19 Feb STIMULATOR: LA NUOVA ONDA DELL’ALLENAMENTO!
La prima parte del nuovo articolo di Climbsthenics
Gli allenamenti stanno cambiando radicalmente, la scena climb finalmente si sta emancipando ed evolvendo nella direzione giusta, ovvero la metodologia “multistimolare”.
Dall’uscita del nostro Manuale Climbsthenics (edizioni Versante Sud) ad oggi, quindi in un lasso di tempo di circa 2 anni e mezzo, tutte le palestre di arrampicata hanno organizzato degli spazi per allenarsi in stile Calisthenics. Abbiamo altresì formato un Corpo Istruttori specializzati nel Climbsthenics distribuiti in tutta Italia a supporto degli allievi: 2 anni sono relativamente pochi per cambiare e modificare la scena degli allenamenti di uno sport come l’arrampicata, che da un lato ha avuto un’esplosione di praticanti che la concepiscono come una forma di fitness alternativo. L’arrampicata indoor specialmente nelle grandi città è infatti diventata molto popolare e diffusa capillarmente. Per contro la diffusione e commercializzazione di uno sport nato con presupposti radicalmente diversi dal fitness alternativo ha inesorabilmente snaturato la visione elitaria e del retaggio “arrampicata stile di vita” che aveva formato una sub-società molto ristretta che negli anni 80 e parte dei 90 vivevano questo sport come una sorta di comunità esclusiva, dove sostanzialmente la regola e la motivazione di base era “dove sono passato io gli altri o cadono o si appendono”.
Oggi per fortuna o no, questo dipende dalla visione personale, il panorama è nettamente meno competitivo ed esclusivo, anche perché i climbers professionisti hanno raggiunto un tale livello di performance che relega tutta la popolazione verticale in una zona definibile da “amatori” o semplici appassionati. Il divario è diventato abissale. I motivi che hanno enfatizzato questo enorme distacco sono da ricercare esclusivamente negli allenamenti innovativi.
È inutile sostenere che questo è dovuto al fatto che essendoci molta più gente che scala di conseguenza ci sono più possibilità che esca fuori qualche campione: molti climbers e climbers di punta in realtà hanno i genitori o stretti famigliari che scalano e quindi li portavano in falesia o sui massi già a 5-6 anni di età. Quasi tutti vivevano in case dove il papy e la mamy avevano il muretto d’arrampicata in garage o comunque si allenavano nelle palestre.
Sono pochi quelli che provengono da altri sport e che a 16 anni o giù di lì hanno iniziato a scalare diventando dei campioni, la maggior parte ha iniziato da bambini in famiglie di climbers.
Questi campioni hanno quindi avuto la fortuna di formarsi in età adolescenziale per l’arrampicata indoor e outdoor costruendo mente e tendini inox, e nel contempo di vivere direttamente e da protagonisti il cambio generazionale e degli stili di allenamento assorbendone la parte più ” genuina”.
Tutto ciò ha seriamente messo in discussione tutta quella sub-società degli 80 e 90 in particolare quella fascia di climbers old school con un carattere molto egocentrico e che per molti anni effettivamente detenevano una forma di potere e di influenza che rendeva sotto tutti gli aspetti: è logico che vedersi in serie B o serie C dopo anni in serie A per molti è stato un boccone molto amaro da digerire.
Altri hanno reagito in modo positivo portando la loro esperienza a guadagno delle nuove generazioni, diventando eccellenti tracciatori oppure sviluppando sale di arrampicata. Pochi sono diventati allenatori. Mentre in altri sport assistiamo a un numero considerevole di ex-atleti che diventano allenatori, in arrampicata questo passaggio, almeno in Italia, è ridotto al minimo.
