Da quel lontano 1998, anno in cui ho iniziato con l’agonismo internazionale, tantissime cose sono cambiate nel mondo dell’arrampicata. L’arrampicata si e’ evoluta tantissimo: sono contenta di aver la possibilita’, anche come tecnico, di rimanere all’interno di questo splendido circuito internazionale, perche’ mi permette di continuare a vedere l’evolversi della disciplina e di poter di conseguenza adattare ed adeguare gli allenamenti ai giovani ragazzi. Dal mio canto, dentro di me sono maturata tantissimo in questo lungo percorso agonistico, ho sperimentato tantissime cose su me stessa, giuste e sbagliate, e diciamo che se avessi saputo quello che so ora, soprattutto a livello mentale, qualche soddisfazione in piu’ me la sarei potuta prendere. Tutto sommato però non ho rimpianti, ma solo gioie nella mia carriera da atleta e va bene cosi’. Le sconfitte e le battaglie perse hanno forgiato il mio carattere, sono state più costruttive queste che le vittorie.

Una cosa che ho sempre voluto chiederti: ma la parentesi con le picche?
Parentesi picche? Mi viene da ridere, è stato uno dei periodi più belli della mia vita! Ho avuto un grandissimo maestro (Mauro Bubu Bole) che mi ha spiegato pazientemente i trucchi del mestiere fin dall’inizio e l’ambiente agonistico era splendido. Terminavo la stagione di Lead con la Coppa del Mondo a Kranj (SLO) a novembre e, invece di riposare, prendevo in mano le picche e ricominciavo ad allenarmi a casa, grazie a papà che mi aveva fatto delle prese apposite per poter utilizzare le picche. Devo dire che è stato un periodo davvero pazzesco, il più bello della mia vita, e forse la vittoria al Campionato del Mondo in Valle di Daone (ITA) è stata la vittoria più bella della mia carriera. Una cosi’ tanta sicurezza in me stessa, ti dico, non l’ho mai più avuta nella mia carriera agonistica. Pazzesco… Auguro di cuore a tutti i ragazzi di trascorrere una giornata come quella: una gioia così immensa nella scalata non l’ho mai più provata in tutta la mia vita.
Secondo te, qual è il tuo più grande traguardo e quale invece il tuo rimpianto?
Traguardi importanti e vittorie nella mia vita ne ho raggiunti tanti, ma forse il piu’ bel traguardo raggiunto è quello di essere ancora qui alla mia eta’ a divertirmi come una bambina, con i ragazzini a tirarle basse e poter trascorrere il mio tempo con loro, trasmettendo la mia esperienza. Questo sì che per me e’ un traguardo pazzesco! Dal punto di vista dei rimpianti, diciamo che magari mi sarebbe piaciuto ottenere qualche risultato in più a livello internazionale, perché fisicamente ero pronta, ma sono sempre piuttosto emotiva e sensibile… Diciamo che se avessi saputo gestire un po’ meglio questo lato, magari sarei riuscita a prendermi qualche soddisfazione in più a livello internazionale, ma sinceramente, tutto sommato, mi ritengo piu’ che soddisfatta della mia carriera agonistica. Sono però soprattutto contenta di esser stata capace di gestirmi, perchè ritrovarmi ancora oggi ad allenarmi e scalare per divertirmi, senza nessun acciacco così limitante, per me e’ tanta roba!

Approfitto della tua esperienza per fare una masterclass: chi sono i tre scalatori più influenti della storia secondo te e perché?
Janja Ganbret e’ certamente un talento fuori dal comune. La conosco da quando era piccola e già allora era un fenomeno: l’atleta più completa che abbia mai visto in tutti questi anni, con una grande caparbietà e voglia di fare fatica pazzesca. La migliore atleta di tutti i tempi. Poi, per me, un grande atleta, con la A maiuscola, con la voglia di fare così tanta fatica e con la più grande dedizione all’allenamento rimane Patxi Usobiaga. Per chi non l’ha potuto ammirare nel suo periodo è un vero peccato, perche’ un perfezionista come lui, uno con la voglia di fare una fatica disumana, io, nella mia vita, non l’ho mai visto. Instancabile, una macchina. E poi Ramon Julian Puigblanque. Che dire: 1,59 di altezza, ci arrivava sempre e non si lamentava. Grande scalata dinamica già ai suoi tempi, con uno stile davvero efficace.
Guardando al futuro: cosa farai da oggi ai prossimi dieci anni?
Il futuro? Vivo giorno per giorno. Difficile dire cosa farò, perché certamente tante dinamiche non dipendono da me. Mi piacerebbe tanto continuare a lavorare all’interno della Federazione con il ruolo di Tecnico e aver modo di aiutare i ragazzi trasmettendo la mia esperienza e la mia voglia. Però, ripeto, tutto ciò non dipende solo da me. Quel che è certo, e che ci tengo a ripetere, è che la mia “vera” carriera agonistica è finita nel lontano 2017, con la vittoria al Campionato Italiano Lead a Valdagno, a casa mia con la mia famiglia. Ci tengo a sottolinearlo perché tantissima gente continua a chiedermi il motivo della mia continua partecipazione alle gare: sì, le faccio, ma con un altro spirito e un altro scopo. Voglio aiutare i giovani, starci insieme per conoscerli meglio e per poter poi supportare nelle gare internazionali. Solo sentirmi dire “grazie” da loro a me riempie il cuore di gioia! La cosa certa è che continuerò a scalare, perché è la cosa che più mi fa stare bene, che più mi diverte… Mi sento ancora una bambina nel suo parco giochi.

Grazie Jenny per l’intervista, per gli anni passati a rappresentare l’Italia e per l’esempio che ancora oggi incarni!
Fonte Jenny Lavarda
Cortesia foto archivio Lavarda
Alessandro Palma

