Via Equilibrium

Relazione di un itinerario alpinistico invernale in Piccole Dolomiti

08 febbraio 2019
Matthias Stefani presenta Equilibrium, un itinerario alpinistico invernale aperto insieme a Federico Canova nel 2017.

La recente nevicata ha reso di nuovo attuali le numerose vie su ghiaccio e misto delle Piccole Dolomiti. Equilibrium, che vince la sezione più vulnerabile della cosiddetta Parete dei Fondi, è una di queste.

La via aggira un gruppo di grandi tetti gialli sfruttando una cengia esposta che conduce a un primo nevaio e quindi, tramite un corto e facile diedro, a un secondo nevaio con pendenze minori. Nella parte superiore, dopo l’intersezione con il Vajo Breve, supera un’angusta fessura che conduce al pendio finale e alla cima. Si tratta di un itinerario di media difficoltà che richiede buona esperienza alpinistica e capacità di movimento su terreno misto, soprattutto nelle prime tre lunghezze.

Equilibrium è l’ultimo itinerario invernale aperto da Federico Canova, grande esploratore della zona, caduto durante la discesa dal Piz Morteratsch (Svizzera) il 22 settembre 2017.

 

Piccole Dolomiti, Prealpi Venete (Veneto)
Bocchetta dei Fondi 2084 m, contrafforte nord orientali o Parete dei Fondi (toponimo proposto), versante nord
Equilibrium
F. Canova, M. Stefani, 2017
350 m ca., TD

 

Materiale: classico da ghiaccio e misto, corde da 60 m, una serie completa di friends, qualche chiodo da roccia.

Accesso: salire in auto o a piedi, in funzione dell’innevamento, al Rifugio Campogrosso (Recoaro Terme, VI). Prendere il sentiero (sv.157) per il Boale dei Fondi. Risalire il boale per un centinaio di metri puntando all’evidente diedro tra il Torrione Dei Fondi e la “Parete Dei Fondi”, in corrispondenza del quale si trova l’attacco (1h 15’).

Relazione:

Dalla base del grande diedro, lungo il quale si sviluppa la via Magrin-Rossato del 1981, risalire il conoide di neve (40° ca. in funzione dell’innevamento) per poi piegare a destra. Seguire una serie di piccoli diedri e rocce gradinate, cercando il terreno meno verticale e tenendosi a circa 10-15 m dal gran diedro, fino a raggiungere la prima sosta, su 3 chiodi con cordone e maglia rapida. 40°, IV, M4 continuo, 40 m.
Superare lo strapiombo sopra la sosta con passo atletico leggermente verso destra, poi salire in verticale lungo la parete fino ad un corto diedrino appoggiato che conduce a un’evidente cengia. Seguirla verso destra per una decina di metri raggiungendo una comoda sosta su 2 chiodi. IV, M4, passo M5, 40 m.
Affrontare ora la lunghezza più caratteristica dell’itinerario: percorrere interamente la cengia che, dopo un tratto sottile ed esposto, permette di uscire dall’aperta parete e raggiungere il pendio di neve sovrastante. Sosta su mugo, II molto esposto, 40 m.
Risalire un primo nevaio in leggera diagonale a sinistra. Superare un corto canalino più ripido che conduce a un secondo nevaio, in prossimità del Vajo Breve (possibile sosta su mughi, 50°/60°, passo a 70°). Con un piccolo traverso immettersi nel Vajo Breve e risalirlo per poche decine di metri fino a quando si affaccia sul Vajo Invisibile (40°). Qui si sviluppa un’evidente fessura di circa 15 m: superarla in opposizione (consigliabile senza zaino) uscendo in un canalino più appoggiato (sosta su mugo con cordone, IV+, M3, 60°).

Risalire quindi un ultimo pendio con percorso non obbligato fino la vetta, dalla quale in pochi minuti si raggiunge comodamente la Bocchetta dei Fondi (40°). È possibile evitare la fessura proseguendo più facilmente a destra per il Vajo Breve oppure per un canalino ripido ancora più a destra (uscita della variante del Vajo Breve).

Discesa: dalla Bocchetta Fondi scendere lungo il Boale Dei Fondi (sentiero 157) e tornare a Campogrosso seguendo il percorso d’andata (1h 15’). È anche possibile scendere per il bel Vajo delle Caure.

Relazione e immagini fornite da Matthias Stefani.

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