Questa circostanza è legata al fatto che gli allenamenti moderni sono estremamente più vasti e articolati, bisogna studiarli nei minimi dettagli e testarli, ma soprattutto il punto fondamentale è che per la maggior parte dei climbers di oggi, essendo molto più “giocherelloni” e molto meno competitivi rispetto a una volta, il potenziale bacino d’utenza incredibilmente si è drasticamente abbassato! Ovvero mentre anni fa gli arrampicatori si allenavano come degli animali e tiravano fino all’ultima fibra disponibile, erano costanti e disciplinati, facevano le schede e scrivevano minuziosamente tutti i risultati degli allenamenti, oggi la maggioranza si limita a fare degli esercizietti di contorno e poi scalano e basta, vogliono divertirsi e non sono in modalità full immersion. Semplicemente praticano un’attività dai connotati molto affascinanti e motivanti ma rimangono fuori dalla logica “devo fare il 9a a tutti i costi”. Una volta era l’ 8a o l’ 8b il grado ambito e quindi tutti i climbers sportivi puntavano a quel traguardo anche percheè potenzialmente era raggiungibile. Se scalavi agevolmente sul 7a+ o 7b a vista o in due- tre tentativi sapevi che potevi approcciare il grado 8 e quindi potevi considerarti un ottimo climber nella comunità sportiva. Oggi ovviamente i gradi top sono talmente alti che a livello inconscio già si parte scoraggiati, cioè “ma chi me lo fa fare di puntare al 9a o 9b che riesco forse sul 7c+/8a in lavorato, dovrei allenarmi come un pazzo e sacrificare molti aspetti della vita quotidiana per…? fare una prestazione che poi magari viene pure sgradata? …ormai lo fanno in molti questo grado, non sarebbe neanche chissà quale soddisfazione, meglio rimanere nella zona di comfort, divertirmi e non sacrificare parti importanti della vita quotidiana..”.
Questa decadence ha quindi portato il grosso del pubblico a realizzare ciò che gli viene semplicemente scalando o con programmi di allenamento che vanno dal blando all’inutile. A dire il vero questo gap è anche dovuto al fatto che la preparazione fisica e l’allenamento a secco in arrampicata sono sempre stati visti come un periodo di carico durante il quale per ovvietà si abbassa la performance, mentre oggi i climbers vogliono tutto e subito ma senza sacrificarsi più di tanto. Quindi giustamente i vecchi sono stati ben alla larga dal fare gli allenatori per il semplice fatto che mancherebbero proprio i clienti, pochissimi hanno una reale motivazione e guardano a traguardi di alto livello tali da giustificare un percorso di almeno 2 o 3 anni di allenamento vero.
Inoltre si aggiunge la scarsa preparazione fisica di base della maggior parte dei praticanti. Lo vediamo ogni settimana quando prepariamo delle schede per nuovi allievi: la scena è a dir poco sconfortante, diciamo che una scheda base adatta a principianti del Calisthenics per i climbers di oggi rappresenta già un super-allenamento!! La verità è che sono proprio indietro a livello fisico, quasi tutti e tutte riescono in mezza scheda e hanno Doms e acido lattico per una settimana!
Parlando professionalmente è un mercato difficile: la gente inizia, poi smette un mese per riprendere, poi smette nuovamente e riprendono…in tutta verità è solo circa il 5% il nostro bacino di utenza che si allena con costanza e disciplina.
Abbiamo voluto tirare un po’ le somme di questi primi anni di Climbsthenics, molto interesse a riguardo ma poca concretezza e ci vorranno altri due anni per avere un test e uno standard verosimile…ma non abbiamo nessuna fretta!!
Nel frattempo proponiamo una delle nostre pubblicazioni che abbraccia tutta la scena dell’allenamento multistimolare, molto mirata per chi vuole raggiungere una preparazione fisica di altissimo livello utile tanto all’Arrampicata che al Calisthenics nella versione Skills, quindi Croce agli Anelli vs Front Lever e pullata in Front Lever che unite insieme rappresentano il top del top dell’allenamento contro la gravità in espressioni di Forza Massima, realizzare questa combinazione sarebbe un po’ come stampare un bel 9a+ di quelli solidi solidi!!
Alla prossima settimana con la spiegazione del metodo!
Climbsthenics
Autore del libro ”Climbsthenics – Calisthenics per climber. Basi, propedeutiche, skill” – Ed. Versante Sud“

