20 Ott QUARANT’ANNI DI ROCK MASTER RACCONTATI DA “THE VOICE” SIMOME RAINA
L’intervista di Claudia Colonia all’entusiasta “speaker” della competizione più storica dell’arrampicata sportiva!
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È la voce narrante delle più emozionanti gare italiane – e recentemente anche spagnole – capace di scaldare il pubblico arricchendo le sferzate di adrenalina delle competizioni ad alti livelli con osservazioni sempre sul pezzo e un’innata capacità di far divertire tutti. Insomma, per usare il suo stesso cavallo di battaglia: Ladies and gentlemen, please welcome in the stadium Simone Raina!”.

Simone Raina. Foto: APT Garda Dolomiti spa
Nel corso della settimana che è seguita al Rock Master abbiamo letto tantissimi resoconti e punti di vista sull’evento, ma nessuno meglio di Simone può raccontarci aneddoti e curiosità vissute da “addetto ai lavori” sulle ultime edizioni.
Ciao Simone! Innanzitutto raccontaci di te: come stai dopo questo Rock Master?
Ciao Claudia! Sono tornato in Spagna, dove vivo da qualche anno! Il Rock Master è stato come sempre intenso e bellissimo: bisogna dirlo, il pubblico di questo evento è unico e ti ripaga da tutta la stanchezza che inevitabilmente si accumula in queste giornate densissime di appuntamenti.
Da quanti anni sei la voce del Rock Master?
Questa è stata la mia decima edizione, un bell’anniversario anche per me! In questi anni ho avuto modo di vedere questo evento crescere ed evolvere: da un appuntamento prettamente sportivo, che attirava quasi solo arrampicatori, si è trasformato in una vera e propria manifestazione che mette la città di Arco al centro. Non è solo spettacolare per chi ama l’arrampicata: tutto il paese offre appuntamenti e occasioni per divertirsi e praticare sport a chiunque sia anche solo di passaggio. Da quando poi è entrata nell’organizzazione Garda Trentino, è nato anche il Climbing Village con gli sponsor , challenge, workshop, servizio di food and beverage e tantissime attività per i bambini. Ora si percepisce proprio quanto sia grande la “community” di appassionati di montagna e arrampicata che partecipano al Rock Master.
Che tipo di preparazione richiede commentare una gara con tante fasi così diverse tra loro, come il Rock Master?
La mia preparazione si divide sempre su tre livelli: la prima fase è totalmente personale ed è una specie di processo psicologico in cui decido che mood voglio dare alla gara, quali emozioni voglio trasmettere io come speaker e quali voglio tirare fuori dal pubblico. In questa fase decido come impostare la gara, cosa dire e come relazionarmi con il pubblico. Magari mentre sono in macchina faccio delle prove di presentazione con la musica in sottofondo, calcolandone i tempi e i bpm, in modo da arrivare sempre al mio “ladies and gentlemen, welcome to…” sul drop della canzone.
Qui entriamo nella seconda fase, che condivido insieme al DJ, in questo caso Andrea. Scegliamo le canzoni, dopodiché cerco di capire come parlarci sopra e inizio a fare delle prove. In ultimo inizia la vera e propria fase di studio dei Curriculum degli atleti, in modo da sapere i loro risultati più significativi in gara, ma anche aneddoti e curiosità su di loro che trovo sui social e che posso utilizzare per aumentare un po’ l’hype mentre li presento al pubblico.
Quanto scarto c’è tra preparazione e improvvisazione?
Come forse avrai notato, io esco sempre con un foglio su cui mi annoto i dati più importanti per ogni atleta, perché può succedere in qualsiasi momento di avere un momento di vuoto. Ma, se ho margine di controllo ad esempio sulle presentazioni, il commento della gara ovviamente non può essere più di tanto prevedibile. Nei momenti più di “intrattenimento” cerco comunque sempre di trovare un equilibrio tra ciò che ho immaginato di dire e “l’onda del momento”. Andrea, con la musica, sa come toccarmi sul vivo: a volte gli basta mettere la musica giusta per farmi entrare nella mia bolla emotiva e portarmi ad aprirmi col pubblico e portarlo dentro all’azione degli atleti, l’emozione più bella!
Come quando, in occasione della sfida Lead tra le leggende, hai detto che ogni tanto pensi di mollare ma poi pensi ad Arco e svanisce ogni dubbio?
Esatto, in quel momento ero proprio dentro la mia bolla. Non ti nascondo che per me ora non è proprio semplice venire a commentare queste gare. Vivo a Madrid e ho un lavoro in ufficio di 30/40/50 (😉)ore settimanali: venire in Italia implica sempre tutta una parte di organizzazione logistica non indifferente, tra cui lavorare in smart dall’Italia il venerdì prima della gara o il lunedì dopo, in modo da riuscire poi a prendere l’aereo per rientrare per tempo. Arco però regala emozioni che restano dentro: il Rock Master merita sempre.

Foto: Emiliano Villani / APT Garda Dolomiti spa
Ti è mai capitato, all’interno dell’improvvisazione che fa parte dell’arte di commentare una gara in diretta, di salvare in extremis una situazione che non avevi previsto?
Nel 2017 il Rock Master ha coinciso con una delle tappe di Coppa del Mondo: in quell’occasione stavo facendo come sempre la presentazione degli atleti: ero preparato ovviamente, mi ero messo d’accordo con Andrea sulle tracce e sulle tempistiche dell’introduzione. Non so bene come sia successo ma, dopo aver chiamato tutti gli atleti, tra cui Ghisolfi, Ondra, Schubert e Piccolruaz, mentre stavo dicendo che la gara poteva iniziare, ho intercettato degli scambi di sguardi preoccupati tra gli atleti. Lì ho capito che qualcosa non andava… stavo dimenticando Skofic! Si è trattato di pochi secondi in cui ho fatto un giro di parole per trasformare il mio annuncio per l’inizio della gara nell’annuncio per presentare l’ultimo atleta. Tra il pubblico non si sono accorti di nulla, ma gli atleti sì… e io volevo sotterrarmi ma alla fine ci siamo fatti una risata con Skofic e i tempi di gara non se ne sono neanche accorti
Immagino che in questi dieci anni avrai collezionato diverse “storie da raccontare”: ce n’è una che merita particolarmente?
L’anno scorso ne sono successi diversi: il più epico è stato il “dietro le quinte” di Yannick Flohè. Come sai, per quanto riguarda il KO Boulder, gli atleti hanno un’ora circa la mattina per provare i boulder tutti insieme, dopodiché hanno il pomeriggio libero e poi la gara vera e propria in serata. Nel pomeriggio capita di incontrarli per le vie del centro, magari mentre mangiano un gelato o assaggiano il nostro “espresso”. Ma Yannick Flohé ha fatto qualcosa di alieno: ha preso l’ora di prove sui boulder come una sorta di riscaldamento, dopodiché è andato a provare Excalibur, cioè una delle vie più difficili al mondo, tra l’altro cadendo sempre all’ultimo movimento. E dopo una session del genere in falesia è tornato al Climbing Stadium. Devastato? No, come sai ha dominato totalmente la gara e vinto il titolo del KO Boulder, regalandoci spettacolo puro con una sbandierata all’ultimo top da leggenda.
Qualcosa che ti ha fatto veramente ridere e che non dimenticherai mai?
Sempre l’anno scorso c’era un boulder con delle pinze viola in dual-texture che ha creato non pochi problemi a tutti gli arrampicatori. Durante le prove della mattina, Ghisolfi provava ad appoggiare il piede sulla parte smooth del volume, ma gli partiva sempre alla velocità della luce. A un certo punto si toglie la scarpetta e lo prova col piede sinistro nudo. Lo sale come una scala e viene a chiedermi se sul Regolamento di gara sia specificato che la prova si debba disputare con le scarpette. Sarebbe stato veramente pronto a gareggiare senza la scarpetta sinistra! Insieme ad Alice Gianelli e agli altri organizzatori siamo andati a rileggerci tutto il Regolamento e… sì, era specificato l’utilizzo delle scarpette di arrampicata!
Anche per te la celebrazione dei 40 anni è stata epica?
Assolutamente sì. È stato epico vedere arrampicare le leggende che hanno fatto la storia dell’arrampicata, ma anche dal punto di vista dell’organizzazione dell’evento: tutto è stato impeccabile, professionale e super strutturato. Negli ultimi dieci anni ho avuto modo di vedere tutte le fasi di transizione che hanno portato il Rock Master a essere lo spettacolo che è oggi: è una trasformazione incredibile e non potrei essere più felice di esserne stato un po’ parte anche io. In tutto questo è sempre stato fondamentale per me avere il supporto di E9 e SCARPA con i quali condivido quei valori e quella visione dell’arrampicata che cerco di trasmettere ogni volta che sono a chiamato a essere “la voce di un evento”.
Claudia Colonia
Foto di Anteprima – Simone Raina al Rock Master 2026. Foto: Emiliano Villani / APT Garda Dolomiti spa

